Barry McGee e Claire Rojas

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Per chi conosce già il percorso di Claire Rojas e di Barry McGee bisogna ammettere che l’esposizione allestita, alla Galleria Alessandra Bonomo, potrebbe sorprenderlo. Già, perché il progetto è incentrato su un dialogo tra i due che si innesta su meccanismi di astrazione che se per uno derivano naturalmente dalla op art per l’altro fanno parte di un percorso che può definirsi inedito e sto parlando, in questo ultimo caso, proprio della Rojas.Peggy Honeywell, questo il nome da cantante della Rojas, lascia spazio alla sperimentazione e alla messa a punto di un linguaggio purificato che si riassetta sugli stilemi dell’astrazione geometrica sempre mitigato da soggetti la cui ingenuità e immediatezza sono evidentemente reduci del percorso artistico di Claire Rojas, da sempre incentrato sulle fiabesche ambientazioni tratte dal folklore dell’Europa dell’est. La pittrice opera una comunione di linguaggio con Barry McGee bandendo dai propri scenari i personaggi che sono soliti abitarli. Questa operazione permette alle forme di emergere in tutta la loro potente semplicità. Siffatta riflessione ha risultati inaspettati tali da poter essere considerati autosufficienti rispetto a quanto fatto fino ad adesso dalla Honeywell.

Barry McGee, conosciuto anche come Ray Fong, si muove lungo le file della street art californiana che sa coadiuvare con una sostanziale ispirazione ai muralisti messicani, inserendo il tutto nella verve di un impulso anarchico. Le opere a lui più diffusamente connesse sono gli assemblages costituiti da pannelli in legno montati a incastro, le cui superfici psichedeliche sanno ricoprire anche ampi e curvilinei spazi. Data però l’occasione di colloquio con Claire Rojas l’artista si concentra su immagini che sembrano essere il risultato di uno zoom o di una rifilatura operati sui multiformi assemblages. Di qui abbiamo opere che sono orchestrate da un lessico che primeggia sugli altri, quello della op art. Lo testimonia esaurientemente, tra gli altri, Untitled, Mixed Media on paper, 2014 presente in mostra.

La prolifica produzione di McGee, che trova l’epicentro a San Francisco, si avvale di immagini fortemente evocative che costituiscono l’aspetto più folk e propriamente street del suo linguaggio. Un complesso visuale, dunque,  che si avvicina al fruitore tramite un idioma condiviso e che inoltre si fa latore di un messaggio sovversivo.  Presenti in sala anche alcuni busti in legno a cui manca però quel cigolante braccio meccanico eternante il gesto del writer che ha cadenzato la retrospettiva dedicata all’artista californiano nel 2012 alla BAM di Berkeley. La mostra comprende pittura su carta e su tela, disegni e fotografie che saranno esposti fino a dicembre e che testimoniano il fermento della Bay Area colto in una riflessione inedita.

Arianna Papale

Barry McGee e Clare Rojas

Barry McGee e Clare Rojas, Exhibition View, Galleria Alessandra Bonomo

Barry McGee e Clare Rojas, Exhibition View, Galleria Alessandra Bonomo

Barry McGee e Clare Rojas, Exhibition View, Galleria Alessandra Bonomo

Barry McGee e Clare Rojas, Exhibition View, Galleria Alessandra Bonomo

Barry McGee e Clare Rojas, Exhibition View, Galleria Alessandra Bonomo

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