2050: Breve storia del futuro

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L’arte è insieme indice di un’epoca e araldo del cambiamento. Così affermava Jacques Attali in un’intervista di Gerald Vandenberghe lo scorso anno. L’arte ha il potere di spingere al cambiamento in quanto detentrice del passato o, meglio, della visione d’insieme che lo costituisce. Si trasforma, sfrutta i mezzi messi a disposizione dalla propria epoca e spinge a riflettere. Spesso il punto di partenza è un ideale, a volte una tematica di attualità, altre una preoccupazione. Alle volte è il pensiero di uno storico o, come in questo caso, di un economista, che porta gli artisti, in modo più o meno conscio, ad allinearsi con esso.

2050 Breve storia del futuro è il saggio pubblicato da Attali nel 2006 in cui analizzava, in base alla situazione economico-politica, il possibile sviluppo della storia dell’umanità. Dal suo ragionamento nasce una visione del futuro, seppur breve molto intensa, descrivibile attraverso cinque ondate che si susseguiranno fino al 2050, anno della svolta (o forse no): il declino dell’impero americano, un mondo policentrico, l’iperimpero, l’iperconflitto e l’iperdemocrazia.

Pubblicato nuovamente a circa dieci anni di distanza, 2050 ha dato origine anche a una esposizione d’arte contemporanea che ha visto come prima sede il Musées Royaux di Bruxelles, e ora Palazzo Reale a Milano. Visitabile fino al 29 Maggio, la mostra è curata da Pierre-Yves Desaive e Jennifer Beauloye e presenta in otto sezioni cinquanta lavori, più o meno recenti, di quarantasei artisti tra i maggiori esponenti del panorama contemporaneo.

Un percorso che si dipana su più piani, affrontando i concetti espressi da Attali e le tematiche che sono al centro del suo saggio. La prima tappa è rappresentata dalla città di Los Angeles, ultimo dei nove cuori dove ha sede lo sviluppo economico-sociale. In questa sezione si trovano opere, tra le altre, di Chris Burden, Ed Ruscha e Masao Kohmura. Wolfgang Staehle insieme ad Alighiero Boetti e Mona Hatoum sono i custodi del cambiamento geopolitico post 11 Settembre.

Il forte divario tra le due estremità della piramide economica dell’iperimpero, sono ben rappresentati nelle opere di AES+F, Andres Serrano e altri, mentre la divinizzazione della merce e del corpo umano in questo stesso contesto, è messa in evidenza attraverso i lavori di On Kawara, Roman Opalka, Hans Op de Beeck. Inevitabile nel pensiero di Attali il riferimento alle armi di distruzione di massa e alle ideologie religiose estremiste, tematiche riproposte da Gregory Green e Al Farrow che, seguendo il fil rouge tracciato dal francese, porterebbero, dopo l’iperconflitto, al periodo di pace estrema, l’iperdemocrazia, con una visione positiva della vita incarnata dalle opere di Bodys Isek Kingelez, Gonçalo Mabunda e il progetto Little Sun.

Altri e numerosi sono, poi, i contributi a quest’esposizione che raccoglie in sé una proiezione individuale del futuro ma che da origine a un progetto corale. Artisti di diversa estrazione sociale e provenienza, e con esperienze diverse, si incontrano al vertice di questo percorso scoprendo un pensiero comune, a metà tra memento mori e slancio positivo verso un futuro prevedibile ma non determinato.

Bodys-Isek-Kingelez

Bodys Isek Kingelez, Kimbembele Ihunga(detail), 1994, Paper, cardboard and other found materials, 130 x 330 x 210 cm, CAAC, The Pigozzi Collection,Geneva, photos- Marc Halevi © CAAC_The Pigozzi Collection, Geneva

David-LaChapelle,-Gas-Shell,-2012,-C-print-on-dibond,-137-x-222-x-6,5-cm,-Courtesy-Jablonka-Maruani-Mercier-Gallery,-©-David-LaChapelle-Studio,-courtesy-Jablonka-Maruani-Mercier-Gallery

David LaChapelle, Gas Shell, 2012, C-print on dibond, 137 x 222 x 6,5 cm, Courtesy Jablonka Maruani Mercier Gallery, © David LaChapelle Studio, courtesy Jablonka Maruani Mercier Gallery

Hiroshi-Sugimoto,-World-Trade-Center,-1997,-gelatin-silver-print,-149,2-x-111,9-cm,-Hiroshi-Sugimoto.-Courtesy-of-Koyanagi-Gallery-©-Hiroshi-Sugimoto

Hiroshi Sugimoto, World Trade Center, 1997, gelatin silver print, 149,2 x 111,9 cm, Hiroshi Sugimoto. Courtesy of Koyanagi Gallery © Hiroshi Sugimoto. Courtesy of Gallery Koyanagi

Tracey-Snelling,-Mexicalichina,-2011,-Mixed-Media,-137-x-79-x-99-cm,-Courtesy-AEROPLASTICS-contemporary,-Brussels-©-Tracey-Snelling,-courtesy-AEROPLASTICS-contemporary,-Brussels

Tracey Snelling, Mexicalichina, 2011, Mixed Media, 137 x 79 x 99 cm, Courtesy AEROPLASTICS contemporary, Brussels © Tracey Snelling, courtesy AEROPLASTICS contemporary, Brussels

Thu-Van-Tran,-Rainbow-herbicides

Thu Van Tran, Rainbow herbicides, 2014, Graphite on Canson paper, spray can paint, 76 x 111 cm, Courtesy the artist and Meessen De Clercq, Brussels © Philippe De Gobert, courtesy of the artist and the gallery

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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