ArteFiera 41esima edizione – intervista ad Angela Vettese

Vettese ©Pasquale Minopoli 2

Il 27 gennaio ritorna a Bologna l’appuntamento con la 41esima edizione di ArteFiera, la prima e più grande fiera di arte contemporanea. Per l’occasione abbiamo intervistato Angela Vettese, il nuovo direttore artistico subentrata a Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni, che avevano curato le ultime quattro edizioni di ArteFiera sino allo scorso anno.

La 41°edizione di ART CITY 2017 si è rinnovata rispetto alle precedenti. Quali sono gli elementi principali di questo rinnovamento e quali le novità rispetto alle precedenti edizioni?
Minor numero di gallerie. Commistione tra moderno e contemporaneo con stand meno affollati. Un’attenzione più selettiva alla fotografia articolata in mercato, mostre e libri. Molte occasioni espositive in città direttamente commissionate da ArteFiera che coinvolgono il MamBo, il Museo Archeologico, i musei dell’università a Palazzo Poggi, una rassegna di lectures d’artista anche in omaggio ai 40 anni della settimana della performance a Bologna, molti talk dentro e fuori dalla fiera.

In questa edizione sono presenti molte gallerie italiane e poche straniere o extra-europee. Secondo lei questo da cosa dipende?
Negli anni in cui ArteFiera ha guardato alla quantità degli espositori, Miart e Artissima hanno puntato sulla loro qualità internazionale. La strada da fare per raggiungere quel livello è lunga: in termini di fatturato Bologna resta importante, ma la credibilità di una fiera non si misura solo così. Inoltre Milano e Torino hanno saputo valorizzare la loro sfera culturale dedicata al contemporaneo. Bologna, che negli anni settanta partiva avvantaggiata, ha in questo senso patito una crisi di vocazione.

In quale modo ritiene che si possa attirare l’interesse di queste gallerie a partecipare ad ArtCity a Bologna?
Lavorando a un’integrazione tra lati culturali e commerciali, con la complicità dell’amministrazione comunale. Che, devo dire, pare esserci.

Le domande di ammissione a questa edizione hanno superato quelle delle precedenti, ma gli espositori sono diminuiti numericamente. Con quale criterio sono stati selezionati?
Attraverso il lavoro corale, davvero condiviso e mai soggetto a influenze o preferenze personalistiche, del comitato di selezione, per il quale ho cercato non solo galleristi ma anche figure importanti sul piano della storia dell’arte e della pratica curatoriale.

Meno partecipanti e stand più ampi: è stata una richiesta dettata dagli espositori o altro?
Un visitatore deve godersi una bella passeggiata. Da tempo le Fiere migliori non sono quadrerie. Mi è sembrato doveroso non affastellare le presenze.

ArtCity Polis è una delle grandi novità di quest’anno, com’è nata questa idea e perché?
Polis significa convivenza civile, recupero di domande – se non proprio di risposte – su cosa sia una città, e in particolare su cosa sia quel tipo di collettore urbano italiano che in parte è un’area produttiva, in parte una cosiddetta città d’arte con un turismo in crescita. Vale per Bologna ma è un discorso che potremmo fare aderire a molti dei centri italiani che hanno iniziato a ospitare festival culturali: solo con il presente si può far vivere il passato. È una ricetta che viene dal basso, dalle amministrazioni cittadine, ma che anche lo Stato sta recependo con iniziative quali la ‘Capitale della cultura’.

In questa edizione appare più marcato il tentativo di avvicinarsi ai mondi indipendenti e underground, con due appuntamenti come Master in Photography e Printville, com’è nata e come si è sviluppata questa idea?
Nella vacanza o diciamo distrazione dello Stato, che apre grandi musei ma poi non li foraggia, l’Italia ha più realtà indipendenti e non profit di quanto si creda. Molte di queste sono dedicate al linguaggio fotografico, che è ormai parte di una coscienza collettiva imponente.

Cosa ne pensa delle altre realtà attive in questi giorni a Bologna come Set Up o FruitExhibition.
Sono felice che esistano. Una fiera che si rispetti ha da sempre dei satelliti ribelli.

Tra i vari appuntamenti che vengono proposti da ArtCity 2017 quali ritiene che siano più innovativi?
La novità non mi interessa affatto. Mi interessa la qualità della proposta. Lascio il giudizio ad altri, anche se tutto ciò che abbiamo nominato, da Printville a Genda e Agenda (le mostre di fotografia), dalla rivisitazione di film sull’Italia curata da Mark Nash alla rilettura del documentario e della performance, hanno i loro perché. Strano ma vero, credo che per vendere occorra fare anche pensare. La nostra società del consumo è infatti ormai molto sofisticata. Cinque anni fa i collezionisti più cool volevano partecipare a cene vip, ora vogliono tornare a casa avendo imparato qualcosa. O diciamo che lo spero.

Arte Fiera
Dal 27 al 30 gennaio 2017
Bologna Fiere
www.artefiera.it

Copia di Vettese ©Pasquale Minopoli 2

Copia di Vettese ©Pasquale Minopoli

Artefiera 2016

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Artefiera 2016

Sophie Ko Fiori dal male 2016 Renata Fabbri arte contemporanea

Sophie Ko Fiori dal male 2016 Renata Fabbri arte contemporanea

Ugo La Pietra, Il Commutatore - The commutator, 1970, bw photo, Courtesy Laura Bulian Gallery, Milan.

Ugo La Pietra, Il Commutatore – The commutator, 1970, bw photo, Courtesy Laura Bulian Gallery, Milan.

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Sara Benuzzi

Laureata in Italianistica, Culture letterarie europee e scienze linguistiche a Bologna con una tesi in Fenomenologia dell'arte contemporanea sui libri d'artista, attualmente si occupa di comunicazione e organizzazione di eventi. Interessata a tutto ciò che orbita attorno all'arte contemporanea ha un interesse particolare verso le arti digitali, la grafica, la street art e i gli artisti emergenti.

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