Art Sweet Art. Quando l’arte è di casa

ASA2_Carlo Trucchi allestisce l’opera realizzata per la seconda residenza a Perugia.

Lanciato nel marzo dello scorso anno, Art Sweet Art è un progetto curatoriale che unisce la residenza d’artista in abitazioni private alla ricerca di nuove forme di collezionismo. Se non è nuova l’idea di portare l’esposizione dell’opera all’interno di un contesto domestico, l’iniziativa ha il merito di sfruttare le potenzialità del proprio sito web (http://www.artsweetart.net) per incoraggiare l’incontro tra l’artista e il futuro committente, accompagnando entrambi lungo il percorso di produzione fino all’inaugurazione “in famiglia”.

Ne abbiamo parlato con i curatori Saverio Verini e Laura Caruso.

Spieghereste meglio ai lettori di Juliet in cosa consiste Art Sweet Art e come avete avuto l’idea?
Art Sweet Art è un progetto di residenze per artisti in abitazioni private. Il fulcro è la piattaforma online dove sono riportate tutte le regole del gioco per partecipare al progetto: chiunque può collegarsi al sito e vedere la lista degli artisti che abbiamo selezionato per Art Sweet Art e, tra questi, decidere chi ospitare a casa propria per realizzare un intervento concepito appositamente per quel contesto. Ne nasce così un’opera ad hoc, “sartoriale”, frutto di una collaborazione tra il committente (il proprietario di casa: famiglia, coppia, single…) e l’artista, in cui emergono sia le istanze del proprietario di casa, sia ovviamente la necessaria autonomia dell’artista nel dare forma al lavoro. Alla base di Art Sweet Art c’è una piccola storia personale. Laura, che aveva da poco ristrutturato casa, era alla ricerca di un’opera da allestire nella propria abitazione. È così che è nata l’idea – quasi uno scherzo, inizialmente – di non acquistare un’opera già pronta, ma di affidarne la realizzazione “su misura” a un artista, ospitandolo a casa, facendolo entrare in contatto col vissuto di Laura e della sua famiglia, vedendo, infine, cosa sarebbe emerso da questo incontro. Così, di comune accordo, abbiamo deciso di sperimentare questa formula invitando l’artista Francesco Ciavaglioli che, per una settimana, ha vissuto insieme a Laura e alla sua famiglia, condividendo insieme a loro pasti e momenti di svago, raccogliendo infine gli elementi per la realizzazione dell’opera, come documentato nel sito. L’esperimento ha funzionato e così ci siamo detti che sarebbe stato bello provare a replicarlo ed estenderlo.

Chi sono gli artisti che avete coinvolto nel progetto, e quali sono i risultati delle cinque residenze realizzate finora?
Senz’altro abbiamo tenuto in considerazione diversità di tecniche e codici espressivi: ci piace l’idea che la rosa dei nostri artisti possa coprire tutti i linguaggi, dalla pittura alla fotografia, dall’installazione ambientale alla performance, in modo da poter venire incontro ai gusti e alle esigenze dei vari committenti. In secondo luogo, abbiamo individuato artisti che fossero interessati a questo tipo di percorso partecipato e trarne ispirazione per la realizzazione dell’opera. I 12 artisti finora coinvolti – e non escludiamo che la lista possa allargarsi! – sono: Francesco Capponi, Lorenzo Cianchi, Francesco Ciavaglioli, Federica Gonnelli, Manuela Mancioppi, Ilaria Margutti, Leonardo Petrucci, Marta Primavera, Carla Rak, Giorgio Tentolini, Carlo Trucchi, Maria Teresa Zingarello. Per quanto riguarda gli esiti delle cinque esperienze avute finora (con Francesco Ciavaglioli ad Arezzo, Carlo Trucchi a Perugia, Francesco Capponi a Monte Santa Maria Tiberina, Ilaria Margutti ad Arezzo e Leonardo Petrucci a Roma) possiamo dirci davvero soddisfatti. Ne sono nati dei percorsi artistici – e, senza paura di esagerare, potremmo dire anche umani – unici, in cui l’arte è diventata uno strumento per attivare momenti di forte convivialità e conoscenza reciproca. Basti pensare alle “inaugurazioni domestiche” delle opere realizzate durante le residenze: il proprietario di casa-committente invita amici, vicini di casa, curiosi – persone che spesso nulla hanno a che fare con il mondo dell’arte – creando così un’occasione di incontro e dialogo attorno a un’opera. Comunque tutte le residenze sono ampiamente documentate con video e fotografie, così che ognuno possa rendersi conto di questo tipo di percorsi.

Come intendete il vostro ruolo di curatori all’interno di questa dinamica ben definita?
Il nostro ruolo è quello di mediare ogni fase di questo processo: dai contatti tra artista e proprietario di casa fino all’allestimento dell’opera nello spazio domestico. Il nostro supporto riguarda anche la comunicazione degli interventi nel sito e sui social network, la raccolta della documentazione fotografica e video e, infine, la gestione di possibili impasse, dubbi o situazioni critiche che potrebbero venirsi a creare nel rapporto tra committente e artista. E poi, ovviamente, siamo noi ad aver scelto gli artisti che fanno parte della rosa.

Il fenomeno delle mostre domestiche si è sviluppato anche in reazione alla chiusura dimostrata da certe istituzioni: è chiaro che per un giovane curatore e per un giovane artista diventa più facile presentare il proprio lavoro nello spazio privato della casa, godendo di un certo margine di libertà. Tuttavia mi pare che la riflessione che voi fate con Art Sweet Art contribuisca a spostare il focus dall’esposizione alla collezione. Che tipo di criticità vorreste evidenziare?

ASA1_L'opera di Francesco Ciavaglioli nella cucina della famiglia Francini-Caruso

ASA 1, L’opera di Francesco Ciavaglioli nella cucina della famiglia Francini-Caruso

Copia di ASA2_Carlo Trucchi allestisce l’opera realizzata per la seconda residenza a Perugia.

 ASA 2, Carlo Trucchi allestisce l’opera realizzata per la seconda residenza a Perugia

ASA3_''Città in scala'' di Francesco Capponi, commissionata dal Comune di Monte Santa Maria Tiberina

ASA 3. ”Città in scala” di Francesco Capponi, commissionata dal Comune di Monte Santa Maria Tiberina

ASA4_Ilaria Margutti ricama il ritratto di Tiziana Rinaldi

ASA 4,Ilaria Margutti ricama il ritratto di Tiziana Rinaldi

ASA5_Leonardo Petrucci ritrae Poldo, il cane dei suoi committenti romani

ASA 5, Leonardo Petrucci ritrae Poldo, il cane dei suoi committenti romani

È importante ricordare che Art Sweet Art non propone mostre domestiche. Il giorno dell’inaugurazione non vengono presentate opere dell’artista, se non quella che è stata realizzata durante la residenza. Il focus è quindi sulla singola opera, che viene allestita nell’ambiente domestico – di comune accordo tra artista e proprietario di casa – e non c’è un tempo di esposizione come per le mostre: l’opera rimane infatti del committente, che si impegna ad aprire le porte di casa, previo appuntamento, nel caso in cui altre persone fossero interessate a vederla. Insomma, il proprietario dell’opera ne diviene non il semplice possessore, ma il vero e proprio custode. Tornando ai nostri riferimenti, possiamo dire senz’altro che, piuttosto che le mostre domestiche, a ispirarci sono stati percorsi ed esperienze diverse, per esempio la piattaforma Couchsurfing.com, basata sullo scambio, sull’ospitalità, sulla fiducia, sul desiderio di conoscere situazioni e contesti nuovi.

Chi si rivolge a voi? Appassionati d’arte curiosi ma ancora insicuri, neofiti del collezionismo o piuttosto qualcuno che già conosce bene questa realtà, come credo sia avvenuto proprio durante la residenza romana? E cosa deve sapere – parlo innanzitutto dei costi – chi voglia contattarvi?
Art Sweet Art si rivolge a chiunque desideri un’opera d’arte e, al tempo stesso, voglia fare un’esperienza intensa e coinvolgente, sicuramente diversa da una normale acquisizione, che in genere prevede l’acquisto di un’opera già pronta. Il periodo della residenza dà modo di entrare a contatto con la poetica di un’artista, di conoscere come lavora e vedere le varie fasi di lavorazione. Questo desiderio di entrare in relazione con un artista e condividere il percorso di creazione è alla portata di tutti: tra i nostri committenti al momento ci sono, per esempio, un’educatrice di asilo nido, un’agronoma, persone che non potremmo di certo definire addetti ai lavori. Allo stesso tempo stiamo verificando che anche persone che conoscono bene il mondo dell’arte come la coppia di committenti romani (Stephanie Fazio e Francesco Basileo) hanno trovato con Art Sweet Art l’occasione per fare un’esperienza più originale e stabilire un rapporto di complicità con l’artista. Relativamente al costo, una residenza oscilla tra gli 800 e i 1.000 euro circa, da valutare caso per caso, a seconda per esempio delle dimensioni dell’opera e dei materiali impiegati. Con queste cifre si riescono a coprire la produzione del lavoro e un rimborso all’artista per l’ideazione, le spese di ospitalità e viaggio, il nostro lavoro di organizzazione, mediazione, curatela e comunicazione. Se si pensa al tipo di esperienza proposta e al fatto che l’opera è frutto di un percorso “su misura”, crediamo siano veramente prezzi accessibili.

Siete anche tra i cinque vincitori del bando Culturability che la Fondazione Unipolis promuove a sostegno di progetti culturali innovativi per la rigenerazione di spazi dismessi. Come collaborerete con CasermArcheologica, l’associazione di Sansepolcro con cui dividete la vittoria? Ve lo chiedo perché finora avete lavorato prevalentemente tra Arezzo e Perugia, proprio in quella Valtiberina così importante per la nostra storia dell’arte…
Sì, la vittoria al bando Culturability è un’opportunità straordinaria per dare impulso alla nostra attività e per confrontarci con i professionisti che stanno seguendo le fasi di incubazione del nostro progetto. L’associazione CasermArcheologica si propone come scopo principale quello di recuperare e rigenerare un’ex caserma dei Carabinieri che si trova nel centro di Sansepolcro (la città di Piero della Francesca…), per farne un centro di ricerca e formazione intorno all’arte contemporanea, con grande coinvolgimento del territorio. In questo contesto, Art Sweet Art potrà portare all’interno di CasermArcheologica i propri contenuti e un approccio innovativo – almeno così crediamo – all’idea di impresa culturale.

A dicembre avete esordito a Roma e tra poco presenterete Art Sweet Art di fronte al pubblico di Affordable Art Fair di Milano. Ci anticipate i prossimi passi?
Art Sweet Art è stata inserita come progetto speciale all’interno della settima edizione di Affordable Art Fair; siamo molto contenti di partecipare, perché condividiamo con la fiera l’idea di un’arte a prezzi accessibili. E speriamo possa essere un’ulteriore occasione per farci conoscere alle persone che verranno in fiera tra il 9 e il 12 febbraio, negli spazi di Superstudio Più a Milano. Stiamo già lavorando alla prossima residenza a Sansepolcro e, successivamente, parteciperemo alla curatela della mostra collettiva con la quale la CasermArcheologica riaprirà le porte.

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Roberta Aureli

Nata nel 1991, sono laureata in Storia dell’arte contemporanea all'Università La Sapienza di Roma; la mia tesi magistrale è pubblicata da Bulzoni (La campana di vetro. Trasformazione della «camera di compensazione per sogni e visioni» nelle pratiche artistiche contemporanee). Dopo uno stage presso una galleria romana e una prima esperienza come curatrice indipendente, attualmente frequento Campo16, il corso per curatori della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, e collaboro al corso magistrale di Storia dell’arte contemporanea di Antonella Sbrilli (Università La Sapienza, a.a. 2016/2017).

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