opening Darren Bader

#ALTROVE DARREN BADER

Mettere insieme pezzi di realtà, animali, cose, cibo, parole, anche musica suonata dal vivo, e vedere che succede, osservare le reazioni che le cose hanno reciprocamente tra loro, gli effetti e i riflessi delle reciproche e potenzialmente infinite combinazioni.

opening Darren Bader

Darren Bader, ‘#I am just living to be dying by your side’, Galleria Franco Noero. Antipodes: musical quartets, 2013 (detail)
Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano
 

L’arte di Darren Bader è così: è un dialogo non solo dell’artista con la realtà, ma della realtà con sé stessa. È mettersi a guardare che succede, isolare un fatto, una situazione più o meno quotidiana e verosimile, per imparare a osservarla con occhi nuovi, come qualcosa di inatteso. Quando la realtà che ci circonda quotidianamente si sottrae alla griglia rigida attraverso la quale siamo abituati a ingabbiarla per comprenderla e decodificarla e ci si presenta di fronte agli occhi nuda, o messa in relazione con nuovi oggetti o situazioni, possono emergere aspetti, tonalità emotive e razionali davvero sorprendenti, a cui non avremmo mai pensato. Significati nuovi si affacciano alla nostra Weltanschauung, per completarla, renderla più vera, nuova. L’opera è come una metafora viva, per usare il termine del filosofo Paul Ricoeur: una scintilla di senso che brilla, inaspettata, nel nostro mondo comune.
Questo e altro ancora è il lavoro di Darren Bader, artista newyorkese classe 1978 con alle spalle già un’invidiabile carriera espositiva di altissimo profilo, che Franco Noero ha scelto per una personale presso la sede torinese della galleria.
Il lavoro di Darren Bader fa sua la tradizione artistica contemporanea degli anni Novanta, con rimandi a quella che Nicolas Bourriaud ha definito felicemente “arte relazionale” e che ha avuto tra i suoi maggiori esponenti internazionali artisti del calibro d Rirkrit Tiravanija, Philippe Parreno e i nostri Vanessa Beecroft e Maurizio Cattelan, giusto per citare alcuni tra i nomi più famosi. Darren Bader, giovanissimo, sembra essere cresciuto alla scuola degli artisti studiati da Bourriaud, e pare metterne a frutto la lezione in maniera originale, nuova e interessante.

Darren Bader. installation view

Darren Bader, ‘#I am just living to be dying by your side’. Installation view, Galleria Franco Noero, Torino, 21/02 – 13/04/2013
Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano
 

La mostra da Franco Noero si intitola #I am just living to be dying by your side, cioè “vivo solo per morire accanto a te”, con quell’hashtag davanti all’ “I” che rimanda immediatamente al linguaggio “cinguettante” dei social.
Come dichiara lo stesso Bader nel breve testo autografo che accompagna la mostra in sostituzione del tradizionale intervento critico, la chiave di lettura del suo progetto e della sua ricerca artistica è da ricercarsi nel ruolo del linguaggio e della sua capacità evocativa. Da un lato il linguaggio è il medium attraverso cui conosciamo il mondo (viene in mente il filosofo Hans Georg Gadamer, che in Verità e Metodo, del 1960, sosteneva che: “l’essere che può essere compreso è il linguaggio”); ma d’altro canto la garanzia di verità della mia visione del mondo arriva, secondo Bader, dalle altre persone, da coloro che mi circondano e costituiscono con me la mia comunità di appartenenza. Perciò, come volevano gli artisti studiati da Bourriaud, è appunto il dialogo con l’altro, la relazione, la condivisione dell’esperienza e del giudizio a costituire la certezza della verità dell’esperienza. Il senso non esiste nelle cose in sé stesse, in altre parole, ma nelle cose in quanto è possibile porle in relazione, tra di loro o con le persone, o per loro tramite. E questa condivisione avviene appunto per il tramite della parola, del linguaggio scritto o parlato. Come dire che lo stesso atto del proferire parola su qualche cosa, oggetto, persona o situazione ne consente l’identificazione, la riconoscibilità. La parola rende quindi abitabile il mondo, ovvero fa sì che esso sia essenzialmente conoscibile e condivisibile per una comunità di persone. Verba manent, potremmo dire parafrasando un noto proverbio latino. Perché lungi dall’essere mero flatus vocis, la parola acquista corpo e vita, proprio in quanto è parlata, condivisa, esperita all’interno di un contesto relazionale. E la parola, in quanto dispositivo di senso, o più ancora, di “essere”, in qualche modo facilmente si traduce in immagini: arte, sculture, installazioni e performance.
Così la parola diventa tatuaggio sul corpo degli spettatori, o messaggio custodito all’interno di un biscotto della fortuna, o ancora marchio impresso su una forma di parmigiano.

Darren Bader, installation view

Darren Bader, ‘#I am just living to be dying by your side’. Installation view, Galleria Franco Noero, Torino, 21/02 – 13/04/2013
Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano
 

Non senza ironia, Bader gioca poi sulla traslazione semantica dei termini e delle parole e costruisce alcune installazioni e performance a partire dal concetto di “antipodi”. Così un violino e una chitarra elettrica suoneranno in contemporanea, mentre progetti di installazioni impossibili o lavori nati dalla condivisione con altri artisti, o ancora oggetti in grado di evocare termini, parole o oggetti situati anche molto lontano dalla location fisica della mostra, ampliano letteralmente i confini dello spazio mentale di chi guarda, costringendoci a guardare il mondo con occhi nuovi, diversi.
E forse, viene da pensare che il riferimento e il rimando a un luogo lontano nel tempo e nello spazio, in questa occasione espositiva, non sia affatto casuale.
Si tratta infatti, in realtà, dell’ultima mostra realizzata da Franco Noero e dal suo staff nella location di Casa Scaccabarozzi, nota ai torinesi come La Fetta di Polenta e opera di Antonelli,  in attesa della prossima inaugurazione della nuova sede della galleria in una zona completamente diversa della città.
La nuova sede della galleria si è inaugurata, infatti, il 4 maggio in zona Aurora, in via Mottalciata 10/b, con una mostra personale di Daniel Kuri.

installation view Darren Bader

Darren Bader, ‘#I am just living to be dying by your side’. Installation view, Galleria Franco Noero, Torino, 21/02 – 13/04/2013
Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano
 

Per giugno è invece previsto un evento di dimensioni quasi museali: una mostra dedicata a Robert Mapplethorpe, svolta in relazione con altri spazi espositivi pubblici nella città sabauda, di cui una sezione curata da Richard Flood, capo curatore del New Museum di New York. Seguiranno a settembre Andrew Dadson; a novembre, in concomitanza con Artissima, Mark Handforth; e a gennaio 2014 la prima personale italiana del giovane è già noto artista brasiliano Paulo Nazareth.
Il nuovo spazio ha l’aspetto di un grande loft, e ciò  consentirà nuovi livelli di sperimentazione artistica, assai diversi da quelli a cui ci eravamo abituati negli ultimi anni in via Giulia di Barolo.
Il cambiamento di sede si configura inoltre come una nuova avventura: ci saranno spazi destinati a ospitare imprese sperimentali e giovani che operano nell’ambito del no profit e dell’editoria provenienti da tutto il mondo, a confermare la vocazione internazionale che da sempre anima i progetti di Noero.

installation view  Darren Bader

Darren Bader, ‘#I am just living to be dying by your side’. Installation view, Galleria Franco Noero, Torino, 21/02 – 13/04/2013
Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino. Photo: Sebastiano Pellion di Persano
 

In Postproduction (trad. it. Postmediabooks, 2004) Nicolas Bourriaud, ancora lui, sosteneva che l’artista contemporaneo spesso si comporta come un dj: mixa pezzi diversi, mescola, propone, abbina, crea non dal nulla, ma da materiale preesistente, e lo fa in un contesto in cui l’interazione con il pubblico, con gli altri, è decisivo e fondamentale. È un modo interessante e intelligente per descrivere l’arte oggi, e forse non solo l’arte visiva: il metodo di comunicazione del dj si estende oggi in qualche modo anche alla letteratura (si pensi agli e-books), ovviamente alla musica, forse persino alla politica.
Si può dire che il lavoro di Darren Bader corrisponde in maniera entusiasta a questa descrizione. Ma in certo senso, anche lo stesso progetto galleristico (e artistico, nel senso della ricerca) di Franco Noero, ora pronto ad approdare alla sua quarta nuova sede, si profila forse in armonia con questa visione: perché si presenta sempre come stimolante, intelligentemente attento alle tendenze internazionali, sperimentale quanto basta, ma anche e soprattutto figlio di una lunga e consolidata esperienza a livello internazionale.
Non resta, dunque, che attendere i prossimi sviluppi, certi di veder presto appagata, magari in nuove forme ancora da immaginare, la nostra curiosità artistica e intellettuale.

words MARIA CRISTINA STRATI
(Torino) è critico e curatore. Laureata in Filosofia Teoretica con Gianni Vattimo, scrive per diverse riviste del settore. Si occupa di talent scouting, lavorando con artisti italiani e stranieri.