Cinzia Campolese “Who” – roBOt 09

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Si è conclusa l’8 ottobre 2016 la nona edizione del roBOt Festival, il consueto appuntamento che porta a Bologna quattro giorni dedicati all’arte digitale e alla musica elettronica. Un’edizione diversa e attesa quella di quest’anno, vero e proprio banco di prova dopo l’epilogo infelice e inaspettato della scorsa edizione. Ed è proprio dalle ceneri del precedente evento che è nata questa nona edizione alla ricerca di “un nuovo inizio, ma con gli elementi essenziali ancora in memoria: passione nella ricerca della qualità”. Tra certezze e territori inesplorati è nato un nuovo Festival che partendo da basi familiari si è espanso per la città appropriandosi di nuovi spazi dove la parola d’ordine, e tema di quest’anno, è reboot.

In informatica si usa il termine “reboot” per indicare la sequenza di riavvio del computer in seguito ad azioni che hanno compromesso la stabilità o le prestazioni della macchina (Wikipedia). La stessa espressione viene utilizzata in campo artistico, con un’accezione leggermente diversa: in letteratura come in altre forme di fiction (cinema, serie TV, fumetti), il reboot prevede un nuovo inizio. Stessi nomi ai personaggi, cambia tutto il resto: le storie, il contesto, il corso degli eventi. Un viaggio alla riscoperta di un’identità forse perduta che prende vita e forma in Who, l’ultima installazione audio-visiva di Cinzia Campolese, artista multimediale con base a Montreal, già vincitrice lo scorso anno del premio call4roBOt 2015. Una dark room allestita nella galleria Adiacenze, dove tre blocchi in Perspex a specchio posti di fronte allo spettatore raffigurano tre volti distinti. Ciascuno realizzato attraverso la scansione di tre visi diversi, unici e irripetibili, identificati per mezzo di un algoritmo attraverso una scala di note suonate in una sequenza di voci umane, sussurri e immagini proiettate che non si ripete mai.

Il tema di questa nona edizione di roBOt è “reboot” e, proprio come nella tua opera alla base vi è la ricerca di un’identità. Puoi raccontarci come è nata questa nuova installazione audio-visiva?
Who nasce principalmente dalla voglia di dover inglobare la figura umana in uno dei miei progetti. Senza entrare troppo in un universo post-apocalittico, di tutto quello che può rimanere di noi in un futuro, che ormai è già attualità, sarà forse solo una ricostruzione digitale esatta di quello che siamo ed eravamo. In questa serie di volti si vuole ripercorrere una riflessione sul concetto di ritratto e il ricordo associato a esso e quanto questo possa essere deformato e a volte irriconoscibile, proprio come i volti riportati nelle sculture. Creare così una rappresentazione artificiale dell’idea della persona, partendo da dati digitali. Il progetto è anche il risultato di una démarche che vorrei continuare a portare avanti, ovvero quella di creare oggetti “interconnessi”. Per who l”oggetto” è rappresentato dalla scultura raffigurante un volto ma che a sua volta ha una storia da raccontare, tramite l’attivazione generativa/audio visiva che permette di animarlo seguendo una logica non prevedibile. Scindere l’atto della rappresentazione da quella dell’”oggetto di scena“ che chiunque potrebbe aver appeso a un muro di casa sua raffigurante un “calco’ di se stesso e infilarci la testa dentro nei periodi bui.

I tuoi lavori coinvolgono sempre più sfere sensoriali, ti avvali dell’aiuto di altri artisti per realizzarle? Come nasce e come si realizza un opera di questo tipo?
Secondo il tipo di progetto una volta definita la linea direttrice, cerco collaborazioni e/o prestazioni che mi aiutano a definire al meglio il progetto e cercare di affinare parti e aspetti dell’opera. Come nasce il tutto? Sperimentando soprattutto e senza perdere mai di vista quella prima ispirazione e dare sempre spazio ad altre idee, senza entrare troppo nel loop tecnico restando il più semplici possibile. La curiosità dell’utilizzo di nuovi mezzi e tecniche è la linfa vitale in questo tipo d’arte, non possiamo non tener conto di quanti nuovi strumenti e mezzi permettono agli artisti di potersi esprimere al giorno d’oggi e le collaborazioni, in questo senso, servono anche ad arricchire queste conoscenze ed affinarle.

Torni a roBOt dopo la vittoria del bando call4robot, com’è tornare dopo la vittoria?
Contenta senza dubbio! e onorata di poter esporre proprio in questa galleria. Spero di poter ritornare presto per nuovi progetti e collaborazioni. Alla base di tutto c’è una domanda, alla fine di tutto è la risposta che, secondo un moto circolare, riprende la domanda nonché titolo di tutta l’installazione: “Chi”.

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Cinzia Campolese, Who, 2016

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Cinzia Campolese, Who, 2016

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Cinzia Campolese, Who, 2016

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Cinzia Campolese, Continuum, 2015

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Cinzia Campolese, Continuum, 2015

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Sara Benuzzi

Laureata in Italianistica, Culture letterarie europee e scienze linguistiche a Bologna con una tesi in Fenomenologia dell'arte contemporanea sui libri d'artista, attualmente si occupa di comunicazione e organizzazione di eventi. Interessata a tutto ciò che orbita attorno all'arte contemporanea ha un interesse particolare verso le arti digitali, la grafica, la street art e i gli artisti emergenti.

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