Brian Calvin e Wendy White

Copyright 2016 © ARMELLIN F.

Cabinet ospita fino al 24 giugno la doppia personale di Brian Calvin e Wendy White, in cui vengono messe a confronto due differenti modalità operative e la cultura odierna dei selfie e quella diffusa negli anni Ottanta dello skate e del surf. Gli artisti sviluppano mediante il distintivo modus operandi una comune riduzione ai suoi principi essenziali del linguaggio visivo, che, privato della componente comunicazionale, si risolve nell’immediatezza referenziale del segno. Nonostante le differenze operative di ciascun artista, alla base della mostra è presente un comune interesse rivolto verso il detail di Aby Waburg, inteso da Daniel Arasse come la chiave rivelatrice dell’opera e la premessa indispensabile alla sua interpretazione.

Brian Calvin, come si evince dal frame Over the shoulders, sviluppa “piatti” close ups privi dell’elemento narrativo su figure androgine inserite entro la tela secondo regole geometriche ben precise costruite in base al principio del golden mean che si costituiscono come una critica verso la superficialità della cultura del selfie. L’attenzione dell’artista è rivolta ai tratti fisiognomici della bocca e degli occhi, elementi che sembrano rivelare atteggiamenti di chiusura nei confronti del visitatore. Ciò si può notare in Hmm, in cui una ragazza persa nei suoi pensieri sembra accoglierlo con uno sguardo quasi distratto, come se fosse al contempo stupita e infastidita dal suo arrivo nella galleria. Inoltre, nell’extreme close up posto di fronte, Dubber, Brian Calvin mette in primo piano la bocca semi aperta di cui vengono messe in risalto le flat sensually parted glossed lips, rivelando lo spazio tra i denti.

Wendy White opera una riduzione del linguaggio afferente alla beach culture californiana degli anni Ottanta realizzando un inedito lexicon iconografico costituito da graphic stenciled nuvole “piangenti”, cuori pixelati e arcobaleni. Quest’ultimo elemento viene elevato a emblema del cosiddetto California dream e riporta alle esperienze dell’adolescenza dell’artista e al clima di ottimismo generale che ha caratterizzato la cultura degli anni Ottanta. Il segno grafico dell’arcobaleno sembra circondare il visitatore, creando un movimento circolare che, parte dalla Cloud with Rainbow e, passando per Corner Rainbow, indirizza lo sguardo verso No Pressure. Questa scultura si trova nella sezione centrale dello spazio ed è appesa al soffitto da un rainbow webbing e da una corda in nylon, elementi che richiamano Santa Cruz e che, al contempo, si costituiscono come dei tongue-in-cheek dei canoni della pittura moderna.

I frames pittorici al contempo astratti e figurativi di Brian Calvin e i “dipinti scultorei” di Wendy White interagiscono tra di loro stimolando nel visitatore movimenti di lean in e lean out, ossia di attrazione e di allontanamento sempre inediti e non costretti entro un percorso fissato a priori. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ai lavori di Wendy White che indaga i limiti tra la pittura, la scultura e l’installazione mediante il Dibond, materiale riflettente utilizzato principalmente per la stampa grafica che attiva una complessa dinamica della visione con gli altri lavori esposti, oltre che con lo spazio circostante. Queste opere ampliano le possibilità di visione e generano inedite connessioni, ravvivando sia il gioco di rimandi che si instaura tra le opere all’interno della galleria sia l’apertura verso l’esterno. Difatti, ancora prima di entrare nello spazio espositivo, l’attenzione del visitatore è catturata dal Pixel Heart di grandi dimensioni sospeso in corrispondenza con la vetrata della galleria, accanto a cui si rivela mentre ci si avvicina il White Pixel Heart di dimensioni inferiori appeso alla parete.

Brian Calvin
Wendy White
A cura di Maria Chiara Valacchi
22 Aprile – 24 Giugno 2017
Sito: http://www.spaziocabinet.com

Copyright 2016 © ARMELLIN F.

Brian Calvin, Wendy White, Installation view, 2017, Cabinet, Milan – Courtesy Artists and Cabinet, Milan – Photo Filippo Armellin

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Brian Calvin, Wendy White, Installation view, 2017, Cabinet, Milan – Courtesy Artists and Cabinet, Milan – Photo Filippo Armellin

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Sara Tassan Solet

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