Six artists face to face with the existential condition

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Corpi e luoghi deformati, legati ed annullati, compongono il percorso che alla CCC Strozzina di Firenze indaga il tema dell’esistenza umana nella relazione tra individuo e collettività.
La tensione e l’isolamento umano causati dalla vita contemporanea sono analizzati attraverso la pittura, la fotografia, l’installazione e il video di cinque artisti posti in dialogo con la produzione artistica di Francis Bacon – con suoi capolavori, come Seated Figure, ma anche con materiali fotografici e d’archivio del suo studio e con sue opere incompiute, esposte per la prima volta in Italia.

Francis Bacon, Ritratto di Henrietta Moraes, olio su tela, 1969
 

Le marionette realizzate in stoffa, creta e plastilina, nelle mani del burattinaio Nathalie Djurberg diventano lo strumento di un’ambigua critica “sacrilega” al processo di prigionia dell’essere umano, come il filo nero usato nei photosewings (fotografie cucite) e nelle performance da Annegret Soltau è il tratto distintivo della riflessione dell’artista tedesca sull’identità e sull’idea di sè. Nella serie Selbst Soltau avvolge il proprio viso con un filo nero che incide la carne deformandola e oscurandone le sembianze, in una dimensione che oscilla tra autodeterminazione ed apparente autolesionismo, mentre nella serie da-gegen-gehen produce una riflessione sul senso d’inibizione e di mancanza di libertà di movimento. Nei suoi dipinti Adrian Ghenie rappresenta celebri personaggi delle dittature europee del Novecento alterandoli attraverso l’elaborazione pittorica e il collage per negarne l’autorità storica acquisita nell’immaginario collettivo.

Chiharu Shiota, Installazione site specific per la mostra
 

L’installazione site specific, realizzata appositamente per lo spazio di Palazzo Strozzi dall’artista giapponese Chiharu Shiota, nasce da un intricato intreccio di fili di lana che avvolgono porte di legno in disuso – ritrovate nei magazzini del palazzo –, simbolo della vita quotidiana e familiare, di un vissuto che non c’è più. Lo spettatore attraversandola si ritrova in una sala nella quale il tempo è immobile e gli unici oggetti presenti sono imprigionati ed impossibili da raggiungere. Il percorso termina con una spessa gomena da cantiere navale che percorre un’intera stanza e le cui estremità avvolgono e stritolano ad intervalli irregolari due massicce travi di legno ancorate ai due ingressi frontalmente opposti della sala. Quest’opera di Arcangelo Sassolino, che rischia di non reggere alle forze che essa stessa mette in atto, diventa metafora dei concetti di rischio e di fallimento che minacciano la condizione psicologica umana.

Annegret Soltau, Permanente Demonstration am 19.1.1976, 6 fotografie, 1976
 

Nathalie Djurberg, marionette di plastilina
 

FRANCIS BACON e la condizione esistenziale nell’arte contemporanea
CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze
05.10.2012 – 27.01.2013

 

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Classe 1986, Francesca risiede e lavora a Piacenza. Dopo essersi laureata al Dams di Bologna in Storia dell'Arte, si è diplomata in Comunicazione e Organizzazione per l'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Collabora attualmente con l'artista piacentina Claudia Losi e scrive per alcune riviste d'arte online e giornali piacentini.

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