Public and Confidential. Agostino Iacurci

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Public and Confidential, presentato dalla galleria Wunderkammern di Roma, è un progetto artistico che indaga il tema dell’individualità tra sfera privata e pubblica. Cinque artisti sono stati invitati a confrontarsi con l’intimità all’interno dello spazio espositivo e con interventi site-specific in luoghi pubblici.  Dan Witz, Alexis Rero, Agostino Iacurci, Aakash Nihalani e Jef Aerosol sono i protagonisti che tra settembre 2013 e giungo 2014 investono le strade e i muri della città di Roma. Abbiamo deciso d’incontrarli, il primo è Agostino Iacurci.

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Agostino Iacurci, Zero Infinito. Credits Wunderkammern e Giorgio Coen Cagli
 

Agostino passa dal muro alla carta e dalla carta la muro. Come funziona? Cosa cambia? E’ solo una questione di dimensione e materiali, o cambia anche la percezione di quella che sarà l’audience dei tuoi lavori?
Naturalmente ogni progetto è differente e impone il confronto con variabili differenti: idee, energie, ambizioni e limiti. Non è solo una questione di media, per me questo vale anche quando passo da un muro all’altro o da una serie di quadri a un nuovo disegno. Non so quanto cambi il pubblico, sicuramente cambia la percezione dei lavori essendo essi nuovi e differenti. Al di là di dimensioni e materiali, cambiando il contesto cambiano le domande, sia quelle attraverso cui il lavoro interroga gli spazi e lo spettatore, sia quelle che lo spettatore si pone e mi pone.

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Agostino Iacurci, Zero Infinito. Credits Wunderkammern e Giorgio Coen Cagli
 

Le tue opere sono colorate e sognanti, rimandando a immagini dell’infanzia, ma allo stesso tempo anche  nostalgiche e rivestite di humor nero. Una sorta di tragicomica dai colori pastello, è così che tu vedi il mondo?
Sicuramente nei miei lavori cerco d’inserire una mia visione della realtà, in cui ci sono anche i tratti da te individuati, da un lato il riferimento al mondo dell’infanzia, di cui mi affascina la capacità – per dirla con Homer Simpson – di “credere nelle cose”, dall’altro un atteggiamento quasi disincantato a fargli da contraltare. In generale m’interessano i paradossi per la loro portata di contraddittorietà ma allo stesso tempo di logica rigorosa capace di mettere in crisi le più solide certezze. Fragilità dei sistemi di senso, equilibri instabili, nessi imprevisti, sono anche alla base dell’ironia, che è una chiave di lettura della realtà che mi affascina molto.

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Agostino Iacurci, Zero Infinito. Credits Wunderkammern e Giorgio Coen Cagli
 

Hai lavorato anche nel Carcere di Rebibbia, che tipo d’esperienza è stata? Consideri la tua come un’arte sociale?
Lavorare con altre persone è sempre una grande sfida, quando poi si tratta di farlo in realtà complesse come quelle del carcere, le dinamiche del lavoro e le emozioni assumono traiettorie assolutamente imprevedibili. E’ stata un esperienza molto intensa, anche perchè siamo intervenuti su dei muri che sono tutto ciò che alcune centinaia di persone vedono, a meno che non volgano gli occhi al cielo, durante le loro ore all’aria aperta. In un certo senso, nei limiti della dimensione effimera dell’intervento, si è trattato di ridisegnare arbitrariamente il paesaggio di persone completamente diverse tra loro, ciascuna con una propria idea e un proprio immaginario. Per questo abbiamo sperimentato un modello di coinvolgimento di tutti i collaboratori sin dalla fase d’ideazione, per tentare d’inserire delle tracce delle loro idee.
Per quanto riguarda l’arte sociale, non sono un fanatico della definizione e non so fino a che punto valga per progetti come quelli di Rebibbia o per il muralismo contemporaneo in generale. Parlerei piuttosto di «arte socievole»: l’unica certezza è che in progetti del genere s’instaurano molte e diverse relazioni, si creano amicizie e inimicizie, si attivano scambi e dialoghi su molti livelli. Credo che questa, al di là delle definizioni, sia la parte più interessante.

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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