Bertozzi&Casoni faccia a faccia con Giulio Romano

Bertozzi&Casoni, Scegli il paradiso, 1997, Maiolica

19 opere dei maestri indiscussi della scultura in ceramica policroma – stiamo parlando di Bertozzi & Casoni naturalmente – fioriscono, arano e scrutano l’infinito corpo celeste all’interno delle sale di Palazzo Tè a Mantova, creando dei veri e propri miraggi nei quali ordinarietà e prodigio convivono per alimentarsi a vicenda.

Bertozzi&Casoni, Scegli il paradiso, 1997, Maiolica

Bertozzi&Casoni, Scegli il paradiso, 1997, Maiolica 
 

Un’abilità esecutiva perennemente in crescita – il velato riferimento alle dimensioni sempre maggiori delle loro opere è voluto – e una distaccata e simbolica ironia derisoria nei confronti di ciò che è transitorio, caduco e in disfacimento sono diventati gli elementi distintivi dei loro lavori e i freddi connotati della condizione umana contemporanea. Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e Stefano dal Monte Casoni (Lugo, Ravenna, 1961) meglio conosciuti con il nome della loro società Bertozzi & Casoni, infatti, dopo aver studiato all’Istituto Statale di Faenza e in seguito all’Accademia di Belle Arti di Bologna, da più di trent’anni indagano la decadenza della società contemporanea e della cultura artistica, senza tralasciare la corruzione e la conseguente dipartita dei valori umani, coniugando surrealismo compositivo e iperrealismo esecutivo.

Bertozzi & Casoni , Cuccia Brillo, Ceramica policroma, 2003

Bertozzi & Casoni , Cuccia Brillo, 2003, Ceramica policroma
 

L’icona Pop per eccellenza, il Brillo Box di Andy Warhol, ad esempio, è ormai stata abbandonata, imbrattata e riutilizzata per ricavarci una Cuccia Brillo per cani, proprio come la Madonna, che nelle Sacre Rappresentazioni veniva rappresentata nell’atto materno di cullare il figlio di Dio, nell’opera Scegli il paradiso e in Madonna scheletrita è intenta come una qualsiasi casalinga ad arare un prato, distruggendo per di più i fiori che lo adornavano. A volte però la natura, nello specifico insetti e piante, corrono in aiuto all’uomo per cercare di redimerlo e salvarlo dalla parabola distruttrice in cui è incappato, come dimostrano opere quali Sedia elettrica con farfalle e Disgrazia con orchidee blu. Il degrado a cui il duo emiliano riduce oggetti tipici della vita quotidiana, animali primordiali o comunemente slegati dalla vita umana – quindi ingenuamente ritenuti ancora puri – e diversi simboli dell’evoluzione sociale, vuole essere sia una fredda rappresentazione dell’irrimediabile deterioramento temporale a cui tutto è soggetto sia, contemporaneamente, uno strumento pungente per esaltare la bellezza rinvenibile anche nell’oggetto più martoriato e disprezzato.

Bertozzi&Casoni, Bucranio con varano, 2012, Ceramica policroma

Bertozzi&Casoni, Bucranio con varano, 2012, Ceramica policroma
 

Ad accrescere il senso d’irrealtà e meraviglia nello spettatore ci pensano gli affreschi e le decorazioni delle stanze monumentali della residenza gonzanghesca, ammirata nei secoli per le sue atmosfere festose e per la particolarità dei soggetti raffigurati, anch’essi caratterizzati da veri e propri “lucidi inganni”. Mai prima si era vista, infatti, un’intera stanza dedicata ai “ritratti” dei destrieri di una casata. La scelta d’inserire un orso polare, posato su un pack e imprigionato in una rete che contiene i rifiuti di una spedizione antartica – facente parte dell’opera Composizione in bianco – proprio nella Sala dei Cavalli conferisce a entrambe le opere un potere straniante ancora maggiore, proprio come la scelta di allestire l’opera Bucranio con varano – una salamandra in quanto emblema della casata – sotto una delle aquile che adornano l’imposta della sala dedicata al rapace e l’opera Waiting – dedicata alle costellazioni – nella Sala dei Venti del palazzo.

Bertozzi&Casoni, Waiting, 2013, Ceramica policroma

Bertozzi&Casoni, Waiting, 2013, Ceramica policroma
 

Le opere dei due artisti sono state esposte in molte gallerie private e in grandi istituzioni pubbliche, come la Tate di Liverpool, la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia solo per citarne alcune. L’esposizione Dove Come Quando, a cura di Marco Tonelli e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Mantova, sarà visibile fino al 20 agosto 2014.

The following two tabs change content below.
Classe 1986, Francesca risiede e lavora a Piacenza. Dopo essersi laureata al Dams di Bologna in Storia dell'Arte, si è diplomata in Comunicazione e Organizzazione per l'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Collabora attualmente con l'artista piacentina Claudia Losi e scrive per alcune riviste d'arte online e giornali piacentini.

Ultimi post di Francesca Paola Comolli (vedi tutti)

Rispondi