Un Viaggio nella Storia “A Occhi Aperti”

San Ysidro, California, 1979

Una mostra sulla storia, una mostra sulla vita, una mostra sulla realtà che si può catturare attraverso l’apparecchio fotografico e rendere così l’attimo “eterno”. L’esposizione fotografica A occhi aperti, visitabile presso la Sala delle Arti della Reggia di Venaria fino all’8 febbraio 2015, realizzata grazie alla collaborazione tra Contrasto e Magnum Photos a partire dal libro del direttore de La Stampa, Mario Calabresi, è un racconto per immagini della storia contemporanea, un viaggio attraverso gli occhi aperti dei testimoni che hanno saputo cogliere il momento e intrappolarlo per sempre su di una pellicola.

San Ysidro, California, 1979

San Ysidro, California, 1979. © Alex Webb/Magnum Photos/Contrasto
 

Sala dopo sala le vibranti parole di Calabresi, che ha intervistato i dieci fotografi in mostra, ci portano a conoscenza di quell’essenziale verità che si cela dietro ogni scatto; ogni sala è un tempio in cui è custodito un pezzo di anima a cui i visitatori possono e devono attingere per osservare la storia con lo sguardo dei testimoni. Ci si immerge fino al collo nell’acqua e nei colori che fuoriescono dalle foto di McCurry, ci si perde nella profondità degli occhi della famosa “Ragazza Afghana” e nel suo oriente dai toni accesi e armoniosi che però racchiude fame, povertà e sopravvivenza.

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Romania, 1968. © Josef Koudelka/Magnum Photos/Contrasto
 

Un passo oltre la porta e ci si ritrova faccia a faccia con una popolazione scomoda e affascinante, le foto in bianco e nero di Koudelka mostrano le linee dei volti gitani intenti a suonare i loro violini con devozione e passione, la stessa che portò lo stesso Koudelka a fotografare l’invasione russa a Praga il 21 agosto 1968: reportage che gli costò l’esilio e l’anonimato per vent’anni. Si passa poi agli scatti di McCullin, scatti che tagliano l’anima e cercano umanità tra le pieghe del dolore; come ricorda Calabresi: McCullin voleva “toccare il fondo della sofferenza” e per questo si recò quindici volte in Vietnam, non perse occasione per testimoniare le crisi sociali inglesi ed europee, ripercorse le strade della fame e della povertà fino in Africa, toccante e straziante nello stesso tempo è il ritratto del bambino albino nel Biafra.

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Rajasthan, India, 1983. © Steve McCurry/Magnum Photos/Contrasto
 

Seguono poi i reportage delle rivoluzioni in Medio Oriente di Abbas, l’America poeticamente ironica e talvolta grottesca vista attraverso le immagini di Erwitt, i toni caldi e accesi delle foto di Webb, ed ancora lo stupore racchiuso negli scatti di Basilico e la coscienza di esserci che trapela dalle immagini di Pellerin. La mostra prosegue con gli scatti dal taglio storico e antropologico di Salgado che mostra la cultura aborigena in tutta la sua bellezza e la natura in tutto il suo incanto, per terminare con Fusco e le sue immagini scattate dal finestrino del Funeral Train, che portò la salma di Bob Kennedy da New York al cimitero di Arlington in Virginia: il ritratto di un’America in lutto. Questa mostra è un’immersione in apnea nel dolore della storia da cui si riemerge con occhi nuovi: gli occhi bene aperti di chi “ha incontrato la storia e ha saputo riconoscerla”.

A OCCHI APERTI
Sala delle Arti della Reggia di Venaria
26 luglio 2014 – 8 febbraio 2015
www.lavenaria.it

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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