Apparatus 22. Le sette leggi della bellezza artificiale.

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Fino al 26 marzo Gallleriapiù ospiterà Several Laws. The Elastic Test, prima monografica italiana del collettivo romeno Apparatus 22. Il gruppo, fondato a Bucarest nel 2011, indaga le complesse relazioni che intercorrono tra moda ed economia estendendo la riflessione all’analisi critica dei poteri dominanti (politico, sociale, religioso, estetico e tecnologico) che condizionano la cultura contemporanea. Attraversando differenti linguaggi, come installazione, performance e scrittura, gli artisti mescolano realtà e finzione in un attivismo irriverente che trae la propria forza dall’approccio emozionale che è in grado di suscitare. Orchestratori di idee e di azioni che mettono a nudo le forzature dei macrosistemi su cui si basa la convivenza globale, ne svelano le insidiose forzature proponendo eterodosse vie di fuga. Dopo aver acquisito notorietà internazionale alla 55° Biennale Veneziana con il questionario Portraying Simulacra in cui invitavano il pubblico a riflettere sul grado di falsità insito in ogni manifestazione della vita quotidiana, incentrano il nuovo progetto bolognese sul corpo umano come campo di battaglia di norme sociali indotte. Appropriandosi in modo provocatorio dell’imperativo “Fake is real” in cui condensano l’arbitraria attribuzione di valore che regola un’economia in larga parte fondata sulla circolazione di potere e desiderio indotto, gli artisti fanno emergere il risvolto intimo e doloroso delle storie minori che silenziosamente s’intrecciano ai grandi eventi innescati dalle alte sfere.

Se nel 2012 il progetto Fitting Room (un camerino di prova in cui lampeggiava la scritta circolare “You may look good but you feel bad”) metteva in risalto la falsità dello shopping come terapia suggerita da sedicenti riviste di lifestyle evidenziando che accettando di guardarsi allo specchio in modo onesto nessun vestito riesce a coprire le emozioni, la mostra alla Gallleriapiù finge di accogliere queste direttive per smascherarle dall’interno. Ispirandosi agli esiti della recente ricerca del CERN di Ginevra sulla trasparenza della materia solida su scala atomica che decreta il fallimento del sogno di progettare (in ambito militare, sportivo, medico o utopico) un capo d’abbigliamento in grado di offrire una protezione globale, Apparatus 22 riflette sulla pelle come fragile ed estremo baluardo di protezione del corpo contro le ingerenze esterne.

Sette brevi brani poetici tatuati su pelle intelaiata ripercorrono quindi altrettanti tentativi di rimodellare l’aspetto fisico assegnato dalla natura per accostarsi ad artificiali ideali mass-mediatici: l’abbronzatura, le creme di bellezza, il bisturi, i filtri di Instagram, il trucco o il cosiddetto color carne che nel suo significato comune individua un preciso ceppo razziale sono agenti attivi del conformismo che impronta la gestione estetica dell’individuo e della sua auto rappresentazione social. Il desiderio di uno stile di vita lussuoso e privilegiato da esibire attraverso l’adeguamento delle apparenze nell’impossibilità di un suo reale raggiungimento diventa un’infida coercizione che alimenta il senso d’inadeguatezza su cui fa leva. Il corpo in crisi, lacerato da pulsioni di controllo e auto espressione, è un complesso campo semantico in cui le tracce dell’incontro violento tra l’intimità della persona, la sua storia privata e le manovre della macro economia produttiva si compongono in narrazioni dolorose. Le poesie tatuate da Apparatus 22, ciascuna abbinata a un diverso colore di fondo che ne richiama l’argomento, sembrano voler assumere i più comuni criteri di bellezza artificiale come dati di fatto, magnificandone il fascino distorto con la suggestione noir di parole ammalianti che in realtà ne vorrebbero decretare l’epitaffio. L’ostentata assenza di giudizio da parte degli autori è invece la strategia più efficace per mettere in discussione le più recondite certezze dello spettatore allertandolo contro le insidie della polisemia insita in ogni manifestazione della socialità contemporanea. Nella realtà liquida ed elastica in cui ci troviamo a vivere il presupposto di un pensiero critico e indipendente sta proprio nella continua necessità di porsi domande senza lasciarsi intimorire dall’immediata assenza di risposte.

Nessuna scoperta scientifica o tecnologica potrà mai sollevare l’uomo dallo smarrimento dell’essere al mondo e ogni tentativo di ottunderlo con false certezze nasconde una demagogica volontà di orientarne le scelte a favore di provvisorie convenienze che rispondono agli obiettivi di un impersonale establishment economico. L’arte, secondo il giovane collettivo romeno, deve scardinare le rappresentazioni fittizie del mondo esterno imposte dai poteri consolidati con la creazione di prospettive oblique attraverso le quali sia possibile forzare i limiti delle rappresentazioni ufficiali e scandagliarne le falle attentamente occultate. Il sogno se non l’attuazione di un mondo migliore è possibile, come suggerisce la composizione di asticelle presente in mostra: rivestite da strisce di pelle di colori diversi ricavate dai quadri su cui sono tatuate le poesie, esprimono la positiva coesistenza di una molteplicità in subbuglio.

Apparatus 22. Several Laws. The elastic test.
a cura di Eleonora Farina
28 gennaio 2016 – 26 marzo 2016
Gallleriapiù, Via del Porto 48 a/b , Bologna

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Apparatus 22, The Elastic Test

1.-Apparatus-22-SEVERAL-LAWS-THE-ELASTIC-TEST-exhibition-view-(Large)

Apparatus 22, SEVERAL LAWS THE ELASTIC TEST, exhibition view

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Apparatus 22, SEVERAL LAWS THE ELASTIC TEST, exhibition view

5.-Apparatus-22-SEVERAL-LAWS-THE-ELASTIC-TEST-exhibition-view-(Large)

Apparatus 22, SEVERAL LAWS THE ELASTIC TEST, exhibition view

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Apparatus 22, SEVERAL LAWS THE ELASTIC TEST, exhibition view

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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