Irena Lagator Pejović. Part I

Irena Lagator Ecce Mundi (detail)

Una Repubblica Socialista dissolta, una guerra, una nuova unione, l’indipendenza, en fin. Ci sono paesi che per la loro storia geografica e politica si trascinano dietro un’eredità culturale dalla quale è difficile affrancarsi. Irena Lagator Pejović nasce in Montenegro – allora tutt’uno con la Repubblica Federale di Yugoslavia  – e l’arte, per lei, è una strategia sociale, leva per una riflessione sulla società attuale tra passato, sviluppo e responsabilità collettiva.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Irena Lagator Pejović, Witness of Time – Now, 2002. Edificio residenziale, persiane aperte, 10 stampe a colori. Foto: Lazar Pejović
 

Dove vivi e perché?
Vivo in Montenegro, dove c’è ancora tanto da fare nel campo della cultura, e dove proprio la mancanza di contenuti culturali può servire come volano per lo sviluppo di conoscenze, e essere fonte di ispirazione.

In che modo la città in cui vivi ha influenzato il tuo lavoro?
Se avessi vissuto in una città perfettamente ordinata non sarei stata forse guidata dalle circostanze che mi hanno aiutato a prendere coscienza e a iniziare la mia ricerca sulla questione della limitazione, della responsabilità e della società. Quando ho voluto cominciare a studiare architettura a Belgrado, la città era sotto i bombardamenti della NATO. Quando poi ho iniziato a considerare l’idea di lasciare il Montenegro, lo Stato ha avviato una politica di integrazioni con l’Europa. Laddove il primo mi ha fermato, quest’ultimo mi ha portato a osservare e a sperimentare che cosa comporta il processo di transizione e di ricostruzione sociale.

Che cosa intendi con il concetto di società a responsabilità limitata? Comunemente è un’espressione usata nel campo delle imprese commerciali, puoi spiegare meglio questa definizione?

La mia analisi del termine pubblico e economico internazionale Limited Liability Company (LLC o Ltd. – la cui traduzione letterale nella mia lingua madre è “Società a Responsabilità Limitata”) – per via delle sue numerose possibilità di lettura e per la sua applicazione allo stato attuale delle cose – ha influenzato il mio tentativo di trasformazione poetica e di ricostruzione della realtà attraverso l’arte visiva. Nella lingua serbo-croata, è Društvo s Ograničenom Odgovornošću (DOO); in Francia e in Italia il termine ha letteralmente lo stesso significato: Société à responsabilité Limitée (SaRL) e Società a Responsabilità Limitata (SRL). Si tratta di una società la cui responsabilità è limitata ai contributi finanziari dei suoi membri. Tuttavia in Gran Bretagna il significato cambia leggermente divenendo Limited Liability Partnership (LLP); negli Stati Uniti, Limited Liability Company (LLC), in Germania Gesellschaft mit beschränkter Haftung (GmbH), in Russia Общество с ограниченной ответственностью (OOO).
Poiché il significato di questi titoli cambia leggermente ma sostanzialmente nei diversi territori e all’interno delle differenti lingue e identità pur rimanendo intatte funzioni e meccanismi, mi interessava approfondire tali tematiche come materiale per la realizzazione di un’opera d’arte. In particolare, studiare la produzione dei processi di comunicazione nei diversi linguaggi in relazione allo spazio, al contesto geografico e sociale per la sua importanza a livello culturale, sociale e politico.

Irena Lagator Camera Imaginata

Irena Lagator Pejović, Camera Imaginata. The Means for Exchanging the Power of the Imagination, 2013. Poesia Visiva, cubo 3D di carta ritagliato, disegno. Foto: Dario Lasagni
 

Mi sono chiesta, se è vero che tutti noi costituiamo la società nel senso più generale del termine, dove risiede allora la giustificazione della propria costituzione se, di fatto, accettiamo qualsiasi dichiarazione pubblica di responsabilità limitata?
E ancora: considerato in un contesto più ampio, se intendiamo lo spazio e la società come processi relazionali continui, negando il termine LLC (GmbH) che specifica le limitazioni, e trasformandolo nella nozione più generosa di non-limitazione, come pluralità siamo noi in grado se non di produrre, almeno di concettualizzare e esprimere l’idea di una possibile società dalla responsabilità illimitata?
E se siamo in grado di fare ciò, quali conseguenze potremmo essere in grado di generare a livello quotidiano? Non potremmo allora arrivare a una diversa comprensione del significato e a una complessità intrinseca dei concetti di responsabilità, individualità e società, della quale vorremmo, infatti, essere illimitatamente responsabili? La responsabilità diventerebbe un attivatore di sentimenti, questi ultimi attivatori di responsabilità.
Ci è voluto quasi un secolo per adottare il termine S.r.l. nelle sue varie forme, in tutte le nazioni e in tutte le lingue[1]. Perciò mi chiedo: in che modo si sviluppa il nostro mondo se la responsabilità diventa sempre più limitata e le società sempre meno responsabili? Ci vorrà un altro secolo per limitare le limitazioni di responsabilità e diventare illimitatamente responsabili?

La tua ricerca ha una forte relazione con l’architettura come evidente nel lavoro in progress Occupying/Liberating space and time iniziato nel 2005. Nel saggio Godfather Saveljic’s Room che hai scelto per accompagnare il tuo lavoro nel catalogo della mostra The Sea is My Land, l’autore Ranko Radovic fa riferimento alla necessità dell’architettura di essere onesta, pura e funzionale. Pensi che l’architettura possa essere un modo per essere socialmente responsabili?
Vedo l’architettura come uno dei numerosi settori in cui colui che crea e l’utente possono dimostrare, esplorare e sviluppare la sua responsabilità sociale; o, al contrario, provarne la sua mancanza. Per esempio, uno dei miei primi progetti (che spiega anche quando e perché mi sono riferita alla responsabilità limitata delle società) è stato presentato nel 2002 in occasione della 4a Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Cetinje, Montenegro, intitolata Ricostruzione.
Per questo progetto ho scelto un palazzo la cui costruzione era iniziata nel 1987, e che era ancora disabitato a causa di un contenzioso in corso tra il proprietario e i potenziali acquirenti. In realtà, alcuni appartamenti erano stati venduti più volte dal proprietario dell’edificio – una società a responsabilità limitata. Fu solo nel 2004 che i compratori poterono effettivamente iniziare a vivere nei loro appartamenti, nei quali, tra l’altro, tutte le camere si affacciavano sul vecchio cimitero della città distante circa 100 metri dalla facciata delle camere da letto. Così, il punto di partenza per il mio progetto Witness of the Time – Now (2002) era una situazione reale che causava problemi reali alle persone reali, in un’architettura reale nella vita reale. Nell’esporre le foto dei proprietari sul lato interno delle persiane aperte dei loro futuri appartamenti e nel mostrare i processi delle loro vite trasferite, il mio interesse ruotava intorno alla ricerca delle possibilità di responsabilità sociale e al tentativo di ricostruzione poetica del reale attraverso il linguaggio visivo dell’arte, relativamente agli spazi pubblici e all’architettura.

Irena Lagator Ecce Mundi (detail)

Irena Lagator Pejović, Ecce Mundi, 2013 (particolare), Image Think, Padiglione Montenegro, 55. Biennale Internazionale d’arte di Venezia. disegno e stampa su tela, inchiostro, matita, neon, legno. Foto: Dario Lasagni, Lazar Pejović
 

Puoi spiegare meglio il rapporto tra architettura e individuo nella tua ricerca?
Architettura e individui sono collegati dalla nozione di immensità. Gaston Bachelard scriveva di come l’immensità è in costante sviluppo, e l’immensità è una particella di entrambi, architettura e individui. Vedere, sentire, esperire l’architettura con il corpo decostruisce i limiti della comprensione e la percezione dello spazio e, viceversa, sentire il bisogno del corpo per l’architettura costruisce la nostra capacità di sviluppare la propria immensità, di costruire una dimensione sensibile dello spazio architettonico. Chiederci a cosa dobbiamo dare la priorità di costruzione, all’architettura dei sensi o al senso di architettura, ha influenzato l’opinione relativa all’interdipendenza esistente tra potenziale di percezione e intenzione, tra il gioco e lo scambio di ciò che è materiale con aspetti immateriali dello spazio, tra presenza fisica e sensibile.
Per esempio, nella mia installazione con i fili – Further than Beyond (2013) – non è il corpo bensì il lavoro a essere smaterializzato. Quelle costruzioni spaziali effimere e fugaci attraverso le quali si può camminare mettono in discussione le nostre sicurezze e spingono a domandarci se siamo noi a costruire la realtà o la realtà a costruire noi.

leggi la seconda parte dell’intervista qui Irena Lagator Pejović. Part II


[1]  Pennsylvania dal 1874; Germania dal 1892; Austria dal 1906; Portogallo dal 1917; Brasile dal 1919; Cile dal1923; Francia dal 1925; Turchia dal 1926; Cuba dal 1929; Argentina dal 1932; Uruguay dal 1933; Messico dal 1934; Belgio dal 1935; Svizzera dal 1936; Italia dal 1936; Perù dal 1936; Colombia dal 1937; Costa Rica dal 1942; Guatemala dal 1942; Honduras dal 1950.

Carmen Stolfi

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Rispondi