Sul sublime, sulla concentrazione e sulla leggerezza.
 Alessandro Moroni da Dimora Artica

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Se nel 1948, il sublime si concretizzava nell’assoluto ed era composto dalla stessa materia di cui sono composti i nostri sentimenti, come affermava Barnett Newman nel suo The Sublime is now, oggi rimarrebbe da chiederci cosa è il sublime nel contemporaneo. Quali sono i materiali che costituiscono le fondamenta e le strutture delle nostre cattedrali contemporanee? Dove si trova, oggi, il sublime?

Alessandro Moroni nella sua prima mostra personale Garagesublime, sembra porsi queste domande, affidando la risposta allo stesso Newman o meglio a una sua reiterata citazione, che letta da Google Translate e modificata con GarageBand, (uno dei software più diffusi per la manipolazione dei suoni) avvolge tutto lo spazio espositivo. Il visitatore è accolto da una morbida distesa di piastrelle color verde acqua, sulle quali, a fungere da tenda, poggia un delicato tessuto stampato, che con un leggero, quasi impercettibile, gradiente colorato trasforma e rende palpabile l’atmosfera di concentrazione e distensione dell’intera installazione. Al piano superiore due sedute. Semplici, minimali e confortevoli nell’estetica e nella fruizione. Le prime, forse, a rendere uno spazio così difficile, piacevolmente godibile.

La risposta di Moroni alla nostra domanda sul sublime contemporaneo sembra essere una sola: la concentrazione. Soprattutto quella che si riscopre fruendo la mostra in solitaria. Il morbido pavimento del piano inferiore riconsegna ai sensi e alla percezione tattile l’importanza all’interno della formulazione del giudizio. In un’installazione che, attraverso il coinvolgimento di quasi tutti i sensi ribadisce un’esplicita visione del sublime, che trova appunto forma e materializzazione “concreta” nella concentrazione, troppo spesso perduta o millantata. “Bisognerebbe comporre una musica d’arredamento che conglobasse i rumori dell’ambiente in cui viene diffusa, che ne tenesse conto. Dovrebbe essere melodiosa, in maniera da addolcire il suono metallico dei coltelli e delle forchette senza troppo imporsi, però, senza volervisi sovrapporre. Riempirebbe i silenzi, a volte pesanti, tra i commensali. Risparmierebbe il solito scambio di banalità. Neutralizzerebbe allo stesso tempo i rumori della strada che penetrano indiscreti all’interno.”

Erik Satie non voleva la concentrazione, auspicava il suo contrario, ma il pubblico non era d’accordo e si sedeva lo stesso ad ascoltare la sua musica d’arredamento. Erano i primi anni del ‘900 quando, in un’ottica avanguardista, si auspicava una rottura con gli schemi e i dogmi prefissati. Oggi, nel 2016, ogni tipo di concentrazione sembra essere distratta, sottovalutata, perduta. A riempire vuoti e silenzi imbarazzanti l’unica soluzione pare essere il contenuto, che con la sua sola presenza, all’interno della ricerca artistica, come nel caso di Alessandro Moroni, ribadisce l’importanza di un’arte che si fa portatrice di stimoli e riflessioni a cavallo tra attualità ed estetica. Senza quegli “occhiali nostalgici della storia” di cui parla Newman, senza il loro filtro, anacronistico e altisonante, troppo spesso abusato, potremmo vedere le nostre nuove cattedrali, quelle costituite dal puro e semplice sentire e potremmo tornare a concentrarci sulle reali qualità di un lavoro artistico o di un semplice processo cognitivo.

Che la miglior critica, o la più efficace, sia quella che muove i suoi primi passi dall’interno del sistema è cosa nota. Ciò che stupisce è la sobria lucidità con la quale, un giovanissimo artista come Alessandro Moroni, dimostra consapevolezza e distacco da ciò che lo circonda affrontando temi importanti e riuscendo a formalizzarli con una piacevole leggerezza, non perdendo mai di vista una ricerca che non abbia alcuna pretesa se non quella di essere contenutisticamente valida.

Garagesublime, Alessandro Moroni
dal 15 aprile al 12 maggio 2016
DIMORA ARTICA, via Matteo Maria Boiardo 11 – Milano

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Alessandro Moroni – Garagesublime, vista dell’installazione, Dimora Artica Milano.

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Alessandro Moroni – Garagesublime, vista dell’installazione, Dimora Artica Milano.

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Alessandro Moroni – Garagesublime, vista dell’installazione, Dimora Artica Milano.

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Alessandro Moroni – Garagesublime, vista dell’installazione, Dimora Artica Milano.

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Alberta Romano

Alberta Romano (Pescara, 1991) è laureata in Storia dell'Arte all'Università di Roma la Sapienza e in Pratiche Curatoriali presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Vive a Milano dove lavora come curatrice stabile per t-space, social-media manager di Artshell e contributor per Juliet Art Magazine. E' tra gli studenti di CAMPO16, il master curatoriale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e ha precedentemente collaborato come assistente per la Galleria Chert di Berlino, per Claudio Guenzani e per Viafarini DOCVA a Milano.

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