Adrián Villar Rojas – “Today We Reboot the Planet”

4_Installation view 2013 Jorg Baumann

Ha chiuso il 10 novembre scorso, ma è stato uno degli interventi site-specific più interessanti della recente scena artistica londinese e, mi permetto di aggiungere, attuale. Dopo dOCUMENTA(13) a Kassel, dopo aver rappresentato il suo paese natale durante la 54a Biennale di Venezia e dopo la monumentale installazione ai Jardin des Tuileries di Parigi, l’artista approda per la prima volta nel Regno Unito, con una personale che lo vede protagonista insieme a Zaha Hadid, l’architetto anglo-irachena che ha progettato la nuova Serpentine Sackler Gallery.

4_Installation view 2013 Jorg Baumann

Adrián Villar Rojas: “Today We Reboot the Planet”. Installation view  © 2013 Jörg Baumann.
 

Adrián Villar Rojas è entrato nello spazio della ex polveriera ottocentesca e lo ha totalmente ricreato servendosi di materiali piuttosto semplici, quasi esclusivamente fango, argilla e mattoni. Prosegue quindi la sua sperimentazione materica, mettendone volontariamente alla prova i limiti: il deterioramento stesso della creta, infatti, è parte significativa della processo creativo e quindi dell’opera finale. Così ha spiegato l’artista durante un’intervista in occasione dell’inaugurazione: “Il modo in cui usiamo l’argilla è super -sperimentale: perché il materiale è troppo fragile, perché i singoli pezzi sono difficili da trasportare, perché si stanno crepando e il loro deterioramento avviene in modo del tutto sproporzionato. Non sono io a infrangere l’argilla per ottenere le crepe. Si formano e basta.” (Adrián Villar Rojas, “The Guardian”, Settembre 2013)

2_Installation view.Serpentine Sackler Gallery.Today We Reboot the Planet.photo Getty ImagesInstallation view, Serpentine Sackler Gallery, London, Adrián Villar Rojas, Today We Reboot the Planet, photo: Getty Images.
 

Il messaggio giunge forte e chiaro sin dal titolo: riavviamo un mondo che si è fermato. Il Pianeta costruito da Villar Rojas è un luogo decadente, arido, in cui il tempo sembra essersi cristallizzato. Come una “Pompei contemporanea” – mi spiegano le mediatrici culturali – le sculture che la popolano appaiono come reliquie, fossili, resti di una cultura a noi familiare, quella dell’Occidente moderno.
L’artista trentatreenne offre una proiezione futura del nostro mondo attraverso i miti che hanno segnato la sua generazione: riconosciamo infatti immediatamente il corpo mummificato di Kurt Cobain, le macerie del David di Michelangelo; i frammenti di putti rinascimentali sono accostati a quelli dei personaggi dei fumetti. Lo spazio dialoga insomma con l’immaginazione dell’artista, la cultura popolare in cui è cresciuto, la sua musica preferita, la storia dell’arte. I suoi personaggi diventano icone, simboli e il risultato è fantascientifico, nonché drammatico.

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Adrián Villar Rojas: “Today We Reboot the Planet”. Installation view  © 2013 Jörg Baumann.
 

Il presagio di un futuro arido e polveroso s’insinua tra le sculture: la loro precarietà si riflette sulla nostra condizione odierna. Villar Rojas reinventa l’architettura della Serpentine Sackler Gallery e traendo ispirazione dalla sua struttura originaria in mattoni, propone la sua versione. Il pavimento è interamente ricoperto di piccoli mattoni sconnessi, dissestati. A ogni passo corrisponde il crepitio di quei cocci così rovinosamente instabili. A sostenere l’intera struttura un elefante fatiscente, monumentale, eseguito a dimensioni reali.

1_The New Serpentine Sackler Galler designed by Zaha HadidThe New Serpentine Sackler Gallery in Kensington Garden, London, designed by Zaha Hadid.
 

Quest’installazione site-specific è un punto di congiunzione tra Regno Unito e Argentina, tra la nuova Serpentine e un’antica fornace-laboratorio di Rosario, luogo di sperimentazione del giovane artista. I metodi tradizionali si uniscono alla novità ed è proprio questa forte componente artigianale a spingere l’artista a riutilizzare materiali semplici come la creta e a tornare alla scultura come mezzo formale di ricerca, inventando un modo simbolico a noi familiare.

Francesca Vason

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