Articolazioni Oltre il Linguaggio. Intervista a Elisa Strinna e Elena Mazzi. Part II

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continua l’intervista a Elisa Strinna e Elena Mazzi. Leggi la prima parte qui

Il lavoro in collettivo – o la collaborazione – porta spesso a interrogarsi sulla nozione di autorship: Come vi siete confrontate con questo tema? Credete che il risultato del lavoro in collettivo sia diverso da quello di un modello di autorialità individuale? Dal momento che il gruppo diventa spesso una sola voce in cui è impossibile discernere i  confini tra i diversi autori che hanno collaborato, non c’è forse un paradosso, una contraddizione intrinseca in questo risultato?
EM: Il progetto comprende due interventi diversi ma nati insieme e portati avanti in stretta collaborazione. Infatti, siamo state entrambe molto presenti nella realizzazione di ogni componente dell’opera. È un progetto che mi ha accresciuta molto; collaborando, si ha l’opportunità di vedere come lavora l’altro, ci si confronta, anche se ci sono dei momenti di scontro dove le posizione sono diverse, poi si arriva a una visione comune.
ES: Nel momento in cui abbiamo realizzato il lavoro non abbiamo pensato all’autorialità dei singoli interventi ma a creare un insieme, un dispositivo di studio. Sicuramente, chi conosce bene il nostro lavoro potrà notare delle tracce di singola autorialità e riconoscere dove l’idea è nata da una o dall’altra, per poi mescolarsi in corso d’opera. La compresenza dei due lavori vuole sottolineare una matrice comune a due dimensioni apparentemente distanti, nel tentativo di ricondurre la percezione che abbiamo del mondo verso una maggiore organicità. Il metodo utilizzato si avvicina forse più a quello della ricerca scientifica, dove la teoria di partenza concepita da una persona sola viene di volta in volta modificata, migliorata, accresciuta da diversi contributi. Credo che in questi casi l’autorialità non si annulli completamente ma si supporti, si accresca, si approfondisca. Si scoprono modi diversi di lavorare che a volte sono complementari e permettono di sviluppare il progetto in maniera più ampia, forse più organica.

 Articolazioni Oltre il Linguaggio, la materia e le sue declinazioni, Performance vocale, 3 m, 2013-2014

 Articolazioni Oltre il Linguaggio, la materia e le sue declinazioni, Performance vocale, 3 m, 2013-2014
 

Per realizzare l’opera Articolazioni Oltre il Linguaggio avete collaborato con diversi professionisti – spesso provenienti da campi diversi rispetto a quello artistico. Come si è sviluppata questa collaborazione? Quali sono gli aspetti dei diversi ambiti che vi hanno interessate maggiormente e che hanno influenzato la vostra pratica artistica?
EM: Abbiamo lavorato con marmisti, ingegneri elettronici e sonori, e ognuna di queste collaborazioni ci ha aperto un mondo. La relazione con lo scienziato Bruno Giorgini è stata particolarmente interessante. La prima volta che l’ho incontrato mi ha messo alla prova, ha voluto sapere cosa pensavo dell’arte e qual era il mio interesse per l’interdisciplinarietà. Lui ha collaborato in passato con Maria Teresa Sartori e quindi voleva sapere come noi lavoravamo, quali erano le differenze con quest’artista che è più grande di noi. Dopo questo primo incontro, gli siamo piaciute, ha capito le nostre idee ed è iniziato uno scambio prezioso. Ci ha fornito molto materiale tra cui il manifesto di ArtScience pubblicato dal MIT di Boston, che parla molto della collaborazione, del lavoro in team e in ambito interdisciplinare, un aspetto forse più caratteristico dell’ambito scientifico che di quello artistico.
Userò questo manifesto anche per il lavoro che sto facendo alla Fondazione Bevilacqua La Masa perché rispecchia le mie idee riguardo all’arte combinata con altre discipline. È un vero e proprio manifesto, articolato per punti, che mostra come l’arte, legandosi ad altre discipline, possa agire sulla vita quotidiana, migliorandola. Abbiamo avuto la sensazione che Giorgini ci volesse rendere partecipi di un mondo in cui forse si sente solo, almeno in Italia. Infatti lui si confronta molto con la Francia e con gli USA.
ES: E’ molto interessante unire skills differenti per dare vita a idee che apparentemente potrebbero sembrare folli. Credo che arte e scienza condividano una certa dose di follia, un particolare sguardo verso il mondo. L’arte ha sempre rappresentato un interesse dell’uomo nell’accrescere la sua consapevolezza della vita e della realtà. La ragione e la logica non sono gli strumenti da essa privilegiati, ma non per questo l’arte non ci fornisce una superiore consapevolezza del mondo. Oggi scienza e arte possono essere identificate come due diversi metodi cognitivi che, incontrandosi, si potenziano a vicenda e aprono nuove finestre sulla realtà.
Inoltre, abbiamo chiesto a Giuseppe Favi, laureato in Letteratura, di scrivere un saggio per il catalogo della mostra che affrontasse il concetto di traduzione da un punto di vista linguistico. L’idea di tradurre dei documenti in altri documenti, quindi di partire da un testo scritto, un testo naturale o umano e di tradurlo e trasformarlo in un altro testo ancora, in questo caso sonoro, è centrale nel mio lavoro da diverso tempo. Il suono è, infatti, un elemento che dialoga con componenti intuitive della nostra percezione, il suono ci porta dei messaggi che spesso non riusciamo a decifrare razionalmente, ma che ci coinvolgono profondamente a livello emotivo. Traducendo in suono, grazie a meccanismi diversi, i dati raccolti dalla scienza, dai reperti, dalla vita stessa, si voleva ampliare la percezione dei fenomeni, o perfino costruirne una nuova. La traduzione ci riporta alla dimensione letteraria e quindi al linguaggio. Il linguaggio è un simbolo della cultura umana, del suo bisogno di comunicare. Esso si può declinare in una miriade di modi differenti, aprendo altrettante finestre, verso la scienza, la letteratura, la musica… diventando un micro e macro contenitore. E’ venuto così a crearsi un prisma attorno ad una stessa tematica, una modalità che si ripropone nel catalogo. Esso comprende il testo di Favi sulla linguistica, quello di Giorgini sulla scienza, il testo di Trial Version come introduzione al nostro pensiero e al progetto in particolare. Gli altri testi di Alice Ginaldi e Ilaria Gianni introducono il mio lavoro, in particolare quello della Gianni parla del tema della dualità e del mythmaking, ovvero della capacità di creare nuovi miti attraverso gli strumenti della contemporaneità.

Articolazioni Oltre il Linguaggio, la materia e le sue declinazioni, Installazione video, 2013-2014, LCD, video HD, 3 m

Articolazioni Oltre il Linguaggio, la materia e le sue declinazioni, Installazione video, 2013-2014, LCD, video HD, 3 m
 

Quali sono i vostri progetti per il futuro? State già pensando a nuove collaborazioni?
EM: Io sto finendo la residenza alla Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia e farò presto una mostra a Vicenza allo spazio Monotono. A breve concluderò il progetto nato durante la residenza, in collaborazione con lo scienziato Hans Grassman. Il progetto coniuga la tradizione storica dell’artigianato veneziano e l’attuale ricerca scientifica condotta dall’impresa Isomorph su un prototipo di Muro Solare, un’installazione di specchi che produce energia termodinamica. In questo lavoro la piccola produzione locale d’incisione su vetro, solitamente caratterizzata da decorazioni floreali generiche, viene reinterpretata per raccontare le peculiarità di un territorio, quello della laguna veneziana, e della sua particolare flora, sottoposta a gravi rischi di tipo ambientale. Il progetto dovrebbe partecipare alla 14° Biennale d’Architettura di Venezia come evento collaterale. Mi piacerebbe molto lavorare ancora con Elisa, abbiamo qualche progetto nel cassetto ma ancora niente di concreto.
ES: Io tra poco partirò per Shanghai per una residenza alla East China Normal University con il patrocinio, tra gli altri, del Ministero degli Esteri Italiano e sono ora proiettata su questa nuova esperienza. Inoltre vorrei continuare un lavoro di traduzione sonora, un progetto vecchio, che ho sospeso per concludere Articolazioni Oltre il Linguaggio. Si tratta questa volta di un concerto che traduca i cambiamenti meteorologici in musica e che volevo già mettere in relazione con l’andamento della borsa.
Credo che a Shanghai riprenderò un filone legato alla natura morta, iniziato ormai tre anni fa durante una residenza al Pastificio Cerere, ma non voglio fare troppi progetti e partire con spirito ricettivo.

Giusy Pirrotta | Elisa Strinna, Tanto tempo fa, quando la Terra era piatta a cura di Alice Ginaldi
Galleria Massimodeluca Mestre-Venezia, 17 gennaio – 28 febbraio 2014

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Paola Bonino

Paola Bonino ha studiato Lettere Moderne e Arti Visive e si è specializzata in pratica curatoriale presso l' École du Magasin (Grenoble), dove ha co-curato la mostra ‘From 199C to 199D’ Liam Gillick. Attualmente, fa parte della direzione artistica di Placentia Arte (Piacenza).

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