Andy Warhol e Maria Mulas: a lady vs a gentleman

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Salento. Lecce. Centro città. In quella che chiamano la Firenze del Sud, l’arte e la storia di epoche diverse stratificate nel tempo, emergono con vigore, facendo convivere il famoso barocco di Lupiae (Lecce in latino) con i resti della dominazione romana. Il bianco della pietra leccese domina sulle vie e le piazze animate dalla vita contemporanea, riempie gli occhi di luce e riflette “lu sule” (il sole) di questa terra. Difficile rimanere indifferenti, difficile non notare come non ci sia stridore in queste diverse espressioni del vivere, e costruire, quotidiano: contrasti continui che non si respingono ma si amalgamano in un unico flusso di bellezza. A pochi passi dalla zona centrale, s’impone l’imperiosa semplicità del Castello di Carlo V, divenuto sede espositiva che ben si addice al suo compito.

Geometricità e rigore fanno da contro canto alla nuova esposizione ospitata, fino al 20 Novembre, nelle sale del complesso cinquecentesco, che vede quale protagonista indiscusso Andy Warhol. Restando ben fedele ai dualismi presenti in città, il castello è una quinta ideale per il mondo pop dell’artista che, in questo luogo, si anima di una nuova luce e viene, in un certo senso, dotato di nuova importanza storica.

Andy Warhol. Ladies vs Gentlemen e gli scatti di Maria Mulas, a cura di Spirale Milano e Lorenzo Madaro, si esprime in modo trasversale, andando a coprire diversi livelli di comprensioni, legati a un artista, osannato e criticato allo stesso tempo, icona e creatore di tendenze in un’epoca di eccessi, come Andy Warhol. Sezionabile in quattro blocchi espositivi, il percorso esprime da subito l’imprinting che vuole lasciare allo spettatore con la serie Ladies and Gentlemen, i ritratti delle Drag Queen afroamericane di un noto club di New York, realizzati nel 1975, che da subito fanno entrare il visitatore nella mente dell’artista. A seguire le due sezioni dedicate ai ritratti femminili e maschili (Mao Tse Tung, Marilyn, Keith Haring) che lo hanno reso celebre e consacrato a godere più dei famosi quindici minuti di notorietà. Ma ciò che più rende interessante questa esposizione, è la presenza degli scatti della famosa fotografa bresciana Maria Mulas, realizzati nel 1987, in occasione dell’ultima uscita pubblica di Warhol, prima della sua scomparsa, sezione in cui è presente anche un’opera a lei dedicata dal maestro della Pop Art Americana e il video Factory Diaries (1982) girato insieme a Peter Wise durante un viaggio da New York a Cape Cod.

Negli ritratti della Mulas c’è un Andy Warhol eccentrico ma allo stesso tempo distratto e distante da ciò che lo circonda, etereo ma meno divino di quanto fosse stato negli anni precedenti. C’è il suo mondo, la dissacrante voglia di mettersi a confronto con i grandi della storia dell’arte (le fotografie della Mulas sono state scattate, infatti, durante la presentazione milanese della rivisitazione dell’Ultima Cena di Leonardo da parte di Warhol) ma c’è anche un qualcosa di più riflessivo e meno lascivo che genera un contrasto emotivo e visivo, che si allinea perfettamente con il luogo espositivo e la città che lo circonda.

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Andy Warhol, Mao, 1972. Pigmenti serigrafici su carta

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Maria Mulas, Andy Warhol, Fondazione Stelline Milano, 1987

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Maria Mulas, Andy Warhol, Fondazione Stelline Milano, 1987

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Maria Mulas, Andy Warhol, Fondazione Stelline Milano, 1987

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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