Augmented Place. L’arte aumenta la realtà.

Augmented Place, Piazza Cavour, Padova

Dal 9 novembre al 9 dicembre a Padova, in Piazza Cavour e nell’omonima Galleria, si potrà intercettare il campo dell’arte contemporanea propagato da Augmented Place. L’arte aumenta la realtà.
Questo speciale progetto espositivo curato da Guido Bartorelli in collaborazione con Elisa De Marchi, Giada Pellicari, Fabrizio Montini, Elena Tonelli e Stefano Volpato propone un nuovo capitolo alla ricerca cominciata nel 2010 con la mostra Art//Tube, che indagava l’immaginario creativo collettivo disponibile sulla rete.

Photo by Irene Fanizza
 

L’ideazione di Augmented Place parte dalla constatazione che l’arte contemporanea continua a mantenere un certo deficit relazionale verso il pubblico dei non addetti ai lavori, a differenza sia del successo della creatività amatoriale condivisibile in rete, sia dell’accettazione e del riconoscimento dei monumenti storicizzati, come ad esempio la statua ottocentesca in bronzo di Cavour della già menzionata piazza di Padova. Da queste premesse è emersa la volontà di presentare alla cittadinanza una nuova e attuale forma di Arte Pubblica, non più plasmata coi tradizionali materiali della tradizione accademica, ma fatta di immaterialità e relazionalità.

Gregory Fong, We Are Never Ever Getting Back Together, 2012
 

Infatti, l’arte di Augmented Place esce dal consueto contesto della galleria e invade la pubblica piazza, anche se nella realtà dei nostri cinque sensi tutto ciò non è avvertibile. Le sei opere realizzate appositamente per Augmented Place da Alterazioni Video, Fausto Falchi, Gregory Fong, IOCOSE, Antonio Riello, Cosimo Terlizzi si possono “vedere”, o meglio captare, solo grazie alla realtà aumentata e immateriale che ci consente la tecnologia wi-fi. Collegandosi alla rete locale accessibile da Piazza Cavour, sarà possibile visualizzare e scaricare queste opere sul proprio smartphone o tablet.
Entrando poi in Galleria si potrà aumentare ancor di più la realtà delle opere di Augmented Place: continuando la visita tra ulteriori installazioni realizzate dai medesimi artisti, confrontandosi e dialogando con alcuni studenti dei corsi di laurea Dams e Beni Culturali dell’Università di Padova e partecipando ad una serie di incontri e conferenze dedicati a questi temi.

IOCOSE, A Crowded Apocalypse, 2012 
 

Intervista a Guido Bartorelli, curatore della mostra Augmented Place
Riguardo all’ideazione e alla progettazione della mostra Augmented Place, volevo farle qualche domanda sull’aspetto curatoriale. Qual è stato l’approccio verso queste nuove modalità di fare arte contemporanea così legate ai mezzi tecnologici?
G. B.: Questa può sembrare una mostra incentrata sulle nuove tecnologie e, in effetti, ha una infrastruttura di tecnologie molto sofisticata, però in realtà è una mostra sulla vita di oggi, sulla nostra quotidianità. Perché quello che noi facciamo qui è esattamente quello che tanti giovani fanno normalmente; nessuno fa più caso ad un telefonino che possa connettersi ad internet ed è in questo modo che noi abbiamo utilizzato la tecnologia per questa mostra. È interessante proprio il momento in cui la tecnologia perde il suo carattere futuribile, fantascientifico e diventa parte della vita. In quel momento la tecnologia davvero influisce come modello, perché ti abitua, senza che tu ci faccia caso, ad nuovo modo di considerare le moderne possibilità comunicative, facendoti accedere a questi strati di immaterialità che sono ormai il nostro ambiente di vita, assieme alla terra su cui appoggiamo i piedi.

Mi sembra che anche il contenuto delle opere possa riguardare la vita di tutti i giorni, in un certo senso. Non c’è di fondo una base concettuale astrusa che qualcuno non potrebbe cogliere.
G. B.: Sono riflessioni intelligenti e raffinate sulla nostra vita. Credo che ci sia un forte rapporto con l’arte concettuale, proprio perché è una mostra per metà totalmente invisibile e quello che vedi in galleria è quasi evanescente; però in realtà il tipo di fruizione è molto semplice, è tutto estremamente chiaro.

Fausto Falchi, SGA – A (Sindrome  generale di adattamento), 2012
 

È un po’ come il Cubo Invisibile di De Dominicis, naturalmente aggiornato a quella che può essere la realtà sociale, storica e artistica di oggi?
G. B.: Aggiornato, è vero. E credo che questa nostra urgenza relazionale verso un pubblico non necessariamente esperto d’arte segni la differenza. Anche gli artisti concettuali l’avevano, l’urgenza relazionale, però hanno in gran parte fallito. Ecco: il concettuale storico ha avuto grossi problemi con il pubblico e l’effetto è stato di alienare molte persone dal mondo dell’arte, perché era diventato troppo difficile, pretendeva troppo dal pubblico. Con Augmented Place abbiamo grande interesse affinché la gente che ha la bontà di venire in mostra possa capire di cosa stiamo parlando. Allora penso, chissà che proprio il fatto di utilizzare questa cosa ormai così familiare e un po’ ludica, com’è la connessione wi-fi, non funga da ponte verso le persone e che faciliti un atteggiamento di adattabilità e curiosità verso l’arte senza doversi sentire come quando si è di fronte a qualcosa da studiare solo a scuola.

È quindi un togliere dal piedistallo l’opera d’arte contemporanea?
G. B.: Sì, è un togliere il piedistallo.

Alterazioni Video, Black Rain, 2011
 

Cosimo Terlizzi, Sacro Cuore del  Vuoto, 2011 Cosimo Terlizzi, Damien in ascensione, 2007
 

Antonio Riello, Giostrina, 2012
 

AUGMENTED PLACE. L’arte aumenta la realtà
Alterazioni Video, Fausto Falchi, Gregory Fong, IOCOSE, Antonio Riello, Cosimo Terlizzi
A cura di Guido Bartorelli
Comitato curatoriale: Guido Bartorelli, Elisa De Marchi, Fabrizio Montini, Giada Pellicari, Elena Tonelli, Stefano Volpato
9 novembre – 9 dicembre 2012
Galleria Cavour e Piazza Cavour, Padova
augmentedplace.blogspot.it

Elena Squizzato

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