Big Appetites. Christopher Boffoli

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La serie fotografica Big Appetites, del fotografo americano Christopher Boffoli, ha già fatto il giro del mondo ed è stata esposta in gallerie e collezioni private in Europa, Stati Uniti, Canada e Asia. Ispirato dai ricordi d’infanzia, da una favola di Jonathan Swift piuttosto che da un film di Joe Johnston, l’artista di Seattle si diverte a ricreare un mondo fantastico in miniatura nel quale ortaggi, verdure e qualsiasi altro cibo ne disegnano la scenografia.

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Chi sei e cosa fai? Presentati …
Sono un fotografo americano, ma anche scrittore, giornalista e regista. Sono conosciuto soprattutto per la mia serie fotografica Big Appetites che rappresenta piccoli personaggi fotografati su sfondi allestiti col cibo. Questa serie è stata mostrata in più di 100 paesi ed è presente in gallerie e collezioni private in USA, Canada, Europa e Asia.

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Com’è cominciata la tua carriera?
Ho cominciato nel 2002 in seguito a un’ispirazione evocata da un’installazione sculturale che ho visto a Londra e che metteva in scena delle miniature. Sono sempre stato un creativo, in modi diversi, soprattutto come scrittore. Come fotografo lavoro da una trentina d’anni. Uno degli elementi chiave di Big Appetites è la sorprendente mescolanza delle scale. Questo è un elemento che ho ripreso dal cinema e dalla televisione; l’idea di mettere assieme delle miniature e del cibo è comunque abbastanza diffusa oggi basti pensare alle pubblicità che vediamo ogni giorno. Se pensi che ogni museo nel mondo include nelle sue collezioni piccoli artefatti, rappresentazioni in miniatura di oggetti reali, di decine di migliaia di anni fa, è evidente che l’essere umano è sempre stato ossessionato dalle miniature sin da quando iniziò a costruire i primi oggetti. In questo modo, esplorando il tema universale della dimensione, con giocattoli e cibo – due delle cose più comuni a qualsiasi cultura nel mondo – l’opera assume un potere e un’accessibilità che non avevo previsto.

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Dove lavori?
Il mio studio è a Seattle, un angolo di ridente natura nel Nordest del Pacifico degli Stati Uniti, conosciuto per cose come caffè, computer, fabbricazione di aerei, musica grunge e pioggia. Anche se effettivamente non piove poi così tanto, abbiamo comunque un celo nuvoloso per la maggior parte dell’anno. E ciò è positivo per il mio lavoro perché il mio gran appartamento, anche se coperto, è perfetto per il tipo d’illuminazione che serve alle mie fotografie. Non credo che i fotografi parlino sufficientemente dell’importanza della luce e come cose quali minerali, polline e livello di umidità nell’aria possano rendere a certi luoghi un particolare tipo di luce che diventa unica di quel posto. Se pensi che non c’è colore senza luce, allora capisci che la luce è veramente tutto!

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Quali sono i tuoi obiettivi?
L’idea di obiettivo presuppone un piano e io personalmente mi sento vicino a un’idea di mondo come circolare, dove non è mai possibile vedere troppo lontano, al di là dell’orizzonte. Voglio dire, ho studiato letteratura e inglese all’università e non avrei mai immaginato che un giorno avrei avuto una carriera a tempo pieno come artista visivo. Ma se proprio vuoi saperlo, direi che il mio obiettivo è di riuscire a fare qualcosa che piaccia a me e alle persone che ho intorno. Di gran lunga, la parte migliore della mia notorietà e del mio successo grazie a queste immagini è quando il mio lavoro viene mostrato e io vedo e sento persone interagire con l’opera; ridendo, ponendosi domande. Non credo che sia una cosa negativa avere un obiettivo che sia fare qualcosa che genera un’esperienza e un’emozione per lo spettatore.

Cosa non ti piace?
Le persone vengono a conoscenza del mio lavoro grazie al potere di diffusione di Internet. Ma spesso mi rendo conto che lo stesso potere può essere utilizzato per screditare non solo il valore dell’arte ma anche dell’originalità e dell’innovazione creativa. Troppe riviste o persone non si fanno problemi a scaricare e ripubblicare il lavoro di artisti e fotografi senza permesso. Spesso mi capita di sentire che in questo modo credono di promuovere il nostro lavoro. E anche se fosse vero in qualche modo, l’interesse è soprattutto motivato dal loro desiderio di accumulare visite, click, utenti e visibilità in generale. Ogni giorno vedo gente mettere insieme il lavoro di altri ai danni della creatività e originalità. Vero è che la vita è corta. Penso che ognuno dovrebbe avere la possibilità di creare. Spero solo che più persone riconoscano il valore delle loro scelte.

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Christopher Boffoli

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