Anna Franceschini – Est ist verdammt heiss hier

ANNA FRANCESCHINI_BLM_TH KNOW A THING copia

Non può che essere femminile la voce che articola l’immagine in movimento che riflette una declinazione comprensiva del mezzo-video attraverso mille varianti e corrispondenze: la personale di Anna Franceschini (Pavia-1979; vive e lavora a New York), giovane video-artista che può già annoverare un curriculum internazionale e non per ultimo vincitrice del Premio Casoli, è un esempio sapiente delle infinite possibilità della manipolazione della pellicola. Es ist verdammt heiss hier, a cura di Milovan Farronato, rappresenta al meglio i tratti singolari dell’artista che si caratterizza attraverso accenti romantici, idealistici e storicizzati, verso cui mantiene la giusta distanza in nome di una pratica individuale.

ANNA FRANCESCHINI_BLM_TH KNOW A THING copia

To know a thing you must call it by its name, 16 mm film transferred to digital, 2 channels installation, dimensions variable, color-mute, 2011. Realized with the support of Pietro Torrigiani Malaspina and Maddalena Fossombroni. Courtesy: Pietro Torrigiani Malaspina and Maddalena Fossombroni – Firenze
 

L’impressione è che l’artista desideri trasmettere un’ardente passione per la cultura dell’immagine attraverso il linguaggio specifico della video-arte. E’ con questo motivo che l’esposizione riflette l’immediata sensazione d’intenzioni comunicanti immesse da un’unica installazione sonora che ripete il leit-motiv sonoro e partecipativo di Anna Franceschini. A questa premessa segue l’incalzare dell’immagine-video che si sussegue attraverso frame, narrazioni e improvvisazioni che intenzionalmente rivelano la potenzialità dell’incongruo del reale quale valore aggiunto dell’interpretazione.
E’ questo il caso dei video Doposole, 2013 e di Untitled-Almost lost, 2010, in cui l’artista non casualmente traccia un orizzonte indefinito al fine di rivelare le potenzialità estetiche ed esperienziali di luce, colore e atmosfera, piuttosto che definire un’interpretazione assoluta della realtà: ecco che lo spettatore percepisce l’intenzione d’intercettare impressioni straordinarie nella loro presenza, “attraverso l’istante del mezzogiorno vero, l’ora in cui l’ombra dello gnomone è minima, in cui le pietre magiche rotolano e si sgretolano”, come racconta Anna Franceschini, premessa di How to pronounce reality.

ANNA FRANCESCHINI_YOU MUST BELIEVE IT TO SEE IT (LE TEMPESTAIRE)

You must believe it to see it (Le Tempestaire), 16mm film, colour – mute, 6’, 2012, Courtesy: Ex Elettrofonica – Roma
 

L’immagine non è composizione, ma è manipolata in favore di rinnovate e gratificanti esperienze estetiche e soggettive derivanti dalla natura, storia, modi e costumi, e attualità. Sembra essere ricco di rimandi e connotazioni il vocabolario dell’artista quando ci invita a immaginare una continuità tra storia e presente, come in You must believe it to se it – Le tempestaire, 2010,  per poi accorgerci solo alla fine dell’artificiosità di un progetto che interpreta motivi romantici secondo le necessità del presente.  E’ un soft focus il filtro che visualizza lo scorrere di Untitled 2012 e To know a thing you must call it by its name 2011, che proietta lo spettatore in una dimensione indefinita, immobile e senza tempo, dove la poesia della pietra si inscrive nel frame dell’immagine.
Improvvisamente, vento e tempesta fanno muovere gli oggetti secondo dinamiche enigmatiche: il lembo di una tenda coperta di stelle suggerisce una ricerca dell’oscuro, un’evocazione di  notturni romantici, Untitled(Almost lost) 2010, mentre gli ingranaggi di una motocicletta girano solo apparentemente a vuoto, “DENNIS HOPPER”, 2011, per una indecifrabile interpretazione della meccanica degli eventi che l’intera mostra è capace d’innescare.
Gradualmente, lo scorrere delle immagini è più fluido, come per la videoinstallazione“Siberian Girl” 2012: una suggestione di elementi naturali che inducono cercare i dettagli di una figura attraverso la freschezza della rappresentazione.
E’ una dimensione partecipativa quella a cui ci invita Anna Franceschini, ma nelle sue parole: “Attenzione a chi non proietta ombra e non batte le palpebre, potrebbe non essere dei nostri”.

ANNA FRANCESCHINI_DOPOSOLE(1)

Doposole, Super8 film transferred to digital, color – mute, 2′ 09” 2013. Courtesy: the Artist
 

Anna Franceschini
Est ist verdammt heiss hier
Palazzetto Tito, Fondazione Bevilacqua la Masa
A cura di Milovan Farronato
28 marzo – 5 maggio 2013

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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