C.Ar.D – Arte e Design contemporanei nelle colline piacentine

Denis Santachiara, GNAM (Parassita architettonico), Auditorium, Pianello Val Tidone

C.Ar.D. è un itinerario di arte e design contemporanei che dal 12 settembre al 12 ottobre si snoda lungo le colline piacentine, coinvolgendo 14 splendidi siti tra la Val Tidone e la Val Luretta. Juliet Art Magazine ha incontrato Paolo Baldacci, ideatore e organizzatore della mostra insieme a Daniela Volpi, per conoscere più da vicino questa manifestazione.Potrebbe raccontarci brevemente la genealogia di C.Ar.D., com’è nata questa idea e come si è sviluppata?
L’idea è nata poco più di due anni fa quando James Hyde, uno degli artisti partecipanti, venne per circa un mese a lavorare nella nostra casa sopra il Chiarone (gli misi a disposizione il garage che divenne così il suo studio). Vennero a trovarlo altri artisti e l’esperienza fu molto interessante, tanto da indurci a inventare questa mostra, una delle cui caratteristiche è appunto la permanenza in loco di artisti al lavoro. Dopo circa un anno siamo entrati nel vivo facendo, in due viaggi tra ottobre e dicembre 2013, alcune visite di studio a New York e a Brooklyn, oltre che in Italia. Avete selezionato quattordici sedi differenti, sparse in un raggio di circa 40 km tra la Val Tidone e la Val Luretta, giustapponendo luoghi di grande valore storico artistico – come il Castello di Lisignano, la Villa Anguissola Scotti, la Rocca d’Olgisio – a luoghi del “quotidiano” – come il Consorzio Agrario di San Gabriele, il Boociodromo e la Biblioteca di Pianello.

Qual è stato il criterio che vi ha guidato nella scelta di questi siti e nel delineare questo tipo di percorso?
Soprattutto il desiderio di far scoprire posti bellissimi che pochi conoscono. Qualcuno ha detto che si tratta di luoghi marginali, ma non è vero, almeno non nel senso estetico e storico: si trattava piuttosto di luoghi ingiustamente emarginati. I progetti sono stati pensati per valorizzare il territorio e la sua varietà d’insediamenti e di tradizioni edilizie, infatti le opere dialogano con l’ambiente circostante o con un particolare edificio, sia per osmosi sia per contrasto.

Avete invitato artisti internazionali, qual è stato il loro rapporto con i luoghi in cui sono stati chiamati a lavorare e/o installare le loro opere e con il territorio piacentino in generale?
Un rapporto ottimo, sia per la piacevolezza e bellezza dei luoghi, sia per il cibo, sia soprattutto perché si sono trovati circondati da persone cordiali, molto interessate al loro lavoro e che hanno fatto il massimo per aiutarli e per metterli a loro agio. Devo dire che per molti abitanti della zona questa è stata una vera rivelazione di cui ci sono grati.

So per esperienza che il territorio di Piacenza e provincia è un tesoro nascosto, a volte tenuto nascosto dai suoi stessi abitanti, da coloro che ne dovrebbero essere per primi i promotori. A volte è una realtà estremamente restia alle novità, a ciò che è contemporaneo. Qual è stata la vostra esperienza a questo riguardo, sia nella fase di preparazione e allestimento della mostra, sia in quello della sua fruizione?
All’inizio infatti vi era molta diffidenza e quasi sfiducia. Poi, man mano che s’incominciavano a vedere i risultati, è nata la curiosità, che alla fine, almeno per molte persone, si è trasformata in un vero e proprio entusiasmo.

Quali sono le vostre stime in termini di afflusso di visitatori, sia nazionali e internazionali?
Visitatori internazionali si sono avuti soprattutto nei giorni dell’inaugurazione. C’erano galleristi, funzionari di grandi musei, come il MoMA di New York, critici docenti universitari francesi e tedeschi, oltre che qualche politico americano del partito democratico (Donna Moylan, che è moglie di uno dei responsabili della riforma sanitaria di Obama, ha fatto da polo d’attrazione per molti di questi). Tuttavia ho incontrato alcuni americani e inglesi anche la scorsa settimana, non so se venuti apposta o di passaggio per motivi turistici. In termini numerici parliamo di una cinquantina di persone. Invece i visitatori italiani sono stato molti più del previsto. Se continua così conteremo oltre seimila presenze!

Credete che questo progetto abbia portato o porterà effettivamente alle valli prescelte un ritorno economico, commerciale, turistico e di visibilità nazionale ed internazionale?
Sicuramente lo porterà, ma ci vuole un po’ di tempo ed è necessario assicurare la regolarità della manifestazione.

Parliamo dei progetti per il futuro: è già in cantiere un C.Ar.D. 2015, se si, ci può dare qualche anticipazione?
E’ in pectore, più che in cantiere, C.Ar.D. 2016, oltre che un prolungamento di C.Ar.D. 2014 con nuove inserzioni nel 2015 (per un’edizione del tutto nuova manca il tempo tecnico). Mi spiego. Questa esperienza è stata bella e di grande soddisfazione, ma durissima sia in termini di fatica e di lavoro sia in termini economici perché gli aiuti esterni (banche, enti locali, inserzionisti, ecc.) non hanno superato la soglia del 7% dell’intera spesa, che ha gravato interamente sulla spalle della coppia Daniela Volpi e Paolo Baldacci. Nel lavoro – stressante e durissimo – siamo stati affiancati da straordinari collaboratori e volontari. Ma ripetere un’esperienza del genere è impossibile. Se saremo in grado di ottenere gli aiuti necessari e di mettere in piedi la struttura adatta, C.Ar.D. continuerà e si trasformerà in qualcosa di veramente importante per tutta la regione sia in termini economici sia in termini culturali.

C.Ar.D.
12 settembre – 12 ottobre 2014Colli piacentini, Val Tidone e Val Luretta, varie sedi

Denis Santachiara, GNAM (Parassita architettonico), Auditorium, Pianello Val Tidone

Denis Santachiara, GNAM (Parassita architettonico), Auditorium, Pianello Val Tidone

Ron Gilad, Revolving Arches, Villa Anguissola Scotti, Agazzano

Ron Gilad, Revolving Arches, Villa Anguissola Scotti, Agazzano

Installazione di Attilio Stocchi, Rocca d´Olgisio, Pianello Val Tidone

Installazione di Attilio Stocchi, Rocca d’Olgisio, Pianello Val Tidone

Marco Ferreri, Una tazzina da caffè al Bar, Bocciodromo, Pianello Val Tidone

Marco Ferreri, Una tazzina da caffè al Bar, Bocciodromo, Pianello Val Tidone

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Paola Bonino

Paola Bonino ha studiato Lettere Moderne e Arti Visive e si è specializzata in pratica curatoriale presso l' École du Magasin (Grenoble), dove ha co-curato la mostra ‘From 199C to 199D’ Liam Gillick. Attualmente, fa parte della direzione artistica di Placentia Arte (Piacenza).

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