“Antonio Calderara 1903-1978”- Università Bocconi, Milano

Antonio Calderara, Famiglia dopo il temporale, 1934

L’esistenza trascorsa intorno al tentativo di “capire cosa fosse la pittura”, di coglierne l’essenza l’ultima. Si può definire così la produzione artistica di Antonio Calderara, classe 1903, unita da questa tensione e dal ruolo decisivo che hanno in essa il colore e la luce. Quest’ultima è considerata “le fil rouge” della sua intera produzione artistica, contraddistinta da una straordinaria consequenzialità; luce che va intesa non solo nella sua accezione sensoriale e fisica, ma anche esistenziale, metafisica.

Autodidatta, formò il suo linguaggio espressivo nel contesto milanese, passando da un primo periodo figurativo, influenzato dapprima dalle correnti del gruppo Novecento, poi dalla scoperta di Piero della Francesca e di Seraut, ma anche di Morandi, Guidi e Donghi, a uno astratto, in linea con le ricerche di grandi maestri europei, come Albers, Mondrian, Mavigner e Max Bill. Particolare attenzione è stata data all’Arte cinetica, all’Astrattismo geometrico, l’Optical Art e alla poesia visiva. Riguardo al suo percorso artistico ha commentato così Gillo Dorfles nel 1998: “La caratteristica è forse quella d’una generale tendenza verso l’astrazione: un’astrazione geometrizzante e spesso di impronta concretista, ma quasi sempre tendente verso un lirismo atmosferico e tonale, piuttosto che verso un netto costruttivismo. “Lirismo geometrico e atmosferico” è, mi sembra, una delle note dominanti, un “basso continuo” delle opere dello stesso Calderara (che qui non posso certo analizzare a fondo ma alle quali voglio almeno accennare perché possano giustificare meglio la presenza della maggior parte delle altre). Una volta abbandonato il percorso della sua fase figurativa (di cui rimangono qui alcune significative documentazioni: alcuni ritratti, paesaggi del lago, nature morte), Calderara aveva imboccato con entusiasmo e con assoluta fedeltà il cammino d’una geometrizzazione rigorosa, ma sempre resa sensibile e persino romantica per la presenza d’un raffinato tonalismo romantico.”

La maggior parte delle sue opere sono raccolte all’interno della “Fondazione Antonio e Carmela Calderara”, nata il 10 gennaio 1979 nell’immobile secentesco di Vacciago, sul Lago d’Orta, in esecuzione delle volontà del pittore, il quale in prima persona aprì al pubblico le porte della sua abitazione, ormai adibita a museo, per permettere la fruizione della sua preziosa collezione e con lo scopo di mantenere l’unità e la specifica destinazione culturale delle opere. È proprio dalla fondazione ufficiale che provengono 25 opere che danno vita a una piccola retrospettiva (ma accuratissima, in un solo corridoio) presso l’Università Bocconi di Milano, in via Sarfatti col fine di ripercorre la carriera dell’artista enigmatico e misterioso, molto legato alla città lombarda e dove inizia, negli anni Venti e Trenta, la sua parabola pittorica. L’avventura di Calderara è contenuta in un ricco catalogo, edito da Skira, e curato da Luciano Caramel, Paola Bacuzzi ed Eraldo Misserini. La mostra è visitabile fino al 29 aprile 2015, dal lunedì al venerdì tra le 8 e le 20 e il sabato dalle 8 alle 18. 

 Antonio Calderara, Famiglia dopo il temporale, 1934

Antonio Calderara, Famiglia dopo il temporale, 1934
 Antonio Calderara, Autoritratto

Antonio Calderara, Autoritratto
Antonio Calderara, Il Naviglio, 1928

Antonio Calderara, Il Naviglio, 1928

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Eleonora Gargantini

Una Laurea Magistrale in Storia dell'Arte in tasca e la necessità di mettere nero su bianco la mia creatività mi hanno portata a scrivere su Juliet Art Magazine e su altre riviste on-line riguardanti il settore artistico. Amante degli aspetti semplici, ma non banali della vita, cerco il sublime in un cielo plumbeo prima di un temporale estivo, e non so resistere alla dolcezza di una crostata alla marmellata di mirtilli.

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