Ai Weiwei. On the Table

New York Photographs, 1983–1993. Profile of Duchamp, Sunflower Seeds. 1983 © Ai Weiwei -

Fino al primo Febbraio 2015 al Palazzo Virreina di Barcellona si potrà visitare gratuitamente un’esposizione dedicata all’opera dell’artista Ai Wei Wei. La mostra si intitola On the table. Ai Weiwei titolo ispirato da uno degli oggetti site specific, ovvero la sua immensa scrivania sulla quale ha lavorato per molto tempo nel suo studio di Pechino. Ai Weiwei è conosciuto soprattutto per essere un dissidente del governo cinese e per essere stato uno dei fondatori del gruppo artistico Stars (1979), fondato con lo scopo di allontanarsi dall’arte ufficiale del paese e quindi dallo stile del realismo socialista d’influenza sovietica, movimento culturale che si opponeva ai principi della Rivoluzione Culturale Cinese.

La prima parte dell’esposizione New York Photographs 1983-1993 documenta gli anni in cui Weiwei lascia la Cina a causa dell’inasprirsi della situazione politica e si trasferisce a New York dove incontra gli esponenti della Beat Generation come lo scrittore Allen Ginsberg o il fotografo Robert Frank. È qui dove si lascia affascinare dall’arte occidentale e in particolare dalla poetica concettuale di Marcel Duchamp e dal lavoro di Andy Warhol a cui rende tributo nella sua produzione. Lo testimoniano ad esempio Hanging man, un objets trouves che rende omaggio all’artista francese facendo di una cruccia il suo profilo o Suitcase for bachelor, una valigetta pensata per i single, mentre The Beijing Andy Warhol è un autoritratto di Weiwei dove compare una foto di Warhol a sua volta in un autoritratto. Come suggeriscono queste opere, il readymade è un tratto della articolata produzione di Weiwei e lo stesso percorso espositivo tende a sottolinearlo. Uno di questi oggetti re-inventati è Coca Cola Vase, un vaso di ceramica della dinastia Han sul quale è disegnato il logo della più famosa bibita americana. Oltre a testimoniare l’uso che Weiwei fa del readymade, si tratta di un’opera che permette di analizzare il difficile rapporto tra la memoria storica e il consumismo di una economia capitalistica, tema costante nella poetica dell’artista che si evidenzia durante tutto l’arco temporale della sua produzione artistica. Ne sono un esempio Map of China (2008), una scultura formata da assi di legno che fecero parte di templi antichi appartenuti alla dinastia Qing, distrutti dal governo cinese per promuovere l’immagine del nuovo, ovvero l’immagine della società capitalistica occidentale. Questo nuovo impiego dei materiali è presente anche in Template, il progetto con il quale partecipò a Documenta 12 (2007), nel quale vennero utilizzati resti (porte e finestre) dei templi Ming e Qing distrutti dal governo cinese, dimenticando la loro funzione volta a testimoniare la memoria del popolo cinese.

La seconda parte della mostra è dedicata al rientro di Ai Weiwei in patria a metà degli anni novanta con una serie di fotografie intitolate Beijing Photographs che mostrano quanto Weiwei venne apprezzato da tutta la generazione artistica posteriore al suo esilio, ricordata con queste istantanee di vita quotidiana che li ritrae mentre parlano, mentre mangiano allo stesso tavolo o passeggiano in un giardino. È questo il periodo di Coca Cola Vase e della più famosa Dropping a Hun Dynasty Urn, un trittico di fotografie nelle quali lo stesso Weiwei rompe un vaso di porcellana cinese, simbolo della tradizione cinese (e perché no anche dell’idea tradizionale dell’arte come forma artigianale) che si frantuma davanti alla presunta indifferenza dell’artista che sceglie di liberarsene. Si tratta già di un momento maturo della sua produzione dove affina i motivi essenziali della sua visione artistica e si cimenta nelle sue prime opere architettoniche come ad esempio la progettazione del suo studio, il Fake Design. 258 Studio Model è il progetto con il quale pensa di costruire la sua residenza d’artista ma il fatto curioso è che l’idea nasca dopo aver letto Ludwig Wittgenstein, il filosofo austriaco che senza nessuna nozione di architettura disegnò e costruì la casa della sorella a Vienna.

Souvenir from Beijing e Provisional Landscapes affermano la continuità tematica nell’opera di Weiwei, sempre attenta al rapporto problematico che intercorre tra la memoria tradizionale e il progresso capitalistico, guardando in particolare alla Cina degli ultimi decenni. Analogamente al caso della porcellana tradizionale che si rompe sotto il fracasso dell’industria capitalista, anche in questo caso le fotografie di Weiwei mettono in evidenza a quale caro prezzo la civiltà cinese stia pagando il suo progresso. La moneta di scambio è la memoria storica che oggi si può solo rintracciare nelle rovine di antichi palazzi, mentre il paesaggio muta completamente per fare di Pechino una delle città simbolo del capitalismo globale. La stessa denuncia compare anche in un documentario intitolato Box Your Ears in grado di testimoniare le conseguenze drammatiche di un sistema economico capitalistico preso a modello dal governo cinese. Questo video fu pensato da Weiwei per ricordare le vittime colpite dal terremoto del 12 maggio 2008 nella provincia cinese di Sichuan e denunciare l’azione del governo popolare mosso solo dall’interesse speculativo che l’edilizia offriva. Le vittime furono per lo più bambini e bambine che si trovavano in questi nuovi edifici adibite a scuole e pensati per il rinnovamento urbano. Ai Weiwei gli dedica anche Straight, un’installazione con cui partecipa alla Biennale di Venezia del 2013 e che venne composta con grandi barre d’armatura recuperate dal crollo delle scuole.

La terza parte dell’esposizione è forse quella che il pubblico conoscerà di più e grazie alla quale Weiwei è diventato famoso con il suo gesto provocatorio del dito medio alzato: Study of Perspective, 1995-2001 è una serie di fotografie nelle quali lo stesso Weiwei compare solo con il suo dito medio alzato davanti a monumenti simbolo di diverse città del mondo: la Tour Eiffel a Parigi, la Sagrada Familia a Barcellona, il Colosseo a Roma e così via. L’atto di fotografarsi davanti a tali monumenti culturali rappresenta infatti una provocazione a quello che convenzionalmente viene definito opera d’arte. Proseguendo in questa sezione finale incontriamo anche un video che racconta la preparazione dell’installazione pensata per la Tate Modern nel 2010, The making of Sunflower Seeds dove le riprese mostrano come i semi di girasole venissero prodotti uno ad uno utilizzando tecniche cinesi artigianali. Weiwei allude ancora una volta al difficile rapporto che s’instaura tra la tradizione e la modernità. I semi di girasole riprodotti in ceramica rappresentano l’ozio, oltre che essere l’elemento alimentare più economico nel periodo di povertà della Rivoluzione Culturale Cinese. Tuttavia, Sunflower Seeds e la miriade di semi che la compongono rappresentano un altro motivo nella visione artistica di Weiwei che ancora non è stato affrontato: l’affermazione dell’individualità e del singolo in una società che impone l’omologazione e il controllo. L’individuo infatti è controllato, come ricorda Surveillance Camera, un apparato di vigilanza fatto di pietra, probabilmente per denunciare il peso di questo aspetto di controllo nelle nostre società democratiche. Oppure Weiweicam, un progetto video al quale lo stesso Weiwei si è sottoposto registrandosi nel suo studio in un video di quarantasei ore. Un altro esempio di questa poetica è offerto dall’Esposizione Universale di Shanghai: per l’occasione, la famosa sirenetta di Copenaghen venne momentaneamente spedita in Cina e fu per questo che il governo della Danimarca invitò Weiwei a produrre qualcosa che potesse stare al suo posto. Ironicamente, l’artista mise nel luogo che normalmente occupa la sirenetta uno schermo-video sul quale si proiettava la sua immagine ripresa in diretta da una telecamera a Shanghai.

La mostra si conclude con la grande scrivania di Weiwei che ha inspirato il titolo dell’esposizione. La presenza di questo tavolo di lavoro artistico evoca l’assenza forzata dell’artista che si trova a Pechino ma senza un passaporto che gli permetta di lasciare la Cina. Un ultimo invito a chi si vuole sedere per problematizzare le aporie della nostra società, che nell’arte di Weiwei trovano la loro eco. Infatti, la relazione tra il sistema economico capitalista e il ruolo della tradizione storica è una chiave di lettura che Weiwei offre al suo pubblico non solo per leggere la sua opera ma anche la società contemporanea. Potremmo infine sottolineare come la sua intenzione artistica non possa essere chiaramente distinta dal suo impegno politico volto a denunciare la soppressione dei diritti civili, soprattutto nella Cina contemporanea.

Sonia Rezzonico

On the Table. Ai Weiwei
La Verreina. Centre de la Imatge
Barcelona
05.11.2014-01.02.2015

New York Photographs, 1983–1993. Profile of Duchamp, Sunflower Seeds. 1983 © Ai Weiwei -

New York Photographs, 1983–1993. Profile of Duchamp, Sunflower Seeds. 1983 © Ai Weiwei

Study of Perspective, 1995–2011, 2014 © Ai Weiwei

Study of Perspective, 1995–2011, 2014 © Ai Weiwei

Beijing Photographs, 1993–2001. Han Dynasty urn for sale outside of the city wall of Xi’an. 1995 © Ai Wei Wei

Beijing Photographs, 1993–2001. Han Dynasty urn for sale outside of the city wall of Xi’an. 1995 © Ai Wei Wei

He Xie, 2011 © Ai Weiwei

He Xie, 2011 © Ai Weiwei

Map of China, 2004 © Ai Weiwei

Map of China, 2004 © Ai Weiwei

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1 Comment

  1. Mi piacerebbe molto visitare questa mostra. Purtroppo per me che Barcellona non è proprio dietro l’angolo….

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