Non solo Quadriennale. Intervista alle curatrici di A/RRIVEDERCI ROMA

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Dopo otto anni d’assenza e qualche ostacolo di natura amministrativa e finanziaria, Roma è tornata ad accogliere la sedicesima edizione della Quadriennale d’arte (fino all’8 gennaio 2017). Rientrata nella sede storica di Palazzo delle Esposizioni, la rassegna dal titolo Altri miti, altre storie si propone di fare il punto sull’evoluzione delle arti visive italiane dopo il Duemila: undici curatori per dieci sezioni espositive, novantanove artisti, centocinquanta opere e ventotto eventi collaterali segnano i numeri della rinascita. Nei giorni scorsi è stato lanciato sul web il progetto indipendente A/RRIVEDERCI ROMA (a-rrivederciroma.tumblr.com), un’insolita guida alla città delineata grazie ai contributi degli artisti che espongono nelle mostre ufficiali. Ne abbiamo parlato con le curatrici Vashti Ali, Maria Elena Ciullo, Marta Federici e Maria Giovanna Virga.

Partiamo dal titolo. A pronunciarlo, A/RRIVEDERCI ROMA sembra assumere una coloritura nostalgica, soprattutto se si hanno in mente i versi di quella famosa canzone. Quali sono, invece, le intenzioni dietro la forma grafica che avete scelto?
Maria Elena Ciullo: Quando abbiamo iniziato a pensare al nome da dare al nostro progetto, A/RRIVEDERCI ROMA è stato uno dei primi a saltar fuori. Ci piaceva molto l’idea di poter giocare con la parola “arrivederci”, che implica un allontanamento ma con sottintesa la speranza di vedersi nuovamente. Allo stesso tempo volevamo che già il nome in sé racchiudesse l’anima del progetto: offrire una nuova visione di Roma attraverso lo sguardo degli artisti. È stato allora che, insieme al grafico, abbiamo pensato di interporre uno slash tra le prime due lettere del titolo, in modo tale da suggerire l’idea di un nuovo punto di vista sulla città.

I tentativi di giungere a un’efficace mappatura della Roma contemporanea sono molteplici. Mi viene in mente, ad esempio, il lavoro svolto da Untitled Association con le mappe cartacee Art To Date, strumento informativo e di raccordo tra gallerie, fondazioni e istituzioni del settore che operano in città; ma anche la Rome Art Week, la cui prima edizione prenderà il via il prossimo 24 ottobre e sarà segnata da eventi, talk e open studio da scoprire grazie a una mappa interattiva sul web. In che cosa si distingue il format di A/RRIVEDERCI ROMA?
Marta Federici: Queste piattaforme che hai nominato si propongono essenzialmente come dei servizi, sono uno strumento di supporto per muoversi all’interno della città e raggiungere degli eventi o dei luoghi (gallerie, studi di artisti ecc.) sempre legati al mondo dell’arte, in modo diretto o più trasversale. A/RRIVEDERCI ROMA non serve a orientarsi ma invita a perdersi nella città per riscoprirla attraverso gli occhi degli artisti. A/RRIVEDERCI ROMA si ricollega alla deriva situazionista, e offre una rilettura molto spesso intimista di Roma. Ogni artista ci ha indicato un luogo che riteneva significativo, e accanto a monumenti noti, come il Colosseo o le Terme di Caracalla, fanno parte di A/RRIVEDERCI ROMA anche case private o non-luoghi, come il parcheggio dell’IKEA di Anagnina o il Trenino che percorre via Casilina. In più A/RRIVEDERCI ROMA non è solo una mappa ma è anche un archivio che raccoglie i contributi che gli artisti hanno inviato. Alcuni di loro hanno creato dei lavori nuovi appositamente per il progetto, altri ne hanno inviati di già esistenti, altri ancora hanno preferito scegliere un’immagine o un video trovato online, su canali come YouTube. Questi contributi sono connessi ai luoghi indicati sulla mappa – in quanto ne rappresentano una chiave di lettura – ma sono allo stesso tempo materiali autosufficienti. A/RRIVEDERCI ROMA è un progetto a più strati e potenzialmente aperto a molteplici sviluppi.

Gli artisti invitati alla Quadriennale sono tanti: siete riuscite a coinvolgerli tutti nel vostro progetto? Si tratta pur sempre di un’iniziativa neonata, e per di più indipendente rispetto alla rassegna… La loro risposta è stata subito entusiasta?
MEC: Gli artisti invitati a partecipare alla 16a Quadriennale di Roma sono tanti, novantanove per l’esattezza, e contattarli tutti è stata la parte del progetto che ha richiesto più tempo. La maggior parte di loro ha deciso di aderire a A/RRIVEDERCI ROMA e l’entusiasmo che abbiamo riscontrato nelle loro risposte ci ha incoraggiato ad andare avanti e a credere sempre di più nel progetto. Come dicevi prima, si tratta pur sempre di un’iniziativa neonata portata avanti da quattro ragazze che, pur lavorando nel mondo dell’arte contemporanea da diversi anni, si presentano per la prima volta come collettivo curatoriale… Quindi ottenere così tante adesioni è stato fantastico!

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A/RRIVEDERCI ROMA

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A/RRIVEDERCI ROMA

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Cristian Chironi, Street view, 2013. Still da video

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Giorgio Andreotta Calo, da Script for a Walk, 2013

Michelangelo Consani, Ai raggi del tramonto una cicala canta sulla città (2005-2016)

Il progetto è stato svelato in concomitanza con l’apertura della Quadriennale e coinvolge gli stessi artisti che espongono al Palazzo delle Esposizioni, eppure non è un evento collaterale ufficiale. Si tratta di una scelta mirata oppure avete incontrato qualche ostacolo – burocratico o di altra natura, magari dovuto alla peculiarità del vostro format?
MF: Inizialmente abbiamo cercato un dialogo con la Quadriennale. Ci siamo confrontate con loro più volte riscontrando un primo interesse verso il format che proponevamo, seguito però da una chiusura dovuta essenzialmente all’incapacità di inquadrare il progetto in una categoria definibile – o almeno così ci è stato riferito. In ogni caso per noi si trattava più che altro di una formalità, perciò il non fare parte del Fuori Quadriennale non ha cambiato nulla nel nostro lavoro. A/RRIVEDERCI ROMA è nato come progetto indipendente e indipendentemente è stato sviluppato e continua a essere portato avanti.

Potete darci qualche dettaglio di ciò che troviamo sul sito?
Maria Giovanna Virga: Il sito è online dal 12 ottobre. Ci piacerebbe che, oltre a essere un supporto per muoversi sul territorio, diventasse anche uno strumento di approfondimento e di ricerca. Attualmente al suo interno (oltre alla descrizione del progetto e ai nomi degli sponsor e media partner che hanno sostenuto l’iniziativa) è possibile trovare l’elenco completo degli artisti partecipanti e i primi contributi caricati. Il sito verrà aggiornato di volta in volta, svelando progressivamente tutti i luoghi coinvolti e creando un archivio digitale consultabile in qualsiasi momento.

Mi interessa sapere da voi come è stata raccontata Roma dagli artisti. Scorrendo tra i contributi che vi hanno inviato, si riesce a rintracciare la preferenza per un medium in particolare (immagini, testi, file audio o video)? Avete notato un approccio diverso ai luoghi della città nelle segnalazioni degli artisti romani – o di quelli che hanno più familiarità con il posto – e non? C’è, infine, un contributo che vi ha colpito più degli altri?
MGV: Per sua natura A/RRIVEDERCI ROMA si presta a narrazioni multiple e inaspettate. L’elevato numero di luoghi associati ai contributi forniti definisce potenzialmente narrazioni e percorsi sempre diversi e mai ripetitivi. Per queste ragioni credo sia complesso riassumere in un’unica descrizione come sia stata raccontata la città. La ricorrenza di un medium è un dato marginale. Ci sono stati artisti che hanno scelto mezzi affini alle loro ricerche, magari proponendo anche dei lavori già realizzati in passato e che si prestavano alle richieste del progetto, e altri che si sono accostati a mezzi diversi da quelli abitualmente usati perché li ritenevano più adeguati a rappresentare la loro esperienza della città. Ciò che ha accomunato artisti romani e non è stato il desiderio di cogliere la nostra proposta mettendosi in gioco e svelandoci, direttamente o indirettamente, interessi, abitudini personali, luoghi d’affezione e impressioni che hanno colto nel quotidiano e nell’ordinario cittadino. Ogni individuo ha percorsi abituali o luoghi preferiti all’interno della città in cui vive; attraverso il nostro progetto è possibile cambiare questa routine, lasciandosi ispirare da quanto viene suggerito dagli artisti della Quadriennale. Per noi ogni contributo ha una grande forza immaginativa, per questa ragione ci piacerebbe che fossero gli spettatori a indicarci le loro preferenze.

La Quadriennale è tornata dopo otto anni di assenza. Quali sono le vostre speranze attorno a questa iniziativa?
Vashti Ali: La Quadriennale è un’istituzione storica creata per assolvere alle esigenze culturali di un’epoca che non è più nostra. Il fatto che, dopo un periodo di chiusura, la città di Roma abbia deciso di rilanciare questa iniziativa penso che di per sé sia un segnale positivo. Speriamo che questa prima edizione sia una sorta di rodaggio di un meccanismo nuovo che sia votato non solo alla mappatura del territorio o alla creazione di un discorso consensuale, ma piuttosto alla valorizzazione di forme di espressione in grado di raccontare il nostro vissuto e di affermare idee nuove.

Ultima domanda: avete già pensato a quale direzione prenderà A/RRIVEDERCI ROMA alla chiusura della Quadriennale? C’è l’intenzione di ampliare l’archivio, estendendo la partecipazione ad altri artisti in futuro, oppure il progetto sarà da considerarsi concluso, almeno fino alla prossima edizione?
VA: Come dice Marta, A/RRIVEDERCI ROMA offre una rilettura della città non solo inusuale ma anche intima. Questo non è per niente scontato. Tanti degli artisti partecipanti non sono di Roma e, infatti, c’è solo una di noi che è cresciuta nella città e forse può dire di conoscerla. Ogni individuo ha proposto una sua idea (che deriva dalla sua esistenza singolare), partecipando a creare un archivio che, a mio parere, ha uno spessore e delle potenzialità inaspettate. Attualmente stiamo decidendo quale direzione prenderà il progetto e quali siano gli aspetti più preziosi che meritano di essere ripresi e sviluppati. A/RRIVEDERCI ROMA sollecita domande sia attorno alla narrazione sia sull’utilizzo dell’archivio come soggetto o strumento di ricerca nell’arte contemporanea. Il prossimo passo sarà quello di tracciare il percorso di una ricerca più ampia e continuativa.

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Roberta Aureli

Nata nel 1991, sono laureata in Storia dell’arte contemporanea all'Università La Sapienza di Roma; la mia tesi magistrale è pubblicata da Bulzoni (La campana di vetro. Trasformazione della «camera di compensazione per sogni e visioni» nelle pratiche artistiche contemporanee). Dopo uno stage presso una galleria romana e una prima esperienza come curatrice indipendente, attualmente frequento Campo16, il corso per curatori della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, e collaboro al corso magistrale di Storia dell’arte contemporanea di Antonella Sbrilli (Università La Sapienza, a.a. 2016/2017).

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