_ Chiara Fumai, The Book of Evil Spirits

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Lo spazio di waterside contemporary accoglie lo spettatore con un arrangiamento pulito di materiali differenti. Grossi caratteri scuri decorano i muri, componendo semplici parole in italiano: sì, no, arrivederci. L’urgenza d’iniziare una conversazione con lo spettatore, investigando le possibilità del linguaggio, si manifesta fin da subito nella serie di fotografie W.A.R.N.I.N.G (2016), raffigurante delle mani catturate nell’atto di comporre una parola nel linguaggio dei segni. Al centro della stanza tre vetrine racchiudono vecchi merletti, scarpe, una barba finta, parrucche, fogli segnati dalla scrittura, frammenti di fotografie, una tavola Ouija e una sfera di cristallo. Attraverso semplici simboli e segnali, il visitatore è chiamato ad afferrare fin da subito la peculiare singolarità dell’ambiente che sta per esplorare. La prima mostra personale di Chiara Fumai in Regno Unito è paradossale per vocazione, e non sorprende considerando la specifica attitudine di quest’artista, i cui lavori incarnano narrative sovversive nella maniera più onesta e ironica possibile.

The Book of Evil Spirits è un’antologia in un solo lavoro. Le figure, i simboli e le immagini più tipiche della produzione artistica di Fumai sono qui cristallizzate in un’opera singola e singolare, presentata nella forma di un’installazione video espansa. Le scritte sui muri, i foto-collage Photographs of Criminals and Prostitutes I and II (2016), i pochi oggetti ordinatamente arrangiati nelle teche di vetro, non hanno altra funzione se non quella di guidare lo spettatore verso il punto focale della mostra, che è anche la sua conclusione: il video. Tutti gli elementi presenti in mostra sono l’emanazione tangibile dell’apparato immaginativo creato da Fumai per quest’opera video di ventisei minuti. Attraversando quest’anticamera fatta di materiali di scena fintamente impolverati e frasi (apparentemente) prive di significato, entriamo nel mondo di Eusepia Palladino, medium italiana del diciannovesimo secolo, che Fumai (re-)incarna, e la cui voce l’artista usa per evocare oscuri e perduti spiriti femminili. L’opera connette e raccorda le tematiche investigate da Fumai negli ultimi anni, presentando, ancora una volta, alcuni dei personaggi femminili chiamati all’azione dall’artista nel corso della sua carriera.

Il lavoro di Fumai trova le sue origini in una pratica d’appropriazione performativa, d’errata interpretazione e confusione d’identità e soggettività. Sin dal suo debutto nel mondo dell’arte visiva, nel 2007 col video I’m a Junkie, l’artista ha saputo dimostrare la sua capacità di confondere realtà e finzione, mixando narrative e temporalità dissonanti, così da produrre un discorso che è tanto singolare/personale quanto plurale/collettivo. In opere performance-based quali Chiara Fumai Reads Valerie Solanas (2012), Shut Up. Actually, Talk (The world will not explode) (2012) o Moral Exhibition House (2012), Fumai fa suoi le voci e i pensieri di figure storiche marginali, affrontando così questioni relative la posizione del soggetto femminile nella storia e nella contemporaneità. Le personalità tormentate, che l’artista riporta in vita attraverso le sue personificazioni, sono donne estreme e belligeranti, come la giornalista e terrorista Ulrike Mainhof, la storica dell’arte e intellettuale Carla Lonzi, la scrittrice e femminista radicale Valerie Solanas, o la donna barbuta e performer circense del diciannovesimo secolo Annie Jones. Alcune di queste donne fanno la loro comparsa in The Book of Evil Spirits, nella forma di ombre spettrali evocate dall’artista/medium Fumai/Palladino. Questi spiriti cattivi –cattivi giacché fronteggiano e mettono a repentaglio la tranquillità dell’ordine borghese– i cui motti e idee sono recuperati e reinterpretati da Fumai, partecipano alla produzione di un discorso politico nuovo e originale. Agendo come un medium per le parole d’altri, l’artista scava nell’oscurità, protetta dal velo rivelatore del grottesco.

Fumai sceglie l’ironia quale strumento creativo; il suo lavoro trova radici nel precario e sottile confine che divide realtà e finzione, serietà e scherzo. L’esagerata caratterizzazione della maschera è funzionale alla volontà dell’artista di fuggire norma e normalizzazione. Nelle costruzioni performative che danno corpo a The Book of Evil Spirits, Fumai abbandona e sovverte sistematicamente la prima persona singolare, e lo fa usando il linguaggio statico del manifesto o del report scientifico (o pseudo tale) per produrre dichiarazioni mutabili e ambigue. Fumai rifiuta l’immobilismo dato dalla relazione univoca e immutabile di significato e significante, e così facendo la sua pratica investiga nuove ed estreme possibilità dei linguaggi e della comunicazione.

The Book of Evil Spirits, piccola e densa opera/mostra, riassume e commenta alla perfezione il lavoro di Fumai, descrivendone l’ineffabile pluralità, e mettendo in luce ancora una volta l’interesse dell’artista nell’assurdo, quale strumento di trasformazione e rivoluzione di senso.

Chiara Cartuccia


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Chiara Fumai, The Book of Evil Spirit, 2016, still da video, courtesy Waterside Contemporary, London

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Chiara Fumai, The Book of Evil Spirits, Vitrine II, 2016installation, fabric, embroidery on paper, found objects, 150x60x75cm

Chiara Fumai The Book of Evil Spirits waterside contemporary, London January - April 2016 waterside-contemporary.com

Chiara Fumai, The Book of Evil Spirits, Vitrine I, 2016 installation, fabric, embroidery on paper, found objects, 150x60x75cm

Chiara Fumai The Book of Evil Spirits waterside contemporary, London January - April 2016 waterside-contemporary.com

Chiara Fumai, The Book of Evil Spirits,2015, video, HD 26’24”, video still

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Chiara Fumai, The Book of Evil Spirits, Vitrine II, 2016 installation, fabric, embroidery on paper, found objects, 150x60x75cm

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