Capogrossi. Una retrospettiva

3_Giuseppe Capogrossi, Superficie  406, 1961, olio su tela, collezione privata

“La mia ambizione è di aiutare gli uomini a vedere quello che i loro occhi non percepiscono: la prospettiva dello spazio nel quale nascono le loro opinioni ed azioni.” Con queste parole dell’artista, il maestro italiano dell’informale segnico, si apre il percorso espositivo della mostra Capogrossi. Una retrospettiva, curata da Luca Massimo Barbero per la sede veneziana della Collezione.

La mostra, aperta fino al 10 febbraio 2013, presenta oltre settanta opere provenienti dalle più importanti collezioni private e da musei italiani ed internazionali. Carattere fondamentale di questa antologica è l’esaustività, la scelta di presentare come unico sguardo d’insieme tutta la produzione di Capogrossi, facendo luce anche sul periodo figurativo e non solo focalizzandosi sui grandi capolavori del dopoguerra per i quali è conosciuto ai più.

Infatti, le prime sale fanno emergere dal buio, più o meno metaforico, alcune opere figurative degli anni ’30 e ’40, testimoni superstiti di una figurazione fortemente plastica e ieratica in cui già si legge una meditazione sul valore dello spazio, svolta per gradi progressivi di sintesi e di ricerca dell’essenzialità nelle relazioni spaziali. Dalle suggestioni metafisiche che richiamano alla mente anche i grandi capolavori di Paolo Uccello e Piero della Francesca, Capogrossi passa verso la metà degli anni ’40 a una fase di sperimentazione avvicinandosi all’astrazione con la serie Studi di finestra. Infine nel 1949, con l’opera Superficie 021 appare per la prima volta quello che diventerà il marchio di fabbrica dell’artista: l’elemento lunato, che Argan definisce “formula spaziale che accoglie in sé la pregnanza dello spazio” e che nel prosieguo dell’attività di Capogrossi diventa struttura, fino a rendere la superficie di ogni tela una soluzione al problema di relazione tra segno e spazio. La mostra continua il suo ricco percorso presentando il lavoro del maestro romano e documentando con la presenza di importanti e famose opere l’affermarsi della sua notorietà critica e della fortuna di mercato che accompagnarono la felice reiterazione di quel segno che si fece stile.

Capogrossi. Una retrospettiva
a cura di Luca Massimo Barbero
29 settembre 2012 – 10 febbraio 2013
Peggy Guggenheim Collection, Venezia
www.guggenheim-venice.it

Giuseppe Capogrossi, Superficie  406, 1961, olio su tela, collezione privata

Giuseppe Capogrossi, Superficie  28, 1950-1952, olio su tela, collezione privata

Giuseppe Capogrossi, I  canottieri, 1933, olio su tela, collezione Elena e Claudio Cerasi

Giuseppe Capogrossi, Superficie  210, 1957, olio su tela, Solomon R. Guggenheim Museum, New York

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Elena Squizzato

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