And What, For Example, Am I Now Seeing? (Autodisporsi)

3) Marina Abramovic

La sede francese di Galleria Continua a Les Moulins ospita fino al 30 settembre una mostra innovativa e dalla forte valenza didattica, nata dal sodalizio artistico tra la Galleria e il collezionista d’arte contemporanea Giulio di Gropello, dal titolo And What, For Example, Am I Now Seeing? (Autodisporsi). Per l’occasione, dalla straordinaria Collezione di Gropello che oggi conta più di trecento opere, sono stati selezionati 48 lavori che portano la firma di grandi maestri contemporanei, da Ai Weiwei a Marina Abramovic, da Alighiero Boetti a Kiki Smith, solo per citarne alcuni. Noi di Juliet abbiamo avuto il piacere di porre qualche domanda alla curatrice della mostra, Paola Clerico e al collezionista Giulio di Gropello.

Il titolo della mostra ‘And What, for Example, Am I Now Seeing? – Autodisporsi’, nasce dall’unione dei nomi di opere di artisti molto importanti quali Alighiero Boetti e Joseph Kosuth; ci può spiegare questa scelta e come è nata l’idea del progetto?
Paola Clerico: L’idea del progetto era alquanto chiara nella mente di Giulio di Gropello fin dal momento in cui mi ha chiesto se volevo collaborare alla curatela e alla realizzazione della mostra. La sua volontà di lavorare su una mostra che avesse un fine prettamente pedagogico e che potesse creare l’opportunità di vivere l’arte con calma e concentrazione era ben delineata ed è da quel punto che ci siamo mossi. Volevamo che il pubblico “guardasse” e nulla meglio del titolo dell’opera di Kosuth poteva essere un esplicito invito ad osservare e riflettere. Per questo motivo “And What, for Example, Am I seeing Now?” è diventato il titolo della mostra. Riguardo al sottotitolo tratto dal titolo dell’opera “Autodisporsi” di Alighiero Boetti le ragioni sono principalmente tre: il lavoro di Boetti, un disegno che rappresenta un quadrato formato da 10 quadratini per lato ci ha suggerito la struttura intorno alla quale definire il percorso espositivo; il quadrato è simbolo della capacità di elaborazione razionale dell’uomo dato che non esiste una forma perfettamente quadrata in natura e l’invito è, oltre che di guardare, di elaborare; infine “Autodisporsi” è anche il nome della Collezione Giulio di Gropello.

I continui stimoli sensoriali che la società contemporanea offre, a cominciare dalla pubblicità fino ai device mobili, hanno abituato l’occhio a una “frenesia visiva” che lascia poco spazio al piacere di osservare. La mostra invece è un invito a soffermarsi, analizzare e confrontarsi con ciò che ogni singola opera comunica. Quale percorso espositivo viene proposto al visitatore e qual è il rapporto tra le opere e l’ambiente in cui sono iscritte?
Paola Clerico: Seguendo un criterio “classico” la mostra si articola in cinque sezioni: Disegno, Pittura, Fotografia, Scultura e Altri Media. Sono state perciò scelte 48 opere tra oltre trecentocinquanta in collezione seguendo il criterio che fossero di grande impatto visivo, in grado di catturare l’attenzione e instaurare con lo spettatore un rapporto intimo e personale. Il percorso che avrebbe potuto agevolare la didattica doveva essere lineare e da qui è nata la decisione di suddividere la mostra in sezioni seguendo i canoni tradizionali. L’allestimento espositivo è stato progettato per creare un percorso monodirezionale, un cammino che non prevedesse di ripassare mai dallo stesso punto, ma di fluire nella mostra per vivere un’esperienza continua. A questo scopo, oltre alla costruzione di pareti in cartongesso, è stata utilizzata la lamiera bianca come segno continuo per accompagnare visivamente lo spettatore in un’esperienza immersiva. All’inizio della mostra viene spiegato che durante la visita non saranno fornite informazioni sulle opere. Si chiede di guardare, di spegnere tutti i device elettronici, di non fotografare e vengono consegnati una scheda per votare e un quaderno con le immagini dei lavori in mostra che seguono l’ordine espositivo su cui poter disegnare e appuntare le proprie impressioni. La visita nelle sezioni Disegno, Pittura, Fotografia avviene con cuffie antirumore – un omaggio a Marina Abramovic – e si snoda nelle sezioni Scultura e Altri Media, cioè Neon e Video, per terminare nella sezione didattica. Dato il fine pedagogico della mostra è stata riposta grande attenzione nella progettazione della sezione didattica che occupa una larga porzione di un immenso capannone industriale trasformando lo spazio a disposizione in un gioioso allineamento di tavoli, sgabelli, grandi cubi colorati circondati dai pannelli esplicativi delle opere. All’interno di questa sezione è esposto Voting Booth, opera di Buchel che segnala al pubblico il luogo di raccolta delle schede. Infine, all’uscita, campeggia il salvadanaio per la raccolta fondi in favore di Save the Children.

La straordinaria Collezione di Gropello compie nel 2017 i suoi primi 30 anni. Ci racconti come è nata questa collaborazione.
Paola Clerico: Ho conosciuto Giulio di Gropello vent’anni fa quando, grazie alla sua instancabile tenacia, aveva fondato l’Italian Studio Program al PS1/Moma di cui è stato anche il maggior sostenitore. Artisti con cui lavoravo hanno avuto la fortuna di essere selezionati e di trascorrere un anno in residenza a NY. In quegli anni siamo diventati amici e abbiamo continuato ad esserlo perché condividiamo la stessa passione per lo studio e la predisposizione a guardare oltre alle logiche e ai meccanismi maggiormente condivisi, soprattutto ci ha avvicinato un profondo e visionario amore per l’arte e per questo credo che mi abbia chiesto di collaborare al progetto.

La mostra ha in sé una forte componente didattica, volta ad approfondire il ruolo dell’arte contemporanea nell’era digitale e rispetto a generazioni diverse. Da curatrice, che direzione sta prendendo secondo lei la figura dell’artista e come si colloca all’interno dell’Internet of Things?
Paola Clerico: La scommessa con questa mostra era quella di capire se le opere proposte fossero in grado di accendere lo sguardo dei più giovani e a metà percorso dell’esperimento siamo molto soddisfatti; abbiamo visionato parte dei quaderni e siamo sempre in contatto con le educatrici e la risposta è più che soddisfacente. I bambini e i ragazzi sono attivi, si divertono, disegnano e forniscono le interpretazioni più varie e sorprendenti. I quaderni sono fonte di grandissima ispirazione e un motore per continuare a lavorare in questa direzione. L’artista nell’era digitale ha semplicemente più mezzi a disposizione; sta solo a lui capire se e come utilizzarli, si tratta solo di una scelta tecnica. Gli artisti, come tutti, hanno accesso a immagini, testi, libri, interviste, film, musica, video, tv, radio, blog… e tutta questa velocità nell’accedere all’informazione implica una grande libertà. Se invece si riferisce all’utilizzo dei social da parte di una larga schiera di artisti, credo che, come per tutto, dipenda dal contenuto del progetto artistico.

La sua importante collezione d’arte contemporanea compie nel 2017 i suoi primi trent’anni e oggi conta oltre trecento opere. Ci può raccontare come è nato questo viaggio e qual è stata la prima opera che ha acquistato?
Giulio di Gropello: Sono stato molto fortunato, il Barone Giorgio Franchetti è stato il mio Virgilio negli anni iniziali di questo percorso. Sua sorella era sposata con Cy Twombly e lui era amico di De Dominicis, Boetti e Kosuth tra gli altri. Giorgio collezionava con grande passione e aveva un amore particolare per Tano Festa. È stato quindi naturale per me cominciare con una ‘Piazza del Popolo’ di Festa del suo ultimo periodo.

La sinergia tra collezionisti e istituzioni culturali pubbliche e private è fondamentale per la diffusione delle forme artistiche contemporanee. Come è nata la collaborazione con la Galleria Continua che ha portato al progetto di mostra And What, for Example, Am I Now Seeing? – Autodisporsi?
Giulio di Gropello: Il sodalizio con i ragazzi (sembra che siano destinati a rimanerlo per sempre) di Galleria Continua è di lunga data e abbiamo fatto parecchie avventure insieme. Nel 2006 ho anche portato una parte della mia collezione di giovani artisti italiani nella loro galleria di Pechino in una mostra che si intitolava “Young artist in Italy at the turn of the Millennium”. Quando la struttura di questa mostra si è andata definendo abbiamo capito che era attuabile in pochi spazi in Europa che avessero la duttilità fisica necessaria e la squadra giusta per fare questo esperimento. Lo spazio di Les Moulins è talmente vasto che è stato possibile adattarlo alle nostre esigenze di percorso lineare senza ritorno. Si entra e si è obbligati ad un percorso pilotato che non ti porta mai indietro. Inoltre la squadra capeggiata da Chiara Marchelli è assolutamente allenata ad interagire con il territorio essendo questo il secondo prerequisito per poter attuare questo esperimento.

Un consiglio che si sente di dare a chi si avvicina al collezionismo e ai primi acquisti di opere?
Giulio di Gropello: Un solo consiglio posso dare a chi si avvicina a questo mondo, prima di fare qualsiasi passo studiare moltissimo. L’arte si ciba di arte e avere le basi è essenziale per giudicare. Se possibile, farlo con amore.

And What, for Example, Am I Now Seeing? (Autodisporsi)
30 aprile – 30 settembre 2017
Galleria Continua, 46, rue de la Ferté-Gaucher, Boissy-le-Châtel, France

Joseph Kosuth, Nr. 316 (On Color) (Cobalt blue) Wittgenstein series”, 1991. (And what for example am I now seeing) Neon, © Arnold Jerocki 

2) Kiki Smith

Kiki Smith, ‘Cathedral’, 2012, jacquard tapestry, 289,6 x 190,5 cm. Photo credit: Ela Bialkowska – Okno Studio

Ai Weiwei, ‘Bowls of pearls’, 2006, 2 bowls of coloured porcelain from Jingdezhen and 1⁄2 ton of clear water pearls each Ø100 x 44cm. Photo credit: Giorgio Benni

Diego Perrone, Come suggestionati da quello che dietro di loro rimane fermo, 2001, Series of 5 photographs on aluminum, 155 x 105 cm / each. Photo courtesy: Giorgio Benni Courtesy: Galleria Massimo De Carlo, Milano

Gino De Dominicis, Untitled, (self-portrait), Pencil on black wood-board 65 x 62 cm. Photo credit: Giorgio Benni 

Copia di 3) Marina Abramovic

Marina Abramovic,’Great wall Walk’, 1988 27,5 x 40 cm, Colour photograph. Photo credit: Giorgio Benni Courtesy: The Artist

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Magalì Cappellaro

Da sempre appassionata di arte contemporanea e design, si diploma presso il Liceo Artistico Giovanni Sello di Udine e successivamente ottiene la laurea in Tecnologie per la Conservazione e il Restauro presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Particolarmente interessata allo sviluppo delle realtà non-profit in ambito artistico, collabora da anni con varie associazioni culturali di Udine, dove vive e lavora.

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