Appunti su ArtVerona|Art Project Fair

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Si è conclusa ieri, lunedì 17 Ottobre, la 12esima edizione di ArtVerona, fiera d’arte moderna e contemporanea curata da Andrea Bruciati che negli anni sta precisando il proprio indirizzo culturale con una sempre più marcata vocazione alla ricerca e alla sperimentazione attraverso iniziative che coinvolgono giovani artisti, curatori e galleristi. In particolare le 120 gallerie espositrici sono state affiancate da 16 spazi indipendenti e da un’area riservata a 20 progetti selezionati tra gli autori rappresentati in fiera che hanno accolto la sfida di concepire un’opera intesa come struttura percettiva che proponga una diversa idea di monumento e installazione come augurio di una rinnovata fiducia tra artisti e committenza. Per il quarto anno consecutivo inoltre il format Level 0 intensifica la collaborazione tra gallerie e interlocutori museali con il coinvolgimento di 14 sedi istituzionali che entro il 2017 dedicheranno talk, presentazioni e mostre ad altrettanti talenti emergenti individuati nel corso della fiera. La proposta artistica di ArtVerona oltre a confermare l’inossidabilità di maestri affermati come Kounellis, Rotella, Schifano, Halley, Mondino, Nannucci, Agnetti, Isgrò, Calzolari, Jenkins o Bonalumi, permette di ampliare lo sguardo sulla creatività più recente e sui nuovi trend di un mercato che deve puntare sempre di più sulla flessibilità e sulla differenziazione. Gli espositori hanno per questo privilegiato selezioni di opere di medio formato con una netta prevalenza del medium fotografico e pittorico coniugando un’estetica raffinata con l’analisi dei cambiamenti sociali e concettuali che attraversano la nostra problematica contemporaneità.

La questione ambientale è trattata ad esempio da CJ Taylor per la galleria Marcolini con impeccabili scatti dai colori saturi realizzati in Australia che celebrano flora e fauna in via d’estinzione come icone dell’artificialità postmoderna o con un sorprendente paesaggio in cui una colonia aviaria su un’enorme scogliera si potrebbe facilmente confondere con il rumore di fondo di un’immagine digitale. Nel video Mutabis del duo Vinci/Galesi alla galleria A29 Project Room due performer indossano un mantello di gerbere e crisantemi dotato di sensori che producono suoni diversi a seconda dei luoghi in cui si muovono: mimetizzandosi in una cava di argilla, una pietraia e un prato (zone d’intersezione tra natura e intervento umano) queste creature ibride incarnano antichi rituali di armonia e che intrecciano passato e presente. Il dialogo natura-artificio diventa elegantissima composizione negli scatti di Luca Lupi e Darren Harvey-Regan presentati da Passaggi Arte Contemporanea: se il primo nelle sue marine sintetizza il paesaggio in una rarefatta linea d’orizzonte sospesa tra mare e cielo, il secondo preleva sagome calcaree dalle scogliere di Dover per inserirle in rigorose composizioni geometriche da fotografare analogicamente in studio.

La violenta conflittualità dell’area mediorientale tra guerre, tradizioni millenarie e migrazione forzata è affrontata dagli iraniani Gohar Dashti e Jalal Sepehr alla galleria Officine dell’Immagine: la prima ambienta i suoi scatti in un deserto popolato da abitanti locali che performano la loro resistenza alle tragiche contingenze in cui sono intrappolati in eloquenti appropriazioni di luoghi aridi resi ancora più ostili da esplosioni e bombardamenti, mentre il secondo allude alla migrazione con un molo ricoperto di tappeti che indicano la strada verso il mare come unica dolorosa via di fuga e redenzione. Da Maria Livia Brunelli Gallery il tappeto ritorna come ironico cortocircuito oriente-occidente nel video in cui Stefano Scheda fa fluttuare in mare uno zerbino con la scritta speculare IN/OUT in un gioco di contrapposizioni di realtà che si invertono in base alla prospettiva di chi le guarda rendendo interscambiabili il punto di arrivo o di partenza, l’ospitante e l’ospitato. La violenza, questa volta nascosta nella quotidianità domestica, è affrontata da Silvia Giambrone per lo Studio CreArte con installazioni composte da coltelli, mezzelune e altre suppellettili domestiche acuminate che materializzano in un’amara armonia poetica le strategie di esistenza con cui l’essere umano rimuove o affronta la minaccia dei demoni che agitano le sue più profonde memorie. Giovani donne africane che raccontano la durezza delle loro condizioni di vita e la lapidaria concretezza delle loro aspirazioni sono le protagoniste del video con cui César Meneghetti stigmatizza la sperequazione della ricchezza mondiale trasformando asettici dati statistici in cruda presenza sullo sfondo di paesaggi desertici accesi da colori impossibili. Le politiche dell’est post sovietico e le loro conseguenze nell’intimità degli individui e nella loro percezione del sé sono invece le tematiche affrontate da GALLLERIAPIÚ con una collettiva di artisti socialmente impegnati che rileggono da prospettive diverse l’ingombrante eredità ideologica dei propri Paesi di provenienza.

Un ulteriore filone tematico individuabile tra le proposte di ArtVerona è incentrato sul rapporto tra arte e tecnologia: la contaminazione tra passato e presente ispira ad Ale Guzzetti (galleria Valmore) l’installazione Dies Irae in cui alcuni robot intonano un canto gregoriano, mentre David Reimondo (galleria Bianconi) trasforma i colori in suono e la loro mescolanza in mantra associando a ciascuno una sillaba secondo regole soggettive ma di rigorosa costruzione matematica e geometrica in un ambizioso saggio di sinestesia digitale. Marco Signorini (galleria Metronom) si interroga sulla vocazione della tecnologia digitale a scardinare la percezione figurativa della realtà sostituendola con nuovi modelli visivi aperti in cui ogni trasformazione diventa plausibile: nella serie Anagram la manipolazione chirurgica del corpo e le sue innaturali escrescenze diventano inquietante analogia di una realtà concepita come modello 3D. La malinconia dell’oggetto tecnologico destinato a diventare in breve tempo obsoleto e dimenticato come i codici che costituiscono la sua memoria è il fulcro della ricerca di Giovanni Sartori Braido (galleria Massimodeluca) che accorpa frammenti di immagini provenienti da tempi e contesti diversi smaterializzandole come se fossero la RAM di un computer fuori controllo e incapace di decifrarle.

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Gohar Dashti, Iran, Untitled (2013), Archival digital pigment print, 80 x 120 cm.,Edizione 3/7, Courtesy Gohar Dashti & Officine dell’Immagine, Milano

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Luca Lupi, Landscape, Klagshamn, Sweden, 2016, courtesy Passaggi Arte Contemporanea

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Marco Signorini, Untitled, 2015, Limited Edition, courtesy Metronom

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Silvia Giambrone, 8 novembre 2011, courtesy CreArte Studio

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Gluklya,  Costume of Russian worker who lost his job, courtesy GALLERIAPIÚ

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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