Alighiero Boetti: Minimum/Maximum

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Per chi si trovasse a Venezia fino al 12 luglio gli spazi della Fondazione Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore ospitano la mostra Alighiero Boetti: Minimum/Maximum curata da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, con la collaborazione dell’Archivio Alighiero Boetti e il prezioso supporto della Tornabuoni Art.

Di sicuro tra gli artisti più affascinanti, completi e più complessi degli ultimi cinquant’anni, Boetti ha saputo fin dal primo lustro degli anni sessanta innovare e trasformare il proprio linguaggio artistico senza mai legarsi esclusivamente a nessuna esperienza o movimento bensì attraversandoli tutti per elaborare il suo personalissimo modus operandi. Anche se ai più avvezzi frequentatori di musica elettronica Minimum/Maximum ricorderà il titolo del primo album live dei Kraftwerk pubblicato nel 2005, rivoluzionario per le sonorità ottenute – nella mostra Venezia dedicata a Boetti – assume in un certo senso il ruolo di “arbitro” preposto a gestire e ordinare il criterio espositivo. L’antinomia minimum/maximum diviene, perciò, metodo tanto semplice quanto efficace per poter attraversare in senso reale e metaforico le tematiche care, indagate da Boetti lungo l’intero arco della sua vita.

Senza tener conto di alcuna progressione cronologica le opere allestite nei tre ampi spazi espositivi seguono solo “la regola del gioco” imposta dal binomio piccolo (minimum) grande (maximum) innescando un contrappunto visivo frutto della relazione tra un’opera dal formato contenuto e la sua omologa sovradimensionata. Tale modalità, che definirei size-specific, va a determinare una conseguente fruizione che obbliga il visitatore a esperire le opere avvicinandosi e allontanandosi, muovendosi nello spazio come in una sorta di danza per stimolare il muscolo oftalmico a una visione che si appaga assecondando differenti tempi di percezione per liberasi finanche in atto performativo.

Tempi lunghi e cadenzati, emergono dalle Biro, ritmi, scansioni, accelerazioni invece nella Storia naturale della moltiplicazione 1974-75, fino a far collimare velocità dissimili, come nel Lavoro Postale e nei Ricami. Un percorso tra opere che si presentano alla visione come una sorta di griglia, priva di informazioni, per offrirsi allo sguardo di ognuno come schermo proiettivo di un pensiero personale e autoriflessivo. Articolata in sezioni, per un totale di 11 coppie di capolavori, l’esposizione include oltre ai cicli più significativi di Boetti anche opere meno note come Alternando da uno a cento e viceversa del 1993, un grande Mimetico del 1967 in prestito dalla Fondazione Prada fino al trittico Aerei del 1989, concesso per l’occasione dalla Fondazione Carmignac di Parigi. Tra gli eccellenti prestiti la mostra può vantare la presenza di Estate ’70, direttamente dagli eredi Boetti, un rotolo di carta lungo 20 metri la cui superficie accoglie un gioco speculare di segni combinatori realizzati su una griglia mediante l’utilizzo di migliaia di bollini autoadesivi ed eseguito appunto in un’intera estate nella galleria milanese di Franco Toselli chiusa per ferie.

A rompere il ritmo della mostra – tra la prima e la seconda sala – il video Niente da vedere Niente da nascondere del 1978 di Emidio Greco documenta la retrospettiva di Boetti alla Kunsthalle di Basilea inserendo nel racconto importanti momenti trascorsi nello studio romano dell’artista. Il percorso prosegue con la Mappa del 1989-94, il Tutto del 1992-94 – entrambe della lunghezza di circa 6 metri – e le Copertine del 1984 tutti provenienti dalla collezione di Roberto Casamonti. Collegandosi alle Copertine – realizzate a matita – che riprendono in maniera ossessiva le immagini veicolate dai media, completa la mostra il progetto speciale COLORE=REALTÀ. B+W=ASTRAZIONE (a parte le zebre) a cura di Hans Ulrich Obrist e Agata Boetti che propone un’inedita modalità di pensare secondo l’ottica boettiana. 1665 fotocopie appese alle pareti fino a ricoprirne l’intera superficie mettono in moto una dialettica che si sviluppa attorno all’utilizzo creativo della fotocopiatrice sperimentato da Boetti con la Rank Xerox di uno showroom torinese già nel 1969. Qui emerge tutto l’interesse e la passione di Boetti per le tecnologie della comunicazione adottando una modalità operativa inclusiva, che potemmo paragonare ad un attuale motore di ricerca per immagini, una sorta di Google ante litteram.

Conclude il percorso e la mostra l’omaggio ad Alighiero Boetti dell’artista messicano Mario Garcia Torres che ha collocato una vera fotocopiatrice al centro dello spazio dove invita i visitatori a utilizzarla provando ad “inventare” ulteriori e innovative possibilità creative.

Dal 12 Maggio 2017 al 12 Luglio 2017
Venezia, Fondazione Giorgio Cini
Curatori: Luca Massimo Barbero, Hans Ulrich Obrist, Agata Boetti

Alighiero Boetti_MinimumMaximum veduta della mostra. Ph G. Pisapia

Alighiero Boetti, MinimumMaximum veduta della mostra. Ph G. Pisapia 

 

Alighiero Boetti_MinimumMaximum veduta della mostra. Ph V. Grandini

Alighiero Boetti, MinimumMaximum veduta della mostra. Ph V. Grandini

Alighiero Boetti_MinimumMaximum veduta della mostra. Ph V. Grandini

Alighiero Boetti, MinimumMaximum veduta della mostra. Ph V. Grandini

Alighiero Boetti, Estate '70 (part), 1970 matita e adesivi su carta da parati a fibra grezza, 200x2000 cm. Collezione Eredi Boetti, Roma. Ph V. Grandini

Alighiero Boetti, Estate ’70 (part), 1970 matita e adesivi su carta da parati a fibra grezza, 200×2000 cm. Collezione Eredi Boetti, Roma. Ph V. Grandini

Alighiero Boetti, Titoli, 1978, ricamo su tessuto 172x178 cm. Collezione Privata Svizzera. Ph V. Grandini

Alighiero Boetti, Titoli, 1978, ricamo su tessuto 172×178 cm. Collezione Privata Svizzera. Ph V. Grandini

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Gino Pisapia

classe 1981, è critico d’arte e curatore indipendente. Il suo interesse principale si rivolge all'indagine, alla ricerca e all'approfondimento delle più recenti esperienze artistiche, legate alle infinite possibilità del contemporaneo. Il suo approccio alla curatela si muove tra innovazione e tradizione, tra antropologia e sociologia ma anche tra musica, cinema e performance. Tali interessi hanno orientato negli anni la sua ricerca verso obiettivi differenti capaci di mettere in luce una pratica curatoriale che accentra il concetto di collaborazione e costruzione dell'esposizione in stretta relazione con gli artisti.

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