Arte ed educazione oltre l’educazione: Intervista con Arteco

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Continua la rassegna “Fare per capire. Educazione e società” che propone una serie d’interviste a musei, fondazioni, associazioni e cooperative, per conoscere metodi, prospettive e modelli pedagogici dei servizi educativi in Italia, al fine di delineare una prima mappatura della ricerca condotta sul campo tra educazione e contemporaneo. Questa volta si parla di arte ed educazione oltre l’educazione con Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli dell’Associazione Arteco, nata nel 2010 sulla base delle esperienze dei soci fondatori nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico-artistico, nella consapevolezza che tale patrimonio costituisca un insieme organico di opere, strettamente legato al territorio che lo ha prodotto e che rappresenti un elemento portante della società civile.

Qual è la vostra idea di servizio educativo e a quale modello s’ispira (riferimenti teorici e tecniche educative sperimentate)?
In generale pensiamo che qualsiasi servizio educativo debba partire dai contenuti per farsi strumento di cittadinanza, di inclusione sociale ed espressione della diversità culturale. Quindi l’idea è sì di proporre delle attività che ci facciano conoscere le storie dell’arte e degli artisti ma anche, nel conoscerle, di sviluppare l’immaginazione e la creatività, imparare a comunicare in una forma non verbale, saper lavorare in gruppo per raggiungere un obiettivo comune, stare insieme agli altri per il semplice piacere di farlo. Per cui non si tratta banalmente di facilitare il trapasso di una conoscenza (o competenza disciplinare) da una persona formata a una che non lo è, o lo è in parte, quanto di fare un’esperienza di condivisione, di rimpasto fra il sé e l’altro. Cosa che non richiede di raggiungere un obiettivo specifico, di dare una risposta o di mostrarsi performativi e all’altezza della situazione, ma che semplicemente invita ad attraversare un territorio stra-ordinario in cui le domande possono anche non avere una risposta, o meglio, possono averne tante e in cui tutto è possibile e niente è sempre uguale a se stesso. Nel proporre un’attività, un workshop e nel fare mediazione ci piace tenere presente che da una parte si lavora sul piano dell’Arts Education (quindi dei contenuti della storia dell’arte, dei linguaggi e delle pratiche artistiche contemporanee) e dall’altra su quello dell’Arts-in-Education, intesa come mezzo per avvicinarsi meglio al mondo, per conoscere se stessi e per avere la consapevolezza di poter saper vedere in modo singolare e differente. Si tratta di lavorare su un territorio espanso in cui entrano in gioco una pluralità di fattori di tipo socio-culturale ed emotivo. È un approccio discorsivo che coincide in qualche modo con quello a cui pensiamo quando facciamo curatela, ovvero al cosiddetto Educational Turn. Parliamo di quella svolta, di metodo e di contenuto, che a partire dagli anni ’90 ha spostato l’attenzione dall’oggetto alla persona e ai modi della produzione culturale in un’ottica processuale e relazionale. Mentre per rimanere sul piano dei modelli di riferimento da un punto vista propriamente educativo si potrebbe banalmente citare l’approccio costruttivista, ad oggi il più valido nella museum education contemporanea. Per cui l’apprendimento in un ambiente educativo informale, quale può essere quello del museo, è visto come un processo attivo incentrato sulla figura del visitatore, in cui è sì importante la componente manuale (hands-on) ma allo stesso tempo anche una riflessione sul senso delle azioni che si compiono e sul linguaggio che occorre per esprimerlo (G. Hein). Inoltre è un modello che pone l’accento sulle conoscenze pregresse, sulla motivazione (E. Hooper Greenhill) nonché sul contesto e le relazioni. (Si tratta comunque di riferimenti che guardano ai ben noti precedenti rappresentati dalle teorie dell’apprendimento di J. Dewey, J. Piaget e L. Vygotskij).

Quali sono le metodologie e gli strumenti e come li adattate a ogni singola mostra?
Le mostre che curiamo – o che non curiamo direttamente ma per le quali ci viene richiesta una proposta educativa – sono molto diverse l’una dall’altra. Cerchiamo ogni volta di sperimentare laboratori sempre nuovi e di declinare format che sono stati apprezzati in modo particolare dal pubblico. Cosa che avviene in costante dialogo con gli educatori museali e i mediatori, perché sono loro i primi nel condurre la visita e/o il laboratorio a verificarne la coerenza rispetto agli obiettivi formativi. Ai nostri mediatori chiediamo dunque di farci delle proposte, se hanno delle idee o se si accorgono che qualcosa non funziona o va ricalibrato. Quindi il confronto e la verifica in primis. Dopodiché c’è l’aggiornamento sulle pratiche, sulle teorie e gli approcci, attingendo tanto ai vari documenti programmatici e ricerche pubblicate in ambito comunitario, quanto alla letteratura specialistica sui temi dell’educazione artistica e della pedagogia del patrimonio. Del resto anche gli strumenti vanno di volta in volta adattati ai destinatari e ai contenuti. Per cui se si tratta di lavorare con un pubblico di età scolare l’approccio sarà indubbiamente quello del learning-by-doing e in questo senso di tipo maieutico; se invece siamo davanti a un pubblico di adolescenti penseremmo soprattutto in termini di peer education e action learning, oppure ancora se si tratta di un gruppo multiculturale saremmo più orientati ad un modello di empowered peer education.

La sperimentazione sul campo data dal contatto diretto soprattutto con i bambini come ha migliorato il vostro approccio e quali sono stati i risultati?
L’esperienza ci insegna che diversi fattori concorrono a rendere una proposta educativa coerente e apprezzata dal pubblico: sicuramente la qualità dei contenuti e la loro capacità di agganciarsi ad altre sfere della vita e dell’immaginario del bambino, ma anche materiali belli e un ambiente adatto, montessoriano per intenderci. Un ulteriore elemento è l’approccio del mediatore e la sua capacità di trasformare l’attività volta alla realizzazione di un oggetto da portare a scuola o da far vedere ai genitori, in una vera esperienza da condividere e da ricordare, in cui ci si è divertiti e si è imparato qualcosa scoprendo che questo qualcosa sta sempre fra la teoria e la pratica, fra noi e l’altro. Partiamo dall’idea che ogni visita, ogni laboratorio, ogni workshop non è mai uguale a quello precedente e questo per una ragione molto semplice: perché le persone cambiano e quello che accade nel gruppo è difficilmente prevedibile e anche noi ogni volta siamo diversi. È un fatto emotivo e relazionale imponderabile.

Coinvolgete a volte esperti o artisti?
Uno dei punti principali della nostra mission è quello di promuovere la cultura e l’educazione artistica contemporanea e in particolare sostenere i giovani artisti di cui spesso curiamo le mostre ma con i quali non rinunciamo a collaborare, chiedendo loro di farsi parte attiva di un processo educativo che in alcuni casi diventa pretesto per produrre nuovi lavori. È quanto accaduto ad esempio nel progetto 1, 2, 3 click!, commissionato dalla Fondazione Agnelli nel 2013: l’idea iniziale era quella di proporre dei laboratori in alcune scuole elementari del Piemonte per riflettere sullo spazio scolastico attraverso l’uso della fotografia. In quel caso è stato per noi indispensabile coinvolgere 4 artisti che hanno progettato in coppia con 4 educatori i laboratori da condurre personalmente nelle scuole. Il risultato è stato una doppia mostra dedicata rispettivamente agli scatti dei bambini e al lavoro dei fotografi e la cosa interessante è che quest’ultimo è venuto a seguito dell’esperienza con le classi. Nel 2014 invece abbiamo collaborato con l’artista Ennio Bertrand a Un soffio di poesie, un progetto dedicato alla realizzazione di un’opera d’arte interattiva a partire da un laboratorio sull’haiku nelle scuole elementari del quartiere torinese di Barriera di Milano.

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Congresso dei Disegnatori di Torino, 2015 © Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, foto Andrea Guermani.

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Congresso dei Disegnatori di Torino, 2015 © Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, foto Andrea Guermani.

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Congresso dei Disegnatori di Torino, 2015 © Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, foto Andrea Guermani.

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Congresso dei Disegnatori di Torino, 2015 © Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, foto Andrea Guermani.

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Laboratorio in classe nell’ambito di 1,2,3 click! alla scuola primaria Antonio Ambrosini di Torino

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Laboratorio in classe nell’ambito di 1,2,3 click! alla scuola primaria Antonio Ambrosini di Torino

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Laboratorio in piazza Carignano, Torino, per il festival dell’architettura in città

Potremmo citarti anche altri casi relativi al pubblico adulto. Ad esempio nella nostra ultima mostra abbiamo invitato gli artisti del Torino Mad Pride a realizzare un’opera d’arte relazionale all’interno della quale hanno avuto luogo performance e workshop come quelli di Andrea Caretto e Raffaella Spagna sulla ceromanzia o di Cesare Pietroiusti e Andrea Lanini sul concetto di ecfrasi. Senza dimenticare che fra i nostri mediatori ci sono anche giovani artisti come Simona Castaldo, Giulia Gallo ed Enrico Partengo, attivi sul fronte dei servizi educativi della Pinacoteca Agnelli, di cui ci occupiamo dal 2013.

Potreste descrivere un workshop in cui avete notato un particolare successo rispetto all’apprendimento dei bambini? Anche qualche testimonianza degli educatori potrebbe essere utile, se disponibile.
Come ente responsabile della proposta educativa e formativa della Pinacoteca Agnelli*, Arteco propone numerosi workshop dove l’elemento costante è la possibilità di trasmettere concetti complessi – variamente modulati in funzione della fascia di età – attraverso il “fare”: l’attività manuale, se correttamente introdotta, permette anche ai più piccoli di accedere alle grandi questioni dell’arte, trasformando opere apparentemente inconoscibili in materiale su cui lavorare. Diversa è stata l’esperienza maturata nell’ambito del Congresso dei Disegnatori di Torino (ideato dall’artista Paweł Althamer, presentato e prodotto dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, a cura di NERO, Torino Toolbox, 8 ottobre – 8 novembre 2015) dove abbiamo modellato la nostra proposta educativa su un progetto caratterizzato da esplicite premesse di anti autorialità e negazione del concetto tradizionale di didattica. Nell’ambito del Congresso, le attività proposte sono state molto libere: l’unico elemento di indirizzo era costituito dalla fornitura dei materiali per il disegno. Questo approccio incoraggia la libertà di espressione – intesa anche in senso fisico, poiché invita al movimento e al coinvolgimento di tutto il corpo nella produzione creativa – e favorisce la socialità, ma allo stesso richiede un supporto attivo da parte del mediatore.

*Dipartimento Educazione Pinacoteca Agnelli: responsabili Marta Di Vincenzo ed Ersilia Rossini; mediatori Simona Castaldo, Giulia Gallo, Valerio Gioria, Nemi Ferrara, Enrico Partengo, Simona Pompei, Valeria Primo, Elisabetta Reali, Francesca Simondi, Alice Zatti.

Avete avviato sperimentazioni, ricerche e/o collaborazioni con realtà estere? Partecipate a conferenze/incontri sullo stato attuale delle ricerche tra arte contemporanea e pedagogia? Se sì, potreste delineare stimoli e innovazioni?
Più che di rapporto fra arte contemporanea e pedagogia ci siamo molto occupati del rapporto fra arte e formazione tout court, quindi per quanto riguarda tanto il pubblico adulto quanto quello di età scolare. Data la giovane età di Arteco, purtroppo non abbiamo ancora avuto occasioni per collaborare con enti in ambito comunitario, ma stiamo lavorando per questo. Va da sé che, senza andare troppo lontano, quella della rete ZonArte attiva a Torino (la città in cui lavoriamo) è di sicuro un ottimo contenitore di sperimentazione e innovazione dove non mancano le occasioni per tenersi aggiornati e prendere parte ad approfondimenti pratici e teorici. Capita comunque per singoli progetti di avere la possibilità di collaborare con i dipartimenti educazione dei musei torinesi. Un esempio per tutti è una serie di interviste sul rapporto scuola-museo (visibili a questo link  https://www.youtube.com/watch?v=GMWzprip0Yk) che abbiamo organizzato per la Gipsoteca Calandra di Savigliano nel 2013.

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Elvira Lamanna

She graduated in Art History at "La Sapienza" University of Rome, with a dissertation about art and institutional critique from the '60s to 2000s. She obtained a Master's degree in Educational Management for contemporary art in Turin. Art critic, she deals with contemporary art, in particular in relation to interdisciplinary practices, political activism and alternative pedagogy. She is undertaking a Master of Research among the Department of Visual Cultures at Goldsmiths College in London.

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