Attilia Fattori Franchini – intervista

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Intervista ad Attilia Fattori Franchini, curatrice d’arte contemporanea

Attilia, sei curatrice di arte contemporanea e co-fondatrice della galleria online bubblebyte.org. Come hai scelto di indagare l’arte attraverso le pratiche post-digitali?
Io approccio l’arte per com’è, guardando ai suoi tanti modi di rappresentare e interpretare il mondo.
Sono sempre stata molto interessata alle avanguardie, in particolare al Dadaismo e al Surrealismo e al modo in cui esprimevano lo spirito del proprio tempo e riducevano la distinzione tra arte e vita. Spesso introducendo elementi della cultura di massa questi movimenti sfidavano l’idea classica di produrre ed esporre arte. In un certo senso le pratiche post-digitali mi interessano per lo stesso motivo.
Les Immateriaux, la mostra del 1985 curata da Jean-Francois Lyotard, il primo esempio di mostra che ebbe un approccio tecnologico come punto di partenza, ha avuto una grande influenza su di me.
Dopo un incontro fortuito con Rhys Coren (co-fondatore di bubblebyte.org, ndr), iniziammo a condividere idee e realizzammo che gli artisti che piacevano a entrambi avevano qualcosa in comune, e cioè usavano internet come un medium per osservare e sperimentare. In questo contesto la mia ricerca personale di curatrice è migliorata, ispirata dal mio lavoro con bubblebyte.org, concentrandomi su artisti che indagano il mondo fortemente influenzato dai media digitali che ci circonda.

Come curatrice lavori prevalentemente a Londra ma questa nuova mostra è allestita a Milano. Com’è iniziata la tua collaborazione con Gloria Maria Gallery?
La collaborazione con Gloria e la sua galleria è iniziato come qualcosa di molto naturale. Siamo state in contatto online per un po’ di tempo fino a quando ci siamo incontrate a Londra in settembre. Poco dopo sono andata a Milano e abbiamo consolidato l’idea di fare un progetto insieme. Guide to the Galaxy è per la galleria il primo progetto curato da un curatore-ospite e per me la prima mostra in Italia. Questo è il culmine di un sacco di cose su cui abbiamo lavorato simultaneamente per lungo tempo.

Durante l’inaugurazione sono rimasto colpito dalla performance AAT di Lorenzo Senni. Cosa accomuna la sua performance musicale ai segni tribali esposti in galleria?
Gli interessi di ricerca di Lorenzo includono l’uso di algoritmi in campo artistico. AAT è un brano composto usando solamente brani di bass trance e hardstyle. Lorenzo è interessato a utilizzare i secondi di tensione e rilascio come unico materiale per creare un brano caratterizzato da una sorta di costante oppressione ma che si sviluppi anche in un tempo più lungo. Il lavoro esiste nella sua duplice forma, come live performance durante l’opening della mostra e come partizione grafica della colonna sonora stampata su un pvc di 3 metri di lunghezza. La grafica della partizione deriva dal design dei tatuaggi tribali che rappresentano movimenti musicali e richiamano l’estetica hardstyle.

Dunque oggi si può fare esperienza dell’arte contemporanea in molti modi differenti. Pensi che l’esposizione di opere d’arte in spazi fisici sia ancora l’attività principale nella promozione dell’arte contemporanea?
Credo esistano molte forme diverse di esporre e fare esperienza di quella che è chiamata arte contemporanea. Io sono molto interessata alle pratiche ibride e dispersive che sperimentano con l’idea dell’oggetto artistico e la sua frammentazione fisica. Come curatrice trovo eccitante anche varcare i confini di ciò che normalmente è chiamato spazio fisico.
Quel che è certo è che lo spazio fisico e lo spazio online non si sostituiscono a vicenda, propongono differenti visioni dei lavori e delle pratiche artistiche aprendo a nuove tensioni tra opera e fruitore.

Come hai scritto nel testo introduttivo alla mostra le prime enciclopedie web sono state in qualche modo ispirate dalla Guida Galattica di Douglas Adams. Pensi che i dispositivi digitali rimpiazzeranno totalmente le pubblicazioni cartacee come mezzi di archiviazione nell’ambito della classificazione e dell’informazione?
Vorrei che non ci fosse una sostituzione. Sono una grande appassionata di libri nella loro materialità di veicolo per informare. Quel che è interessante è che oggi possiamo decidere in quale formato ricevere l’informazione. Prima non c’era scelta. Credo ci si stia muovendo verso una sorta di specializzazione dove le pubblicazioni cartacee diventeranno più ricercate e da collezione mentre l’informazione di massa sarà riprodotta online, fluttuante nel suo libero accesso: multilingue, contenuti gratuiti, formato…

In conclusione, come definiresti la responsabilità dell’arte oggi, specialmente di quelle pratiche artistiche che interrogano le tecnologie digitali che stanno ridefinendo l’estetica contemporanea?
Questa è una domanda molto interessante. Penso che la responsabilità dell’arte oggi sia la stessa di mille anni fa. Il compito dell’arte è di ritrarre il mondo per come è, nella sua complessità e nel suo costante scorrere. Le tecnologie digitali sono per l’arte solo uno strumento per investigare il mondo e guardare a esso attraverso uno sguardo differente. Quello che l’arte sta esplorando non è l’ontologia della tecnologia digitale ma lo stesso vecchio mondo e l’influenza che questi strumenti stanno esercitando su di esso.

 

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Guide to the Galaxy exhibition view at Gloria Maria Gallery, Milano, 2013

 Lorenzo Senni, AAT 2

Lorenzo Senni, AAT, 2013

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Yuri Pattison and Lorenzo Senni at Gloria Maria Gallery, Milano

AFF and YuriAttilia Fattori Franchini and artist Yuri Pattison at Gloria Maria Gallery, Milano

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Simone Monsi

Simone Monsi currently lives between Italy and London, working as visual artist and contributor for art magazines. He is interested in digital culture, anime and Damien Hirst, and dislikes airports. Prior to joining Juliet Art Magazine, he worked as Press Assistant at Frieze Art Fair in London, UK. Simone holds a BA in History of Art and New Media from Università di Parma, Italy.

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