Anne Hardy alla Maureen Paley Gallery di Londra

Un mondo reale e insieme surreale, realtà improbabili e allucinate svelate nei dettagli grazie alle grandi dimensioni e alla lucida messa a fuoco delle fotografie. Ha aperto il 12 Aprile scorso la mostra personale dell’artista inglese Anne Hardy presso gli spazi della galleria Maureen Paley, nell’interessante e vivace contesto dell’East London.Sono realtà frutto di un viaggio dell’immaginazione quelle che meticolosamente l’artista crea nel suo studio attraverso grandi installazioni che successivamente fotografa. Mondi a tratti inquietanti, fatti di oggetti, avanzi di una generica vita quotidiana. Anne Hardy lavora minuziosamente sulle composizioni, creando strutture complesse che rimandano a una dimensione pittorica, quasi astratta. Strutture dove domina l’artificialità intesa come segno di un passaggio umano di cui rimangono solo le tracce. Proprio la presenza/assenza dell’individuo che ha evidentemente abitato questi mondi fino a un momento prima dello scatto della fotografia è il tema centrale dei lavori dell’artista. L’assenza di un soggetto il cui passaggio è evidente è ciò che interessa Anne Hardy: il suo lavoro, come emerge dalle sue parole, descrive il momento in cui il protagonista si allontana dal mondo visibile ed entra in un altro invisibile, più vicino al nostro quotidiano di quanto possiamo immaginare.

Dopo una residenza al Camden Arts Center di Londra nel 2011 e l’importante mostra personale alla Secession di Vienna nel 2012, l’artista accresce il suo lavoro aprendolo a nuova dimensione di ricerca, verso un approccio più scultoreo: solita distruggere la installazioni da lei create nel suo studio dopo averle fotografate, per la prima volta in questa mostra Anne Hardy dà allo spettatore la possibilità di entrare nello spazio da lei creato, introducendolo quasi nella sua immaginazione. Gli oggetti sono i protagonisti delle tre grandi fotografie esposte al piano terra della Maureen Paley Gallery: oggetti quotidiani, insignificanti resti di una vita qualunque, trovati per caso o comprati in qualche second hand shop, avanzi di cibo come gusci d’uovo e scritte sui muri. Combinati insieme creano un’architettura estremamente poetica, l’effetto è potentemente pittorico e proietta lo spettatore in un’allucinazione attraente quanto a tratti inquietante.

Nello stesso spazio una prima installazione ricrea attraverso l’uso di pannelli di compensato una stanza circolare: all’interno si  intravede quel mondo di oggetti che finora avevamo sperimentato solo attraverso il medium della fotografia. Sulla moquette rossa che copre lo spazio della stanza giacciono pezzi di compensato, polistirolo espanso, avanzi di cuoio, segatura; materiali che qualcuno, non ci è dato sapere chi, ha usato e poi diligentemente ordinato in sacchetti di plastica appoggiati alle pareti, con una meticolosità inutile quanto attraente.

Al secondo piano un’altra grande installazione creata in situ dall’artista per lo spazio espositivo un mese prima dell’apertura della mostra: due stanze connesse tra loro dominano quasi interamente l’ambiente. Svelano uno spazio buio, dove l’ordine apparente di formule geometriche scritte sulle pareti si confonde nell’accumulo di forme marmoree che giacciono sulla moquette scura e creano tra loro composizioni scultoree. La sensazione che si ha è quella di varcare la soglia di uno spazio sacro e insieme inaccessibile a qualsiasi lettura logica: un’indagine che in modo sinistro e sognante svela come l’artificialità della realtà, intesa come frutto di un intervento o di un’azione umana, possa essere talvolta incomprensibile all’uomo stesso che l’ha creata.

Uscendo dagli spazi della Maureen Paley dopo aver visitato questa mostra ci si rende conto di non avere risposte: ci sono solo domande nel lavoro di Anne Hardy, insieme alla sensazione di aver attraversato una dimensione altra, familiare e potentemente straniante al tempo stesso.

 

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Anne Hardy, Notations, diasec mounted c-type print, 2012

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Anne Hardy, Two Joined Fieds – Field (/\) and Field (decagon), 2013

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Exhibition view, Anne Hardy show, Maureen Paley Gallery, 2013

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Anne Hardy, Configuration, Fuji instant print, 2013

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Claudia Casalini

Claudia Casalini, proviene dalla filologia, ma si innamora presto delle arti visive e del teatro di ricerca. Ha radici salde in Emilia-Romagna, ma tiene un piede anche a Londra, città che per qualche tempo l’ha rapita. Si occupa di organizzazione eventi e promozione culturale; collabora con fotografi, artisti, attori e visionari.

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