Breaking Boundaries – Wang Xiaosong

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La mostra Breaking Boundaries dell’artista cinese contemporaneo Wang Xiaosong (Wuhan, 1964), prima a Palazzo Medici Riccardi (Firenze) e poi alla Kunstlerhaus di Vienna, restituisce all’osservatore attento un caleidoscopico universo visuale animato da orizzonti compositi che l’artista ha avuto la capacità di reinterpretare e oltrepassare. Vivendo a cavallo tra due mondi, quello orientale e quello occidentale (egli vive e opera tra Cina e Germania), Wang Xiaosong ha dato vita a un linguaggio artistico che, avendo fatto esperienza della figurazione, della geometria e delle poetiche dell’informale, avendo assorbito il concetto dell’astrazione calligrafica cinese, dell’astrattismo storico, dell’astrattismo post-pittorico e del minimalismo occidentali, è riuscito a frangere ciascuno dei confini imposti da ognuna di queste sperimentazioni per dare vita a una palingenesi artistica dai riverberi internazionali e la cui eco giunge fin dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 2011.

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Wang Xiaosong 
 

Le sue opere mostrano un’arte in primo luogo giocata su un’ambivalenza di fondo (e sul suo superamento) che celebra lo spazio d’intersezione tra realismo e astrazione che da sempre caratterizza la cultura estetica cinese, in cui l’esperienza della contemplazione del reale si trasfigura in rielaborazione mentale della composizione attraverso una pennellata libera, espressiva e spontanea, che “ritrae l’idea” (xieyi) e non ricalca l’apparenza fenomenologica del dato reale. Questo tipo di approccio “astratto” viene poi portato all’estremo attraverso il ricorso a figure geometriche o pseudo tali che rappresentano il luogo di una razionalità meccanica e puramente funzionale che viene però attenuata grazie all’irregolarità segnica o pseudo figurativa che riempie di colore ciascun elemento. Le figure geometriche che costituiscono il figurativo della nostra epoca abitata dalla tecnologia tesa alla smaterializzazione e all’astrazione dei corpi vengono da lui rielaborate attraverso la matericità stratificata del colore che dà corpo e sostanza alle forme, giocando con la bidimensionalità della superficie che in ogni momento si converte alle tre dimensioni, figurandosi come realtà linguistica concreta. Minuscole forme di corpi umani trasfiguranti in formiche alacri o larve bituminose geminano e si moltiplicano su superfici tagliate da improvvise angolazioni, ferite da tumescenze in rilievo, lacerti, urti, pressioni e ammaccamenti che registrano i colpi inferti all’uomo dalla sua condizione contemporanea: un’architettura di volumi scultorei che emergono attraverso la corposità solida della struttura cementizia della pittura a olio.

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Wang Xiaosong, The Gap Of Fusion, 2013
 

Manipolando questa materia, l’artista stabilisce con essa un rapporto di continuità esistenziale e d’immedesimazione: il dipinto si trasfigura in un frammento del reale in cui l’uomo è imbrigliato e da cui non riesce a distaccarsi, restituendo la frammentarietà tragica dell’esistenza. Nelle lacerazioni, nei tagli, nelle tumefazioni, negli sbalzi e nelle protuberanze della materia è possibile individuare un’iconografia della sofferenza attraverso cui l’uomo viene in qualche modo “martirizzato” (“Martire” è infatti il titolo di una delle serie presentate). I segni che vi vengono impressi, scavati e incisi con durezza, sono sintomi di sofferenza, lacerti della materia, che ripetono la difformità del vivere la condizione umana. Il principio di modularità asimmetrica che ne guida però l’esecuzione rappresenta il tentativo da parte dell’artista di sottrarsi all’oggettività e riappropriarsi delle possibilità dell’espressione individuale. Inserendosi in questo modo nella corrente artistica del “massimalismo cinese” (così definita dal critico Gao Minglu), nata in opposizione al “minimalismo occidentale”, Xiaosong, attraverso tale principio, vuole ricalcare prassi e significato dell’esercizio giornaliero della meditazione di matrice buddhista, di un’esperienza quotidiana cadenzata, ritmica e “poetica” (nel senso di poiesis: “che fa, che crea/creativa”) che si oppone alla frenesia dell’inurbamento e della massificazione che caratterizza il nostro tempo.

王小松  Wang Xiaosong, Question, oil on canvas, 90x125, 2012

Wang Xiaosong, Question, oil on canvas, 2012
 

La struttura stratificata del colore, la tridimensionalità quasi scultorea della materia, la parcellizzazione della tela divisa in tagli netti di colore, la rifrazione in ciascuna sezione di tonalità diverse di un’unica unità coloristica, la creazione di un caleidoscopio di piani, la pienezza della composizione che non lascia spazio a pause “vuote” del bianco del supporto (così fondamentali nella pittura tradizionale cinese) sembrano strumenti messi in atto da Wang Xiaosong per demistificare totalmente il reale attraverso la rottura del limite imposto dalla struttura del quadro. Sono tutti accorgimenti che costringono l’occhio dell’osservatore a spostare l’attenzione verso il rapporto che lo spazio pittorico intesse con lo spazio esterno attraverso una visione dinamica e integrata con l’ambiente.

Il nulla e l'essere, 100x150 cm, olio su tela, 2013

Wang Xiaosong, Il nulla e l’essere, oil on canvas, 2013
 

Il tentativo è quello di creare una “tridimensionalità del bidimensionale”, di svelare un’illusione che ci fa interrogare sulla natura stessa di ciò che stiamo contemplando. Rompere con le categorie della spazialità significa infrangere gli argini costrittivi imposti dal vivere sociale e dal fare artistico per dare vita a una nuova visualità, a un diottrismo capace di dotare l’uomo di una lente critica con cui osservare il mondo, scrostarlo delle superficialità fraudolente e interpretarlo secondo un’ottica che si colora delle razionalità espressiva dell’uomo.

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Adriana Iezzi

sinologa ed esperta di arte orientale, antica e moderna, nonché appassionata di arte contemporanea. Ha lavorato in diversi musei (MACRO, MNAO) e in gallerie d’arte contemporanea e ha partecipato all'organizzazione e alla promozione di mostre d’arte cinese in Italia e all’estero. Sta svolgendo un dottorato di ricerca presso la facoltà di Studi Orientali della “Sapienza” Università di Roma sulla metamorfosi dell’arte della calligrafia nella Cina contemporanea.

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