Babi Badalov

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Lettere, parole, disegni, foto, tessuti, borse, t-shirt, scarpe, carta, cartone, muri, rifiuti e oggetti persi o scartati trovati per le strade dall’artista. Babi Badalov trasforma tutto in materiale artistico, soprattutto quando povero di valore d’uso. Lettere, parole, frasi, immagini, tutto è decostruito, liberato dai vincoli della norma, dalla logica dominante.

Significanti e significati sono amplificati, separati, spinti ad acquisire un’altra forma, un altro senso aperto a una moltitudine d’interpretazioni che mutano in una poesia allo stesso tempo personale e politica; ciò che lui chiama «poesia visiva». Giocare con le parole su convenzioni solide, farsi beffe di grandi nomi e frasi fatte. I risultati di quattro anni di formazione professionale nel collegio d’arte di Baku vanno in frantumi.

Lingue, struttura di segni, alfabeti, questioni personali e politiche, la morte di sua madre, il desiderio di Lerik, la storia dell’arte, la sua detenzione nel Regno Unito, l’identità sessuale, la sua immagine e quella degli altri, gli abusi e gli eccessi del potere nel pianeta. Tutto si fonde nel suo lavoro, tutto è de-gerarchizzato. Una confusione di lingue, un’interferenza di frontiere, una rottura dei sistemi che provoca una messa in discussione del rigore della norma.

Mireille Besnard

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