Coco Cano. Immagini erranti

Ciudad Amarilla_acrilico su tela_cm-50x70_ 2008

Lo studio di Coco Cano (Carmagnola TO) non è semplicemente un luogo di lavoro ma un porto al quale approdare dopo un lungo viaggio, un luogo che accoglie e raccoglie tutto ciò che è importante conservare, così come, ogni opera è parte indispensabile del bagaglio da portare con sé per descrivere e descriversi, anche quando cambia lo sfondo e ci si deve adattare a nuove situazioni.Il percorso che ha portato Cano in Italia è stato lungo. A soli 21 anni lascia l’Uruguay approdando dapprima in Argentina e poi in Europa. Da allora la sua vita e la sua ricerca artistica sono a cavallo tra due continenti. Mai completamente italiano, soprattutto nella curiosità e voracità con la quale assimila e rielabora le cose, non più totalmente uruguaiano perché nella mente e nella sua arte l’Uruguay ha esteso i confini all’intero Sudamerica al quale, soprattutto durante la lontananza forzata, ha sentito idealmente di appartenere. Ma proprio questo l’ha portato col tempo ad avere di più: “Non hai un posto solo, ne hai più di uno… Così impari a essere parte di uno stormo che è il mondo”. Di fatto, nella sua arte e nel suo pensiero, la contaminazione culturale e identitaria l’ha arricchito di uno sguardo più lontano che si traduce in un racconto – fatto di simboli, segni e colori – che riassume e mette in comunicazione culture e paesi diversi.

Anche la sua formazione è una mescolanza di Europa e Sudamerica, a partire dalle grandi avanguardie europee del Novecento e dalla imprescindibile lezione di Torres Garcìa e Adolfo Nigro, fino a ravvisare, soprattutto dal punto di vista concettuale e di pensiero, elementi in comune con Eduardo Chillida. Eppure tutto ciò è rielaborato da Cano in un linguaggio assolutamente autonomo, e non potrebbe essere diversamente dal momento che le sue opere nascono da un’esigenza profonda. Arte è ogni cosa, ma soprattutto è un modo di vedere la vita. Per questo il suo lavoro è estremamente versatile e si esprime  attraverso la pittura, la grafica, il design, mantenendo l’esigenza impellente d’interpretare emozioni, luoghi e pensieri in immagini che affiorano alla mente come ideogrammi.

“Quando comincio, non sempre so dove voglio arrivare” dice l’artista, eppure quelle forme si uniscono tra loro, si sorreggono come parte di un tutto, ciascuna inevitabilmente dipendente dall’altra come in una costellazione spaziale dalla quale si liberano poco a poco alcune linee di forza. La strutturazione dello spazio nelle opere di Coco Cano è sempre ben delimitata, tuttavia gradualmente è possibile ravvisare uno scardinamento della griglia geometrica – che più che una trama ortogonale si presenta come le tessere di un puzzle – attraverso linee, tracce di colore o frecce che oltrepassano i confini rendendo i paesaggi più “mobili”.

Nel suo vocabolario le immagini non descrivono mai una porzione di spazio o un attimo di tempo ma i pensieri, i ricordi e i colori che si sommano nella mente, si sovrappongono, per diventare qualcosa di più significativo: metafora simbolica della vita epurata dal superfluo. In questo modo il segno si fa simbolo perché dietro e dentro quelle forme esiste un percorso di ricerca esistenziale che si sublima in significato, come ad esempio la freccia che si protende verso sud a indicare la via del ritorno ma anche il punto di partenza, o ancora radici in aria o ben piantate a terra, occhi, alberi, case, cuori, cieli e mari che si mescolano in un’unica storia, nella quale ogni momento vissuto si lega agli altri e tutti insieme fanno la memoria. Recentemente la sua ricerca prende nuovi sviluppi orientandosi verso tramature dense di legami tra cellule, pianeti o esseri umani. L’universo nella sua totalità è tenuto insieme da un’impercettibile energia che idealmente collega ogni cosa. Anche il genere umano ne è coinvolto, retto da legami affettivi e esistenziali imprescindibili: “Tutto quello che facciamo e che viviamo è legato a qualcun altro, siamo una grande costellazione, piena di gente, di sogni, di gioie, di dolori, di conflitti… piena di vita”.

Erika Ferretto

Ciudad Amarilla_acrilico su tela_cm-50x70_ 2008

Coco Cano, Ciudad Amarilla, acrilico su tela, cm 50 x 70, 2008

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Coco Cano, Paisaje tierra, acrilico su tela, cm 90 x 90, 2007

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Coco Cano, Bichos, cm 90 x 90, acrilico su tela, 2012 

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1 Comment

  1. Quadri molto interessanti. I colori accesi e le linee solide mi ricordano i fumetti della Pimpa.

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