Alessandro Roma. A Vivid Dream. Il sogno ci può salvare?

Senza titolo-1 copia

La galleria Yamamoto Keiko Roichaix ospita la personale di Alessandro Roma (b.1977, Milano) che, in dialogo con lo spazio espositivo e il vibrante contesto socio-culturale londinese, ci trasporta oltre i limiti del visibile attraverso i ritmi della reverie, come sottolinea Marina Dacci, curatrice della mostra.  Nelle opera di Alessandro Roma, il sogno è una condizione del presente che consente di guardare alla realtà oltre l’orizzonte tangibile, per aprirsi ad un scenario tanto vitale quanto conturbante, ricco di sfumature, pieghe e riflessioni. La domanda provocatoria che l’artista pone allo spettatore, interroga il potere dei sogni, così intesi per il loro valore laterale, seguendo il flusso  ondivago del pensiero, tra affioramenti e nascondimenti, intuizioni e grafie che trasmutano l’ordine apparente delle cose oltre la superficie, per inaugurare uno scenario della vita nel suo fluire. Alessandro Roma recupera una dimensione del sogno oltre il binomio luce e ombra, che si rivela nelle sue sfumature vitali e nelle curvature del pensiero, che acquistano un valore materico, come ben sottolineato dall’impronta pittorica dei suoi lavori, che lo avvicinano al fervore e ai timbri cromatici di Van Gogh, inseguendone i ritmi incalzanti e tumultuosi, in quella che Marina Dacci definisce una “mimesi della mente, non della forma”.

In galleria, le opere di Alessandro Roma ripercorrono le forme più arcane del pensiero, come in un antro di visioni archetipe che, inseguendo la forza alchemica e trasmutativa della materia, si riverberano nelle diverse pratiche artistiche senza limiti di forma, creando un circuito di riferimenti tra pittura, scultura, grafica, disegno e scrittura. Seguendo i ritmi del pensiero dell’artista, l’intera mostra si presenta come un complesso di forme, accumulazioni e differenze, che materializzano il sogno. L’invito ad entrare la dimensione della reverie, è accentuato dall’allestimento previsto in galleria, in cui la parete che accoglie lo spettatore, rivestita da tessuti in cui si ripetono pattern ed illusioni ottiche, svela la natura scenica della mostra, inaugurando il campo non solo percettivo ma cerebrale dei sogni. Come i cerchi ottici seguono il  fluire ondivago del pensiero, così lo spettatore è invitato a circumnavigare attorno alla forza catalizzante della scultura in ceramica, Untitled, 2016, che interroga il pieno e il vuoto della materia visibile, per insistere sul potenziale creativo dell’immaginazione, svelandone una nuova sostanza. Come una breccia nel modo di percepire la materia,  il lavoro di Alessandro Roma si apre alla pittura con la serie di dipinti quali Staring at the surface of the moon, 2015, Unfolding the Landscape, 2017, The skin of the tree trunk, 2017, che immaginano lo sconfinamento  tra l’esperienza dell’ uomo e il paesaggio: se nel primo dipinto la figura del vaso si ripete, decostruendo i piani prospettici, rivelando così una fusione tra interno ed esterno, cornice e paesaggio, nel secondo dipinto la scomposizione della prospettiva segue una logica diversa, pensata attraverso le curvature del concavo e del convesso, suggerite dai ritmi vividi della natura, accentuate  dalla linea della linfa delle foglie, che si accumulano in un paesaggio collinare. Nel terzo dipinto, le superfici della visione si compenetrano come un tessuto non armónico, ma asimmetrico, in cui l’artista muove verso la sperimentazione grafica, materica e coloristica.

La metafora dello svelamento si ripete nell’installazione che copre lo spazio dell’immaginazione evocato dai libri d’artista, pensato come un drappeggio di seta stampato. Sfogliando tra le pagine di The world of the shy drawings, 2017, Myself included, 2017, and The vivid dream, 2017, i sogni, le immaginazioni e le visioni dell’artista si accavallano, susseguondosi in un ritmo incalzante, tra l’apparizione e il figurale. Se nel primo libro d’artista, la traccia grafica esplora l’espressività del colore e i timbri cromatici nel loro divenire, nel secondo, l’ego artistico di Alessandro Roma si riflette autobiograficamente tra le pagine del libro, trovandosi nello spazio della riverie, oltre il tempo e lo spazio fisici, in cui affiorano immagini, definite o solamente abbozzate. In A Vivid Dream, l’esperienza del sogno diventa oggetto, dell’esperienza, come un manufatto tangibile in cui l’artista incastona materiali diversi, interrogando l’intuizione del sogno, espresso attraverso il tratto grafico e il ritmo del colore nel suo divenire.

Nell’ultima sala, l’artista ci conduce in un antro in cui il sogno si traduce in un’esperienza archetipa, acquistando simultaneamente valenza materica e mentale. Nelle opere pittoriche Untitled, 2016-2017, la materia dei sogni sembra seguire una trasformazione alchemica e metamorfica attraverso elementi quali la ceramica, il bronzo, e il gesso, pensando una foresta del fare artistico. Alessandro Roma, recuperando la vivacità del divenire, ci conduce verso una dimensione perduta del sogno, capace di inseguire l’ignoto, trovandone un’accezione positiva. Nelle sue opera, l’ignoto appare sotto una nuova luce.

Info:

Alessandro Roma. A vivid dream. Can dreaming save us?
13 settembre – 7 dicembre 2017
Yamamoto Keiko Roichaix
19 Goulston St, London E1 7TP, Regno Unito

4.Cover The vivid dream,2107 25x41cm

Alessandro Roma, Cover The vivid dream, 2017, artist’s book

3.Untitled 2016, ceramic, 45cm h x30cm diamAlessandro Roma, Untitled, 2016, ceramic

1.Staring the surface of the moon, 2015 oil on canvas 150x122cm copiaAlessandro Roma, Staring the surface of the moon, 2015, oil on canvas

The following two tabs change content below.
è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

Rispondi