Boystory: gender fluidity ai tempi del reale non eteronormativo

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Boystory è una mostra sul divenire fluido dell’essere umano. Magnus Arrevad cattura questo divenire attraverso foto di drag queens, go go boys, strippers e attori porno nel mentre di prepararsi alla performance. Nel mettersi la maschera, infatti, i performers svelano se stessi, come se la performance divenisse vita e la vita performance.

Judith Butler ad esempio si è interessata al ruolo della performance sia in Gender Trouble (1990) che in Bodies that Matter (1993). L’agire quotidiano é visto come il risultato di costanti mediazioni con le strategie di potere presenti nella società. Secondo la Butler in particolare i soggetti vengono creati attraverso l’esperienza di distinzioni di genere percepite come normali e inevitabili. I soggetti non solo internalizzano posizioni imposte dalla società (come le norme culturali collegate a idee di mascolinità e femminilità); essi anzi vivono in un costante stato di lotta a livello inconscio. Queste contraddizioni facenti parte dei processi di soggettivizzazione condivisi a livello comune vengono rese manifeste dai performers; i soggetti ritratti nelle foto presentano alcuni esempi di rifiuto di un sistema eteronormativo attraverso ironia o anche solo attraverso la contaminazione di una definizione prettamente binaria dell’essere maschile o femminile.

Le foto del danese Magnus Arrevad riflettono in un certo senso questo tipo di pensiero, aprendo le gabbie che rinchiudono le ombre del soggetto politically correct. Visioni acromatiche di cantine buie sono i landscapes di performers mentre si preparano ad andare in scena. Cipria e polvere, luce naturale e artificiale si confondono, aprendo per i soggetti performanti un mondo in cui la società è sospesa, in bilico. I regimi di genere, classe e razza vengono risucchiati e disfatti tra queste ombre liberate.

Questa sorta di universo parallelo (ma comunque sempre intessuto nelle maglie della società) è popolato da soggetti che mettono in discussione un ideale di stabilità politica, sociale e biologica tramite la modifica dei propri corpi e la performance. Due esempi di figure ibride contemporanee che mettono in discussione ordini fissi e prestabiliti dell’essere sono gender fluidity e gender hacking. Con gender fluid, ad esempio, si definisce un’identità di genere che può variare nel tempo per un individuo. Questo significa che un soggetto può a volte identificarsi come maschio, femmina, altre identità non binarie o qualche tipo di combinazioni di identità insieme. Un altro esempio di gestione di identità che rifiuta un’idea di gener fissa e binaria, a favore invece di una visione più aperta e variabile è quella di gender hacking. Come definito da Paul/Beatriz Preciado nel suo Testo Junkie (2013), gender hackers sono quegliutenti che considerano ormoni dei biocodici aperti e liberi, il cui uso non dovrebbe essere regolato dallo Stato o dalle compagnie farmaceutiche” (55).

Boystory riflette simili tipi di potenziale; mette in discussione un’idea di essere fisso e stabile a favore invece di un divenire costantemente in movimento. Fotografare il processo di trasformazione dei soggetti incarna questa idea di mutazione; la mobilità di tale processo è rappresentata in particolare da due elementi presenti in molte delle foto: lo specchio ed il feticcio.

Da un lato l’immagine riflessa è funzionale alla creazione effettiva della maschera. Dall’altro lato lo specchio rappresenta l’Altro come contemporaneamente stesso e diverso dell’Io. In entrambi i casi comunque l’oggetto incarna il processo liberatorio del mascherarsi per scoprirsi; come per Alice, così per i soggetti ritratti, lo specchio rappresenta la soglia liminale attraverso la quale l’individuo deve passare per portare alla luce il Sè. Questa idea di soglia liminale può essere ricondotta ad esempio al concetto di rito per Victor Turner (1967). È la liminalità presente nel rituale (di iniziazione, ad esempio) a costituire l’ attributo fondamentale per la sovversione e ricostituzione di norme sociali attraverso la loro temporanea sospensione. Durante lo stadio liminale di un rito differenze e gerarchie normalmente accettate scompaiono per poi essere eventualmente riconfermate; è questo potenziale sovversivo che viene riflesso dagli specchi di Magnus Arrevad, per essere però stavolta riconfermato nella performance.

In Boystory poi c’è il feticcio, tradizionalmente oggetto inanimato caricato di significato e strumento incarnante del/le dio/divinità. Lo sviluppo di scienze interessate alla sessualità tra ventesimo e ventunesimo secolo ha fatto sì che il termine venisse poi usato per indicare oggetti caricati di particolare significato da individui al fine di stimolare la libido. Nel caso dei soggetti ritratti in Boystory, i vari feticismi (in particolare per scarpe, parrucche ed oggetti sadomaso) non sono deviazioni castiganti, ma strumenti per la produzione di nuovi soggetti e significati; i vari feticismi rappresentano l’altro aspetto liberatorio della performance gender mixed, internalizzando l’Altro attraverso l’intrinseca stimolazione di desiderio e libido.

Per riassumere la traiettoria di questo movimento attraverso le parole del fotografo stesso : “Ero affascinato dai processi e dalle preparazioni attraverso le quali i performers liberavano visibilmente se stessi dai ruoli  che osseravavano durante il giorno. Avevano inventato un mondo a loro immagine e somiglianza, con le proprie divinità e le proprie cerimonie. Non riguardava solo la sessualità anche se chiaramente questa giocava un ruolo fondamentale. Riguardava l’essere. L’applicazione del trucco ogni notte era un’ applicazione grazie alla quale una maschera veniva tolta, non messa. Volevo documentare questo processo di liberazione”. La rappresentazione, offerta da questa mostra, di processi di individuazione attraverso la modificazione del corpo riflette nuove direzioni di processi sociali e culturali.

Boystory mostra il potenziale rivoluzionario presente nella manipolazione del corpo attraverso la perormance. In particolare rende visibile come lo sviluppo di performance attraverso il corpo (con la sua materialità) possa frantumare il vecchio e ricostruire un nuovo ordine collettivamente condiviso tra ciò che è considerato Altro e “Normale”, tra ciò che è considerato reale e ciò che invece è reale per un individuo.

Boystory rimarrà aperta fino a fine gennaio alla Galleria 5 Willoughby Street, London (WC1A 1JD).

BIBLIOGRAPHY
Butler, J. (1990), Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity. London and New York: Routledge.
Butler, J. (1993), Bodies that Matter: On the Discursive Limits of ‘Sex’. London and New York: Routledge.
Preciado, P (2013), Testo Junkie: Sex, Drugs and Biopolitics in the Pharmacopornographic Era. New York, N.Y.: Feminist Press.
Turner, V. (1967), The Forest of Symbols : aspects of Ndembu ritual. Ithaca, N.Y. : Cornell University Press.

‘Three Drags Taking A Slash’ by Magnus Arrevad

‘Three Drags Taking A Slash’ by Magnus Arrevad

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‘Copenhagen #1’ by Magnus Arrevad

‘Chris’ by Magnus Arrevad

‘Chris’ by Magnus Arrevad

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‘Felicity Carmichaels’ by Magnus Arrevad

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‘Chris Alys’ by Magnus Arrevad

Boots in a he street of Copenhagen photographed by Magnus Arrevad

‘Boots in a the street of Copenhagen’ by Magnus Arrevad

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