Adrian Paci: un artista in transito

Immigrazione, lavoro e continuo movimento come metafora della condizione umana: sono queste le tematiche principali della mostra di Adrian Paci “Vite in transito” presente presso il PAC – Padiglione di Arte Contemporanea di Milano fino a lunedì 6 gennaio 2014.

Centro di permanenza temporanea, Adrian Paci, 2007
 

Le opere in mostra, siano esse pittoriche, fotografiche o cinematografiche, prodotte tra la metà degli anni Novanta e oggi, sono l’esatta rappresentazione della volontà di Paci di comprendere e raccontare i fatti del presente. Fin dall’inizio il percorso dell’artista si è infatti focalizzato sulle trasformazioni politiche e umane avvenute soprattutto nell’ex blocco sovietico dopo il crollo del Muro di Berlino. Tuttavia, la ricerca artistica di Paci oltrepassa i confini della storia per rivolgere l’attenzione a tematiche universali, ponendo al centro dei suoi lavori la figura umana e i suoi gesti rituali e sociali, come per esempio quello di stringere la mano.
Due opere presenti presenti in mostra al PAC meritano un’attenzione particolare. Nell’opera The Column si parla di spostamenti e di confronto tra culture. Il video descrive l’estrazione di un blocco di marmo da una cava cinese e la successiva trasformazione. La sua fabbricazione avviene in mare per mano di operai che viaggiano all’interno di una nave-officina e il viaggio da Oriente ad Occidente si conclude idealmente all’interno dell’ambiente museale, dov’ è possibile ammirare il risultato del percorso: la colonna lavorata in stile classico. Il video solleva interrogativi che riguardano il concetto di autenticità culturale e la modalità di trasmissione di prodotti e idee, e avanza una metafora sull’esistenza, che vede l’arco vitale come un continuo cambiamento.

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The Column, Adrian Paci, 2013
 

Centro di permanenza temporanea è un video ambientato all’aereoporto di San Josè, in California, che riprende alcuni immigrati in attesa di essere rimpatriati su quella che sembrerebbe essere la scala di un aereo. Lentamente, le scale si riempiono di persone, uomini e donne, ma l’aereo, che tarda ad arrivare, in realtà nell’opera non c’è. Il senso di sospensione, di attesa, d’immobilità e di speranza è evidente e propone una riflessione sui temi dell’immigrazione, dell’accoglienza e della geopolitica.
Le vicende che hanno riguardato i Paesi Balcanici, e in particolare l’Albania, terra d’origine dell’artista, sono al centro del suo modo di operare. È attraverso storie umane vere e a lui familiari che Paci riesce a trarre il significato della vita stessa, toccando i sentimenti più profondi.

Tra le prime opere di Paci, è il video After the wall there are some walls, nel quale l’artista attraversa il canale di Otranto con una piccola barca, raccogliendo acqua di mare con una tanica, ricordando le migrazioni dei suoi concittadini a bordo di tante imbarcazioni di fortuna. Le immagini vengono poi proiettate su una parete con appese delle taniche piene d’acqua, riuscendo a far intendere la separazione storico geografica dall’evento, e riproponendosi il tentativo di annullarla.
Adrian Paci ha dato vita anche a una serie di lavori che hanno saputo interpretare la continuità tra la dimensione interiore e i luoghi lasciati, suscitando un profondo senso di nostalgia. Con la serie Back Home ad esempio mette in relazione ritratti fotografici personali e di gruppo, eseguiti in studio, su un fondale rappresentante i loro luoghi d’origine, facendo dialogare così passato e presente.

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Centro di permanenza temporanea, Adrian Paci, 2007
 
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Eleonora Gargantini

Una Laurea Magistrale in Storia dell'Arte in tasca e la necessità di mettere nero su bianco la mia creatività mi hanno portata a scrivere su Juliet Art Magazine e su altre riviste on-line riguardanti il settore artistico. Amante degli aspetti semplici, ma non banali della vita, cerco il sublime in un cielo plumbeo prima di un temporale estivo, e non so resistere alla dolcezza di una crostata alla marmellata di mirtilli.

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