Beto Shwafaty. Parliamo di risarcimenti

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Ha inaugurato lo scorso 20 maggio, alla prometeogallery di Ida Pisani, Hablemos de Reparaciones, la prima personale italiana dell’artista brasiliano Beto Shwafaty, a cura di Matteo Lucchetti.

Il titolo della mostra – Parliamo di risarcimenti – è un chiaro riferimento all’articolo dell’antropologo Jason Hickel Enough of aid – let’s talk of reparations, pubblicato sul The Guardian nel novembre del 2015. In quelle parole, la tradizionale narrazione dello sviluppo coloniale a opera dell’Europa viene decostruita e restituita come una storia di sfruttamento delle culture non europee, descritte come non sviluppate e bisognose di aiuti, oggi ancora in attesa di risarcimenti.

La mostra milanese è il tentativo di Beto Shwafaty di mettere in discussione, con un approccio multidisciplinare, la rappresentazione delle culture latino americane in una condizione di subalternità. La riflessione critica all’origine dei suoi lavori, prodotti appositamente per la mostra, risale al periodo della residenza presso Lugar a Dudas, Cali, in Colombia. Qui l’artista ha occasione di conoscere il cinema sperimentale di Luis Ospina e Carlos Mayolo, autori del film Agarrando el pueblo, manifesto del movimento “pornomiseria”, ovvero il movimento di denuncia dello sfruttamento occidentale della miseria attraverso la produzione e la vendita sul mercato internazionale di immagini stereotipate di povertà. Shwafaty trasporta il discorso ai nostri giorni nel video Afastando el pueblo. Fantasmas de la Riqueza, in cui racconta la ricchezza dei paesi sudamericani anche nelle sue forme immateriali, tratteggiando un contesto ancora profondamente segnato dalla lunga politica coloniale.

Alcuni oggetti simbolo presenti nel video in diversi momenti e contesti, sono esposti insieme nell’opera  di maggior impatto della mostra. L’installazione comprende una pittura su muro che cita il titolo dell’articolo di Hickel –  Basta ya de la ayuda. Hablemos de reparaciones  – e un tavolo su cui poggiano materiali da costruzione, piccoli manufatti, soldi che sintetizzano la complessità del tema dei risarcimenti. I testi letti dall’artista nel video sono riportati, assieme a foto ritagliate da libri sull’America latina degli anni ’50 e seguenti, come frammenti da passepartout bianchi in una serie di quadri che rappresentano lo studio per un film mai realizzato.

Due oggetti, tra le opere in mostra, una rete da pesca dai colori della bandiera di Cali, legata al legno di una falce, e una ciotola su cui è dipinto il logo della compagnia cinese che si occupa di estrazione petrolifera in Amazzonia (il piedistallo in legno rimanda alla deforestazione), diventano icone in questo display a più livelli che tenta di accrescere il grado di consapevolezza di chi guarda.

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Beto Shwafaty, Basta ya de la ayuda, Hablemos de reparaciones, 2016, Courtesy prometeogallery, Milano

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Beto Shwafaty, Basta ya de la ayuda, Hablemos de reparaciones, 2016, Courtesy prometeogallery, Milano 

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Beto Shwafaty, Entwicklungsland Der Zukunft (Development of the Land of the Future), 2016, Courtesy prometeogallery, Milano

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Serena Ficarola

Laureata in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università La Sapienza di Roma, ha svolto uno stage in didattica museale collaborando con il Dipartimento di Educazione del MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo al progetto "Il Museo tra i banchi di scuola". Nel corso dei suoi studi più recenti è stata crescente l'attenzione rivolta in particolare alla scultura contemporanea. Attualmente vive a Milano.

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