Caratteri fantasma e multispecie. Intervista a Christian Fogarolli

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Fino al Maggio scorso la galleria Alberta Pane di Parigi ha presentato la prima personale dell’artista trentino Christian Fogarolli (1983): Le monde du ticqueur. Incentrata sui temi della perdita e del recupero, la ricerca dell’artista identifica nella memoria un ruolo fondamentale, ne abbiamo parlato direttamente con lui.

In merito al titolo Le monde du ticqueur, perché hai scelto il tic come disordine del movimento per definire il tuo progetto espositivo?
L’ho scelto per il suo carattere “fantasma” che ben si collega ai lavori esposti. Il termine “ticqueur” infatti è caduto in disuso da tempo e oggi non è più pronunciato nella odierna lingua francese. Anzi la realtà è che per molti è totalmente sconosciuto e indecifrabile. L’esatto significato sarebbe “colui che è affetto da tic”, un sintomo al limite tra la normalità e non, percepito da chi ti sta di fronte ma non da chi lo emette.

Perdita e ricostruzione nei diversi organismi sono alcune delle riflessioni che hanno animato i tuoi ultimi lavori, in che modo l’essere umano si differenzia dalle altre specie naturali in questi processi?
Ho cercato di soffermarmi su come diverse specie siano in grado di “restaurarsi”, indagandone analogie e differenze. Non ho voluto tenere il processo di lavoro separato ma unito, pensando più a un concetto di “multi specie” anziché di singola entità. Nelle opere in cui l’aspetto umano è più evidente, si nota come i fattori creativo, artistico e ingegneristico siano parte integrante dell’azione di ricostruzione.

Secondo alcuni studi, anche le piante avrebbero una memoria ed esistono animali in grado di rigenerare parti mancanti del proprio corpo (come già l’uomo col fegato per esempio)… si tratta di una memoria diversa?
È impossibile rispondere a questa domanda, ma è proprio su questi interrogativi che si basa il lavoro, e li pone attraverso le opere anziché attraverso le parole. In questo caso, ho presentato opere inedite che, vissute personalmente nello spazio, portano l’osservatore a entrare in un’esperienza fisica e mentale. Le situazioni si collegano ai sintomi dei fastidi uditivi, alle amnesie mentali e ai loro rimedi, alla perdita progressiva dell’olfatto nell’evoluzione, ai meccanismi meccanici creati per il sostegno e la sostituzione.

Hai scoperto teorie o discipline particolarmente curiose nell’evoluzione dell’approccio medico-scientifico alla recisione o mutazione di parti del corpo?
In genere mi avvalgo di teorie che sono poi diventate delle non-teorie e che spesso oggi riteniamo assurde e anomale. Quest’aspetto è interessante a livello evoluzionistico, pensando a come da errori o false certezze si siano sviluppate le basi per le discipline della contemporaneità. Sull’evoluzione medico-scientifica sto portando avanti un progetto partito lo scorso anno sul modello cerebrale costruito dall’anatomista praghese Chr. Aeby e dall’ottico e ingegnere svizzero F. Büchi, contenente le fibre nervose e le principali aree di divisione del cervello con spina dorsale, diffuso in diversi istituti di anatomia e fisiologia. Il mio progetto è di riportare i vari modelli nei luoghi dove furono utilizzati, il punto di partenza è stata l’esposizione dell’originale al de Appel arts centre di Amsterdam.

Il soggetto della tua ricerca più che l’uomo in sé pare l’uomo come produttore di concetti, norme, discipline… è così?
Sì assolutamente, come creatore di categorie, di gruppi, di elementi. In Le monde du ticqueur i lavori hanno una duplice lettura interpretativa, da un lato la capacità artistica e creativa dell’uomo di ricostruirsi fisicamente e mentalmente tramite oggetti, esperienze e strumenti; dall’altro queste operazioni s’intrecciano con dinamiche e avvenimenti attuali: la perdita di monumenti e reperti, il recupero di stati anomali di memoria con l’utilizzo di metalli come il litio, la cura di stati fantasma a livello percettivo.

In un mondo votato totalmente al presente, in che modo la storia e il passato possono essere ancora materia di riflessione e significazione per l’uomo?
La situazione di oggi mi ricorda il libro di Ian Hacking, Mad travelers. Sembra esistere un bisogno impellente di correre alla scoperta e alla ricerca di qualcosa senza però ricordare nulla il giorno successivo: il passato è passato. È il presente di facebook in cui tutto è registrato, visto per poche ore e poi scordato; è il viaggio continuo di un “determinismo ambulatorio” che spesso non ha significato né traccia.

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Christian Fogarolli, Remember, 2015, two archive photos, 38 x 33 cm each

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Christian Fogarolli, Griffe, 2016, white marble, iron, 110 x 12 x 12 cm

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Christian Fogarolli, Anosmie, 2016, white marble, resin, archive foto, environmental dimension

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Christian Fogarolli, Lithos, 2016, white marble of Carrara, iron, lithium, glasses, 110 x 85 x 30 cm

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Christian Fogarolli, Griffe, 2016, white marble, iron, 110 x 12 x 12 cm

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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