Appello dalla Maison Européenne de la photographie alla consapevolezza emotiva e sociale

Père et fils I, 2010 Korganow

Il fotografo Grégoire Korganow presenta alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi due esposizioni dall’incredibile forza comunicativa che risvegliano gli spiriti e donano un nuovo senso di umanità. La prima è Père et fils, immagini di grande sensibilità che grazie alla maestria dell’autore trasmettono infinite emozioni e riportano l’attenzione della mente di chi osserva sulla relazione umana più ancestrale e misteriosamente radicata nell’animo di ogni singolo essere umano.

Corpi avvinghiati in abbracci di grande tenerezza trasmettono quel sentimento di fiducia e bisogno reciproco che di solito caratterizza il rapporto inscindibile che lega un padre a un figlio, bisogno dell’uno per l’altro che, con l’inevitabile scorrere del tempo, tende a capovolgersi. Ma è proprio in questa magica metamorfosi dei rapporti umani che si cela la profondità di questa relazione che nasce dal sangue. Questo legame che dà la vita è uno scambio interminabile di forze vitali. Grande è la saggezza dell’autore nel ritrarre l’uomo scisso tra il ruolo di padre e quello di figlio, l’uomo che si fa uomo ma resta bambino e in questo passaggio di testimone si resta ammutoliti di fronte alla forza della natura, alla forza della vita che nella sua naturalezza sorprende incessantemente.

L’ironia degli sguardi, l’amore dei gesti, la dolcezza estrema delle mani e delle braccia dei padri attorno ai figli appena nati rivelano l’intesa magica che lega infinitamente un padre e un figlio al di là dei destini lontani che offre la vita. La vita di un uomo è la vita degli uomini che gli succedono, la vita del padre si riflette nel figlio e nei suoi discendenti, nei loro lineamenti e insegnamenti e in questo si realizza la sua immortalità. L’immortalità dell’uomo creatore di vita e di amore. Un legame che va al di là delle parole e della comprensione e che solo la grande arte della fotografia poteva rappresentare. Tutta l’essenza di quel misterioso e magico legame indissolubile si fa espressione visiva di grande potenza lasciando il cuore sciogliersi di fronte alle vite e agli affetti altrui (e nostri). Perché l’un con l’altro, padri e figli, ci apparteniamo in quanto uomini e in questo senso di appartenenza a questa stessa specie sorprendente ci riconosciamo gli uni con gli altri. La fragilità e la tenerezza non sono più tabù e diventano grazie a Korganow ricchezza dello spirito umano.

Subito dopo abbiamo un altro capitolo di umanità. Prisons. Il grande fotografo incontra nel 2010 l’allora Controllore generale dei luoghi di privazione della libertà, Jean-Marie Delarue, il quale lo inizia a un percorso durato tre anni (2011 – 2014) che ha dato vita alle fotografie della mostra penetrando nel cuore della reclusione in Francia. Visita una ventina d’edifici penitenziari rimanendo da cinque a dieci giorni in ciascuna e avendo la possibilità di fotografare qualunque cosa, di giorno e di notte. L’umanità e la disumanità delle carceri sono i protagonisti di questo reportage di denuncia. L’alienazione, la sofferenza, l’isolamento, il bisogno di libertà per dare senso alla propria vita di uomini, il degrado, il silenzio, l’umiliazione, la forza, il bisogno d’amore, la ricerca di luce, d’aria, di cielo, di senso di vita sono solo alcuni riflessi di queste fotografie, di questi specchi di realtà.

“La prigione, spazio inaccessibile allo sguardo, suscita la fantasia. La realtà che ho sperimentato in questi luoghi è a dir poco spettacolare. L’inferno dell’incarcerazione si basa molto sull’accumulazione e sulla ripetizione dei trattamenti indegni che trasformano l’ordinario in un incubo. È l’intimità della reclusione che ho cercato di fotografare, a colori, in primo piano, diretto, senza effetti. Non mi ricollego a un aneddoto. Io catturo, immortalo l’indicibile, il tempo che si ferma, la vita che si rimpicciolisce, che si dissolve. Non mostro alcun viso. Non racconto una storia. Mi attengo al trattamento degli individui e della loro integrità. Mi attengo a ciò che è la spazialità, i movimenti, le posture, i segni del corpo rivelano la situazione carceraria d’oggi.”

Il primo dicembre 2014 la Francia contava 67.105 detenuti nelle carceri, ripartiti in 191 prigioni, per una capacità di 57.000 posti. In Francia ogni tre giorni una persona detenuta si suicida. Dati non lontani da questi, se non peggiori, sono presenti in Italia. Non solo queste due esposizioni di fotografie risvegliano gli animi, ma ricordano come in paesi che si professano maestri di civiltà l’inumanità in alcuni fondamentali ambiti delle nostre società europee si fa da padrona, mascherandosi dietro inattaccabili strutture di giustizia sociale. Fortunatamente l’arte non perdona e senza mezzi termini ci mette di fronte alla realtà nella sua crudezza e tenerezza, nella sua verità, lasciando a noi, uomini spettatori, la scelta tra restare passivamente tali e quali o farci parte stessa del cambiamento.

Parigi // fino al 5 aprile 2015
Grégoire Korganow
Prisons – Père et fils
Maison Européenne de la Photographie
5/7 Rue de Fourcy 75004
Metro St Paul
http://www.mep-fr.org/evenement/gregoire-korganow-pere-et-fils/
http://www.mep-fr.org/evenement/gregoire-korganow-prisons/

Père et fils I, 2010 Korganow

Père et fils I, 2010 Korganow
Père et fils, 2010 Korganow

Père et fils, 2010 Korganow

Prisons I, Korganow

Prisons, Korganow

Prisons II, Korganow

Prisons, Korganow
Prisons III, Korganow

Prisons, Korganow

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Alice Labor

Romana di nascita, Alice Labor è arte, viaggi, letteratura, diritti e politica. Parallelamente agli studi in Giurisprudenza nelle università di Oxford, Aix en Provence e Sapienza di Roma, ha collaborato con la Gagosian Gallery di Londra e con la rivista online Artribune. Si appresta a redigere una tesi sul rapporto tra i privati e i beni culturali ricercando nuovi strumenti per risollevare il patrimonio culturale italiano.

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