Alicja Kwade: monologo dall’undicesimo piano

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Alla mostra personale di Alicja Kwade’s (b. 1979) negli spazi della Haus am Waldse, tutto sembra possibile. Una miriade di oggetti saturi di un’aura da Alice nel Paese delle Meraviglie, a sposarsi in perfezione negli ambienti installati. Haus am Waldsee è uno spazio poco fuori Berlino, circondato da una natura idilliaca, che ospita mostre ed eventi dal 1946. Questo è il luogo che l’artista Polacca insediata a Berlino ha potuto cambiare liberamente in occasione della sua personale. Kwade ha lavorato con una varietà di tecniche durante la sua carriera, ma è nota soprattutto per le installazioni e i lavori scultorei, che spesso incorporano materiali semplici, quotidiani. Gioca con le percezioni mentali, le ripetizioni, con l’esperienza fisica del corpo nello spazio e usa spesso nel suo lavoro doppioni imperfetti, immagini riflesse ed elementi che provengono dalle scienze. Le sue opere possono sembrare piuttosto semplici a prima vista, lucide e coerenti nella loro estetica. Appaiono come gli antenati perduti della minimal, sebbene siano più calde e non così stilizzate e ripetitive. Tutte queste cose sarebbero vere se giudicassimo le opere basandoci solo sulla loro apparenza fisica, ma ogni oggetto esposto affronta domande diverse, che si muovo dall’astrofisica alla filosofia, e sono nel loro nucleo tutt’altro oltre che interessanti da osservare. Con l’utilizzo di mezzi semplici, l’artista cerca di svelare gli strati della realtà, rimanendo al contempo ironica, assurda e mai arida. Come punto di partenza, l’artista si pone le domande che sono alla base della filosofia: come è nato l’universo? Ci sono mondi paralleli? Che cos’è il tempo? Cosa la realtà? Cos’è l’illusione? E cosa la verità? A queste non da mai risposte complete, ma gioca con le nostre ipotesi di conoscenza, con ciò che ancora sentiamo mancare. Mette le percezioni a testa in giù, a volte letteralmente, come nella scultura di una porta in legno, a spirale, che gira intorno al suo asse verticale (Eadem Mutata Resurgo 3 (trasformato, risorgo nuovamente come me stesso), 2013). è la versione reale di un dipinto di Magritte, un magico portale per un altro mondo, o qualcosa di completamente diverso?

Hypothetisches Gebilde II–IV (2015), il punto focale dell’esposizione, è un sistema di tubi in rame che sembra infinito, con aperture a forma di tromba, di cui da ogni punto dello spazio si ha solo una visione segmentata. Ogni cosa sembra essere connessa, ingarbugliata in un’enorme massa di rame. Il sistema di tubi si muove in così tante direzioni da diventare incomprensibile. Il concetto freudiano di “perturbante”, l’opposto di ciò che è familiare, sembra perfetto per descrivere l’esperienza davanti a cui ci pone l’artista. Le sculture sono così precise e controllate da sembrare versioni iperrealistiche di se stesse. Come un irrisolvibile cubo di Rubik, danno allo spettatore numerose possibilità per cercare di afferrare la risposta, che alla fine non è mai lineare, ma è sempre fluida e circolare, come le sculture stesse. La realtà è illusoria.

19 Settembre – 22 Novembre, 2015, Haus am Waldsee, Berlino

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Installation view “Alicja Kwade – Monologue from the 11th floor”, Haus am Waldsee, (2015); photo by Roman März, courtesy of Alicja Kwade and KÖNIG GALERIE

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Installation view “Alicja Kwade – Monologue from the 11th floor”, Haus am Waldsee, (2015); photo by Roman März, courtesy of Alicja Kwade and KÖNIG GALERIE

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Installation view “Alicja Kwade – Monologue from the 11th floor”, Haus am Waldsee, (2015); photo by Roman März, courtesy of Alicja Kwade and KÖNIG GALERIE

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Sebastjan Brank

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