Breviario militante – A partire da Jenny Holzer

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Curato da Thomas Kellein, War paintings si iscrive come evento collaterale della 56esima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia racchiudendo venti opere, tra dipinti (2012-2015) e serigrafie (2006-2009) che ripropongono documenti provenienti dall’Archivio di Stato USA sulle operazioni militari condotte in Afganistan e in Iraq a partire dall’11 Settembre 2001.L’opera d’arte comunica come forma vivente, parola infetta che riesce nella formazione e nella moltiplicazione di una nuova legalità, una nuova positività del re-incantamento del mondo per mezzo della linguistica, e il segno si stende su brandelli di materia, su solchi di pittura sgretolante, su pieghe, linee e prolungamenti si appronta la scrittura, il verbo come progressione pensante incede come ferita, flusso al limitare, scintilla, lampo di possibili tempeste, codice di sovversione e accadimento. Succede che le proposizioni si aggreghino talvolta in un coagulo teso a raggiungere la pressione di un collasso, e in questo avanzamento astrale gli strati come materia si compattino a formare un corpo. Un corpo-arma, incastonato di materia grammaticale pietrificata (giacché la pietra è seme, grumo germinale, perimetro di resistenza). Come si arriva a questo spazio svuotato, a questo episodico organismo irradiato di lessico, materia e polveri immacolate? È di emulsioni furiose e frenesie rapide la pittura della Holzer a contrastare fosforica e disintegrata la semiotica del potere: la sua mano come artiglio nervoso in agguato a fracassare il torbido, a bloccare le linee di un totalitarismo in fieri.

Nella sala centrale del palazzo Correr i cinque oli su tela Water mixed with snow, I was called, The behaviour, Question answer, I was arrested, We are not, I my self, In (JIHAD) time ripercorrono l’inchiesta sulle accuse di violenza nelle basi americane a Gardez (Afganistan, 2004) e denunciano il decesso di Jamal Nasser prigioniero delle milizie USA nel 2003. Terrorist Group cita invece “La minaccia terrorista alla patria: una valutazione dell’FBI” rapporto del 2004 che rassegna un elenco di gruppi terroristici ostili agli Stati Uniti. Attraverso la valutazione di ogni singola cellula terroristica vi si analizzano obiettivi, mezzi di distruzione, organizzazione e relativa pericolosità. Ogni carattere è un corpo in corsa: “volevo che il lavoro fatto a mano fosse un indicatore di sincerità e di attenzione. Volevo che il suo tocco fosse umano, e penso che il contenuto parli da sé”, scrive l’artista, “non c’è alcun motivo per aggiungervi il mio parere patetico – poiché – la normalizzazione stessa della tortura, la sua accettazione è di per sé fattore riprovevole”. Si ritorna a un valore culturale dell’opera come strumento d’emancipazione: l’opera diventa proiettile, megafono. Nella sua riproduzione di denuncia questa è un lanciafiamme, pausa tra metalli a fondare un nuovo dominio che non è solo propaganda ma fiammante dialettica di ripresa. La morale diviene estetica con la Holzer e l’arte è agente attivo per un nuovo dinamismo ideologico capace di autonomie e distanze, un palcoscenico di pratiche e ideali.

Si dice: arte come flusso di comunità, comunicazione, spazio dell’esperienza del fuori, del fuori-da-sé, estetica di un sentire in trasformazione, informazione, prevenzione: combattimento spaziale. Ritorno al primigenio, al gestuale che abbandona la reazionaria dimensione autoriale per divulgare e accendere fuochi, transitare nelle sfere della percezione sino a perforare col concetto l’affermazione della negazione. Un enunciato che mette in crisi un modello destrutturandone l’istanza. Già nel 1993-1994 il progetto Lustmords fluiva infiammato a denunciare abusi e stupri inflitti sui corpi delle donne durante la guerra in Bosnia. A partire dalla descrizione segnica su epidermide si generava una relazionalità tra torturante e succube rinforzata dalle tre diverse prospettive narranti: la voce della donna-vittima, quella del maschio perpetuatore del supplizio e quella del testimone neutrale: lo spettatore. La narrazione su carne diveniva così apparato del molteplice, unione di flussi e organismi corporali in opposizione, viscerale iconografia linguistica della violenza, relazione capace di penetrare e lambire l’oltraggio della macchina umana. Le lacerate pitture After my transfer, Neck was tied up to e We are very happy (2014) riportano porzioni estratte dai 536 documenti relativi all’indagine del CID sulle brutali violenze fisiche, sessuali e verbali subite da un colonnello della polizia afgana da parte delle forze USA. XX7 (2013-2015) presenta invece un rapporto dell’FBI, Valutazione della pericolosità dell’attivismo sciita filo-khomeinista negli USA, un insieme di considerazioni sulle dottrine sciite, sul terrorismo mediorientale e sui gruppi sospettati di attività terroristiche negli Stati Uniti.

Wish List è letteralmente la sintesi di una lista dei desideri diffusa via mail da un capitano americano alle squadre di interrogatorio subordinate 4° Divisione di Fanteria ICE, per indagare sulle tecniche di interrogatorio alternative più efficaci da infliggere ai combattenti iracheni prigionieri. La Holzer ne riporta fedelmente tutte le proposte: colpi a mano aperta su viso e tronco, manipolazioni di punti di pressione del corpo umano a causare un acuto e lancinante dolore senza riportare lesioni permanenti, reclusione in stanze anguste, esposizione al rumore bianco, privazione di sonno, privazione monitorata degli stimoli da 12 a 24 ore per diminuire la resistenza. E ancora, in Palm, Fingers & Fingertips (Right Hand) come spettri sagomati ombreggiano le impronte digitali di soldati americani indagati nel 2004 per aver usato violenza contro un cittadino iracheno. Il linguaggio è trasparenza monolitica e i blocchi di pigmenti sfrondano le superfici come pitture suprematiste,  cromatismi alla Newman, sciabolate alla Kline, masse alla Ad Reinhardt. La mistica annunciata esercita un’applicazione consapevole e coinvolta della morale come folgorazione risonante, riabilita il carattere armato dell’arte: la parola è fisica, una volta ricevuta essa è nutrimento che si immerge nel corpo, la parola è sessuale, trasgressione, circuito produttivo che attraversa il sintomo per dimostrarne la causa, è macchina che produce il reale, il crudele nelle sue pluralità geografiche e biopolitiche, è ricerca archeologica, metodo: rottura.

Jenny Holzer – War Paintings
Dal 7 Maggio al 22 Novembre 2015
Venezia, Museo Correr – Sala delle Quattro Porte

Jenny-Holzer---After-my-Transfer,-Olio-su-lino,-2014

Jenny Holzer, After my Transfer, Olio su lino, 2014

Jenny-Holzer---DODDOACID-008769-BLUE-WHITE,-serigrafia,2008

Jenny Holzer, DODDOACID 008769 BLUE WHITE, serigrafia, 2008

Jenny-Holzer---Terrorist-Group,-olio-su-lino,-2013

Jenny Holzer, Terrorist Group, olio su lino, 2013

Jenny-Holzer---Wish-List,-Serigrafia,-2006

Jenny-Holzer, Wish List, Serigrafia, 2006
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Valentina Dell'Aquila

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