Un nuovo appuntamento a sostegno degli artisti indipendenti: Artrooms giunge a Roma

copertina

Dopo l’esperienza londinese che giunge quest’anno alla sua quarta edizione, Artrooms, fiera internazionale a sostegno degli artisti indipendenti, arriva per la prima volta in Italia, a Roma, dal 2 al 4 marzo 2018. Ne abbiamo parlato con Cristina Cellini, co-fondatrice e direttrice di Artrooms.

In cosa l’edizione italiana prosegue l’iniziativa londinese? In cosa invece si diversifica? Qual è la volontà di questa iniziativa?
Il format è essenzialmente lo stesso, ossia una camera per un artista. A differenza di Londra, tuttavia, a Roma avremo la possibilità di espandere la fiera, aggiungendo due nuove sezioni: Video Art Section e Sculpture Park. Questa novità è stata resa possibile grazie alla struttura  e alle facilities di The Church Palace: infatti, per la Video Art Section possiamo sfruttare il bellissimo Auditorium Cinema Bachelet (con oltre 500 posti e un sistema di Dolby Surround 7.1 davvero all’avanguardia), mentre per lo Sculpture Park verrà utlizzato il bellissimo parco dell’hotel. Nonostante queste differenze la volontà di Artrooms non cambia: la fiera punta sempre a diventare un punto di riferimento per le gallerie, i curatori e i collezionisti privati per fare scouting di artisti internazionali. A questo proposito, la regola per gli artisti partecipanti è quella di essere indipendenti e, dunque, non avere contratti di esclusiva con gallerie del territorio.

La call per gli artisti è aperta fino al 12 dicembre. Come funziona poi il processo di selezione? Quali sono gli aspetti più attrattivi per gli artisti emergenti?
Si, esatto, la call termina il 12 dicembre. La grande responsabilità della scelta degli artisti ricade sul nostro prestigioso Comitato di Selezione, composto dal curatore Gianluca Marziani, il Maestro Massimo Giannoni, il curatore e direttore di Ransom Gallery Christian Fanneboeck Campini, Tiziana Kaseff Grilly, esperta nel settore lusso legato all’immobiliare, Antonio Valentino, Presidente dell’Associazione Giovani Collezionisti, Alastair Smart, Associate Editor di Christies.com e l’Architetto Pietro di Pierri, CEO di The Church Palace. Gli artisti che rispondono alla call devono compilare una application che comprende: 3 immagini dei loro lavori (anche di lavori passati, così da farci capire lo stile), biografia e cv e descrizione del progetto. Quest’ultima è la parte più interessante: gli artisti devono raccontarci come immaginano lo spazio espositivo, se intendono trasformarlo in una sorta di studio d’artista oppure in un installazione, o altro.

Negli ultimi quindici anni, il mondo dell’arte ha visto la nascita e la crescita di numerose nuove fiere. Crede che il modello tradizionale di fiera d’arte debba e possa subire delle evoluzioni? In che direzione?
Dipende se parliamo di fiere per gallerie o fiere per artisti. Fino a una decina di anni fa, il concetto di dare accesso diretto agli artisti in fiera era praticamente un’eresia. Sono contenta che ci sia stata negli ultimi anni, una crescita esponenziale di fiere dedicate agli artisti, allo stesso tempo però credo dovrebbero differenziarsi totalmente dal modello fieristico per gallerie. Trovo molto tristi le fiere dove agli artisti vengono dati 3 metri quadri di stand, con le luci sbagliate, in piccoli capannoni e in tutto ciò a prezzi folli ! A Londra, il costo medio di partecipazione va da £ 300 a £ 1500 al metro quadro! Noi, al di là del format sicuramente innovativo, ci siamo distinti a livello mondiale proprio perché non facciamo pagare lo spazio espositivo agli artisti. Facciamo una selezione feroce questo si… basti pensare che per l’edizione inglese sono stati selezionati 70 artisti su 1150 domande! Ma i 70 selezionati usufruiranno oltre allo spazio espositivo anche di tutto il marketing e il network legato alla fiera.

L’importanza della combinazione e contaminazione tra le nuove tecnologie e il mondo dell’arte: in che modo l’uso del digitale sta trasformando l’esperienza delle fiere e che componente ha in Artrooms Roma?
È tutto in fase di sperimentazione e personalmente trovo molto stimolante l’idea di esplorare nuove possibilità nel mondo dell’arte. Dal punto di vista degli artisti, le nuove tecnologie aprono a contaminazioni interessanti, come ad esempio la realtà aumentata che permette letteralmente di far “vivere” l’opera oltre la tela, piuttosto che l’uso della tecnologia nelle installazioni. Per noi invece, come fiera, la tecnologia permette attraverso l’uso di app dedicate ad esempio di migliorare  la comunicazione con il collezionista oppure ci dà la possibilità di creare certificati di autentica e archivi digitali per la tracciabilità delle opere. Mi auguro che la attraverso la tecnologia, riusciremo a rendere il mercato dell’arte più accessibile e più trasparente.

Info:

Artrooms Roma
dal 2 al 4 marzo 2018
Hotel The Church Palace
Roma

application form

The Church Palace, Courtesy of The Church PalaceThe Church Palace, Courtesy of The Church Palace

Catherine Salvargh - Leaving a skin on the border, Courtesy of Artrooms FairCatherine Salvargh, Leaving a skin on the border, Courtesy of Artrooms Fair

Emmanuelle Moureaux - I am here, Courtesy of Artrooms FairEmmanuelle Moureaux, I am here, Courtesy of Artrooms Fair

Maya Gelfman - Black birds, Courtesy of Artrooms Fair.jpegMaya Gelfman, Black birds, Courtesy of Artrooms Fair

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Laura Rositani

A seguito di una laurea in Lingue e letterature straniere, si specializza in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività culturali presso l'Università Cà Foscari di Venezia. Ha collaborato con diverse gallerie d'arte contemporanea, musei e fondazioni private a Parigi e Amsterdam, per poi tornare a Venezia. Attualmente lavora presso la Fondazione Bonotto.

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