Chaotic Passion. Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce

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Villa Croce scopre i tesori della collezione permanente, in condizioni abituali non agevolmente fruibile dal pubblico. Lo fa con una mostra votata all’astrazione e alla ricerca verbo-visiva – in coerenza con l’orientamento del nucleo storico della Collezione Ghiringhelli – per celebrare i trenta anni dall’istituzione del museo.

Includere lavori recenti di artisti contemporanei è una scelta che mira al dialogo tra forme dell’astrazione del passato e del presente. Tra le opere storiche emergono Uovo nero orizzontale (1961) di Fontana e Colloquio col vento di Consagra (bozzetto per la grande stagione di Spoleto 1962), Bruno Munari e Corrado D’Ottavi. Protagonista in mostra è lo Spazio elastico, due doppie linee bianche (1976) di Gianni Colombo, una delle versioni della sua celeberrima opera, che coinvolge lo spettatore in un’esperienza immersiva altamente estetica, alterandone la percezione spaziale.

Torna in evidenza l’intervento site-specific realizzato nel 2002 dal Fluxus Ben Vautier su una parete del museo (Fluxus cannot save the world). Particolarmente interessanti sono alcune opere recenti, come Untitled (Fresh monochrome/black), 2015, del collettivo Claire Fontaine – un grande monocromo realizzato con una vernice sempre fresca, che provocatoriamente riflette sul dogma del “vietato toccare” nell’arte. Le ampie tavole di Margherita Morgantin sono pattern astratti, realizzate come sequenze visive di numeri primi, e The warp and the werf (2012) di Danilo Correale è un lavoro stratificato che usa colori riferiti a diverse aree geo-politiche del mondo per creare tessuti in tartan, dove le relazioni economiche e di potere sono messe in evidenza.

Sotteso alla mostra, vi è uno spesso corpo di straordinaria ricchezza culturale che attraverso l’astrazione traccia storia, pensiero e cultura di oltre mezzo secolo, che implica un’intricata rete di relazioni, influenze, rifiuti e riprese, un’appassionane storia di ideali e di movimenti. Ma tutto questo rimane appunto sotteso, e mentre la mostra evita deliberatamente un’impostazione cronologica a favore di libere associazioni tra opere affini, emerge l’insoddisfatta esigenza di una struttura che rifletta sulle diverse forme e significati dell’astrazione, sulla sua evoluzione nel corso del Novecento. Il rischio è infatti la riduzione dell’arte astratta a  pattern fuori dal tempo e dalla storia.

E se Chaotic Passion è occasione per gustare la ricchezza della collezione permanente, è anche imperativo categorico per una riflessione sul ruolo del museo d’arte contemporanea. Per chiedersi, onestamente, se sia legittimo accettare che un museo comunale, dimenticato dalle istituzioni, si trasformi in spazio per sole esposizioni temporanee. La difficile accessibilità della collezione permanente, stipata in una sala sottotetto, l’inadeguatezza dei locali che il comune ha concesso al museo, la mancanza di spazio per i libri della biblioteca, prezioso gioiello per studiosi e studenti, la trascuratezza generale della villa e del parco e l’inesistenza di un accesso per i disabili sbattono in faccia agli illusi fedeli dell’arte la distanza e l’inaccessibilità della cultura, il disinteresse delle istituzioni per la sua fruizione come bene collettivo e il fallimento della sua candidatura a oggetto di investimento economico in una società moderna.

Chaotic Passion è una mostra che sottovoce grida giustizia per la cultura e per l’arte, a Genova e in Italia. Cultura, arte, filosofia: le forme del pensiero rendono l’uomo essere libero e cosciente. Senza passato da conservare e narrare, senza futuro verso il quale sperimentare e sperare l’uomo sarebbe una monade. Senza atteggiamento critico verso la realtà, senza ricerca del bello, riflessione sul brutto, provocazione delle coscienze l’uomo sarebbe pura sussistenza, che attende il passaggio della storia sopra di sé. Il progresso di un paese va fianco a fianco con la valorizzazione data alla cultura. E oggi, dire che in Italia è stato il Rinascimento non è più abbastanza. Non è abbastanza dire che qui sono stati Dante, Michelangelo, Boccioni, Pasolini. Non bastano i luoghi comuni sulla superiorità della cultura italiana a giustificare la mancanza d’investimenti nel settore artistico, la disoccupazione degli operatori culturali, i crolli nei siti archeologici, i tagli alla cultura, la riduzione degli orari di apertura di musei e biblioteche, l’inacessibilità delle collezioni permanenti. E oggi, Chaotic Passion ne è ricordo.

VX30 / CHAOTIC PASSION
Dal 16 dicembre 2015 al 27 marzo 2016
A cura di Anna Lovecchio e CHAN
Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, via J. Ruffini 3 – 16126 Genova
Info: +39 010 580069 / 585772, museocroce@comune.genova.it, www.villacroce.org

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Meris Angioletti, Le song vert, 2014, foto Nuvola Ravera

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Margherita Morgantin, 2-769999, 2012-2015 (dettaglio), foto Nuvola Ravera


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Veduta mostra (opere di Chiara Camoni e Lucio Fontana)

Veduta-mostra-(opere-di-Cristian-Chironi,-Corrado-D'Ottavi,-Ben-Vautier)_foto-Nuvola-RaveraVeduta mostra (opere di Cristian Chironi, Corrado D’Ottavi, Ben Vautier), foto Nuvola Ravera

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Veduta mostra (opere di Piero Manzoni e Danilo Correale)

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