Christine Hiebert e l’Architettura della Linea

Christine Hiebert, RoundTrip: A Wall Drawing for the Rotunda, 2005. Pinakothek der Moderne, Munich.

Christine Hiebert, nata a Basel, vive e lavora a Brooklyn dove ha sviluppato un interesse sempre crescente per il disegno, a partire dal 1989. La sua ricerca artistica desidera focalizzarsi, grazie a interventi su carta o installazioni murali, sulla natura e la semiotica della linea, intesa come linguaggio autonomo, e su di una personale psicologia dello spazio. Leda Cempellin ha incontrato l’artista per i lettori di juliet per discutere del suo recente interesse verso l’architettura e la planimetria, nonché per svelare il segreto delle linee blu che popolano le sue creazioni.

LC: Nel corso della tua carriera, hai realizzato quasi esclusivamente dei disegni in una varietà di formati. Sono particolarmente affascinata dalle opere realizzate con il nastro blu. C’è una ragione particolare per aver scelto specificamente il nastro blu per i tuoi disegni a parete?
CH: Da oltre vent’anni sono stata impegnata nella creazione di segni in vari media: carboncino, grafite, inchiostro, e altro. Realizzo anche dei segni con nastro adesivo. Ho iniziato a lavorare con nastro blu nel 2000. Mi ci sono imbattuta in un po’ per caso. Mi servo dell’architettura come di un modello per pensare a come le linee si uniscono per creare una struttura, come costruiscono, come si muovono in tensione con lo spazio. Un’idea di residenza, un’esperienza dello spazio. Questa idea di architettura nei miei disegni non è in termini di contenitore, piuttosto in termini di struttura e di abitazione – come le linee si uniscono o si lasciano. Anche quando sono libere l’una dall’altra, c’è ancora una qualche relazione con la struttura. Un’estate, stavo pensando di costruire una casa vera e propria. Ero stanca di disegnare, e ho deciso di svagarmi con planimetrie su carta. A un certo punto ho deciso di realizzare un progetto architettonico dello stesso formato su parete – sarebbe stato divertente, perché mi piace molto lavorare su larga scala ogni volta che posso. Così ho messo il nastro blu sulla parete, per segnare dove pensavo che potesse andare una porta, o una finestra, o un muro. Devo spiegare al pubblico europeo che tutti negli Stati Uniti sanno che questo nastro blu viene utilizzato da imbianchini e operai edili. Un nastro simile viene utilizzato in Europa, ma è marrone, non blu. Questo nastro da imbianchino è riposizionabile, per cui può venire messo su un muro, ripreso e spostato senza rovinare la superficie. Ecco il motivo per cui piace agli imbianchini. Dopo aver lavorato per un po’ su piani a grandezza naturale in questo modo, ho capito molto presto che non mi era necessario costruire realmente una casa, avevo solo bisogno di vivere nel mio disegno in un modo diverso. Le linee prodotte dal nastro si sono trasformate in un disegno su parete, e in questo modo sono ritornata alla mia pratica creativa. Per me, cambiare la disposizione di una linea è sempre stato fondamentale. Devo essere libera di mettere qualcosa lì e poi di cancellarlo, spostarlo, o raschiarlo per ritornare allo spazio bianco. No so quanto denso diventerà il disegno, o quale spazio bianco verrà conservato. Quindi il nastro era utile, innanzitutto per la sua rimovibilità. Poi, anche il colore è diventato importante, dato che il blu in questi disegni murali fa pensare a un enorme progetto architettonico, in consonanza con mie idee di struttura e di residenza. Il nastro è un materiale pragmatico, prodotto in serie e spigoloso. Mi piace che i disegni realizzati con il nastro racchiudono sia la qualità industriale, sia il modo organico in cui modello le linee.

LC: Essendo riposizionabile, il nastro blu diventa parte del tuo processo creativo. Cosa ti dà l’impressione che un disegno è completato?
CH: Beh, un disegno a parete per una mostra viene realizzato all’interno di un lasso di tempo, di solito da una a cinque settimane. Il tempo necessario per completare un disegno su carta è spesso più lungo e vario: a volte capita prima, a volte più tardi. Se non riesco a concluderlo, lo metto via per un paio di mesi, o addirittura anni, quindi lo riprendo nuovamente in mano. Mi fermo quando ogni linea ha un compito. Quei disegni su carta degli anni Novanta hanno molte linee e cancellature. A volte si avverte un senso di stratificazione, ma io non penso a questo come a un modo di creare una storia, come farebbe un incisore. Ogni volta che lavoro su un disegno, ho bisogno di portare tutto nel presente e di vedere come tutte le parti interagiscono tra loro in un dato momento. Mi fermo quando ho la sensazione che tutto è nello strato presente.

LC: I tuoi disegni a muro vengono conservati in qualche modo dalle istituzioni, oppure il nastro adesivo viene rimosso e scartato non appena la mostra si è conclusa?
CH: Se il disegno a parete è inteso specificamente per una mostra, le linee realizzate con il nastro adesivo vengono rimosse dalla parete, il nastro viene accartocciato in una palla e gettato via. Adoro la sua impermanenza, è molto liberatorio. E tuttavia altre opere in nastro blu sono diventate permanenti.

LC: Come intendi coinvolgere lo spazio architettonico dell’edificio, e come questo si collega con ciò che desideri esprimere con la tua opera?
CH: Ho avuto la fortuna di essermi visti assegnati diversi tipi di spazi architettonici in cui lavorare, il che tiene vivo l’interesse. E spesso questi siti davano una sensazione di disagio, a volte sembravano troppo grandi, per cui ho sentito che c’era una particolare necessità di umanizzarli, o di attivare lo spazio in qualche modo. Sai, il colore di questo nastro è insolito. Il blu è molto forte e chiaro, e può essere visto da lunga distanza. Può far sembrare che il nastro adesivo si sollevi dalla parete. E’ molto difficile cogliere questo effetto nelle foto, ma quando vedi queste righe di nastro blu, sembrano una scultura che è appesa di fronte al muro, o che talvolta penetra quel piano. E potevo giocare con quell’effetto – “piegando” un angolo della stanza, oppure dando l’impressione che la linea stesse viaggiando attraverso la parete o verso di te, invece di rimanere lungo la superficie. Ho sempre pensato che il disegno ha un rapporto più stretto con la scultura che non con la pittura. L’esperienza è fisica, materiale. Questo è vero pure per le mie opere su carta. Naturalmente anche il carbone, la grafite, e l’inchiostro sono materiali, con le loro proprietà particolari. Io uso anche diversi colori di terra che ho raccolto in varie parti del paese. Qualunque sia il medium, cerco di capire il suo ruolo particolare in un disegno. Mi sembra simile al modo in cui opera uno scultore o un costruttore: bisogna sapere che cosa potranno fare il mattone, il cemento, il ferro, o l’adobe, in modo da costruire un edificio efficace.

LC: Chiariamo il processo di cancellazione. Hai detto che le cancellature erano presenti nelle prime opere a carboncino che sono venute prima di quelle con nastro. Ma vi è una superficie molto più ricca nei disegni più recenti.
CH: Faccio allo stesso tempo disegni molto densi e disegni molto di più riduttivi. Il processo di cancellazione è iniziato a partire dalle prime opere. Non la pratico con l’intenzione di creare effetti di ammorbidimento o di superficie o di stratificazione, ma piuttosto con l’intenzione di ritornare allo spazio bianco. Concettualmente, c’è una distanza lunghissima tra un segno su carta e lo spazio bianco – queste due entità non s’incontrano mai, e questo mi interessa molto. In aggiunta, la stessa superficie (ovvero il campo bianco della carta o della parete) può suggerire il potenziale del pensiero o di un’idea. E penso ai segni su quel campo come a tracce dei pensieri che si articolano, e quindi sono realizzazioni di una parte del potenziale della carta. Così il disegno per me rappresenta sempre un incrocio meraviglioso tra il processo materiale, l’espressione, e lo spazio concettuale.

Christine Hiebert, RoundTrip: A Wall Drawing for the Rotunda, 2005. Pinakothek der Moderne, Munich.

Christine Hiebert, RoundTrip: A Wall Drawing for the Rotunda, 2005. Pinakothek der Moderne, Munich.

Christine Hiebert working on RoundTrip: A Wall Drawing for the Rotunda, 2005. Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Pinakothek der Moderne, Munich. Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Pinakothek der Moderne. Photo: Haydar Koyupinar.

Christine Hiebert working on RoundTrip: A Wall Drawing for the Rotunda, 2005. Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Pinakothek der Moderne, Munich. Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Pinakothek der Moderne. Photo: Haydar Koyupinar.

Christine Hiebert, Untitled (rd.08.60), 2008. Charcoal, graphite, block-printing ink on paper. 26 x 40 inches (10.25 x 15.75 cm).

Christine Hiebert, Untitled (rd.08.60), 2008. Charcoal, graphite, block-printing ink on paper. 26 x 40 inches (10.25 x 15.75 cm). 

Christine Hiebert, RoundTrip: A Wall Drawing for the Rotunda, 2005. Pinakothek der Moderne, Munich.

Christine Hiebert, RoundTrip: A Wall Drawing for the Rotunda, 2005. Pinakothek der Moderne, Munich. 

Christine Hiebert, Untitled (rdl.13.8), 2013. Charcoal, block-printing ink, blue tape, color pencil on paper. 22.5 x 31 inches (8.86 x 12.20 cm). Courtesy the artist and Drawing Room Gallery, East Hampton, NY.

Christine Hiebert, Untitled (rdl.13.8), 2013. Charcoal, block-printing ink, blue tape, color pencil on paper. 22.5 x 31 inches (8.86 x 12.20 cm). Courtesy the artist and Drawing Room Gallery, East Hampton, NY.

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1 Comment

  1. Chris..Wonderful to read your thoughts and see the images
    and learn more about your process. Thanks!
    Julie

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