Sculpture par exemple. Conversando con Nicolas Momein

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Steady Sideslip, è il titolo della prima esposizione in ambito italiano di Nicolas Momein. Fino al 16 gennaio la Fondazione Rivoli2 di Milano ospita la personale dedicata al versatile artista trentacinquenne in grado di capovolgere e reinventare il significato scultoreo degli oggetti. Lungi da qualsiasi rigida classificazione, Momein fa dell’imprevedibilità e dello straniamento espressivo le cifre fondamentali di ogni sua opera, accompagnando anche la sperimentazione di tecniche e materiali non convenzionali scaturiti dal suo contatto diretto con il mondo dell’artigianalità.

Steady Sideslip nasce come progetto appositamente concepito per gli spazi della Fondazione Rivoli2. In che modo la percezione delle installazioni da parte degli spettatori è stata influenzata dalla natura site-specific dell’esposizione?
In occasione della mia visita alla Fondazione Rivoli2 sono stato colpito dal senso di circolazione impostomi dall’architettura del luogo. Questo spazio è come scisso in due. Da un lato ci sono delle zone d’esposizione e dall’altro le scale, separate da vetri e le cui pareti sono costituite da mattoni rossi. Quando si lascia una zona per raggiungerne un’altra, si è obbligati a imboccare proprio queste scale che determinano una frattura nella lettura dell’esposizione. Penso che sia stato questo senso caotico della circolazione a ispirarmi: ambivo a creare un ambiente che interagisse con il luogo dell’esposizione e che ne modificasse la percezione.

Le tue creazioni si trovano al limite tra l’installazione, la scultura e il design partendo dalla reinterpretazione (si è spesso parlato di détournement) degli oggetti più consueti e di uso comune. Quali caratteristiche devono avere per poter essere selezionati?
In quanto scultore, attribuisco un interesse maggiore ai materiali, in particolare quelli che mi risultano più familiari, che incontro nel mio quotidiano. Certi materiali mi seguono da molto tempo, funzionano come dei motivi e ossessionano la mia pratica artistica. Scelgo spesso dei materiali che si sviluppano avendo un forte “senso tattile della vista”, quali i crini di animale, la lana di roccia o ancora i tovaglioli in tessuto spugnoso. Quando manipolo gli oggetti opero ogni volta un micro-déplacement che costringe la loro forma a mostrarsi per ciò che è nella sua fragilità e unicità.

Forma estetica vs. funzionalità: possiamo affermare che le tue sculture sono una risposta alle forme rigide e talvolta standardizzate del design moderno?
Sì, credo che queste sculture facciano parte di un insieme che non smette di aumentare: oggi ammontano a circa una sessantina. Le chiamo le “sculpture par exemple”. Esse costituiscono un inventario di forme incontrollate, ciascuna delle quali nasce da un gesto tecnico semplice (cardare, tagliare, modellare, incollare, stratificare…) praticato su una materia particolare (mousse sintetica, papier mâché, crine animale, acciaio, tessuto…). Tali sculture di dimensioni modeste sono ambigue: tra la forma dell’oggetto e quella del mobile, esse seguono le regola e la grammatica dei mestieri d’arte, dell’arredamento o della costruzione, una forma intermedia plausibile per quanto instabile e grottesca.

Tra le opere esposte “Semences aux wasabi” è una delle più ricche di contrasti e associazioni insolite: durezza e rigidità dei chiodi e l’inafferrabilità della forma; stabilità e precarietà, natura e cultura (rimando ai materiali commestibili vs. mondo industriale). Puoi spiegarci come nasce?
Nella professione del tappezziere, un gesto ricorrente è quello di mettere dei piccoli chiodi (semences de tapissier) in bocca come riserva. Essi vengono poi fissati con l’aiuto di un martello. Tale azione permette di liberare una mano in modo da poterla usare per tendere il tessuto da copertura prima di fissarlo sulla sedia. Semences aux wasabi nasce da lì, da un gioco di linguaggio, di gesti. Ho ripreso i materiali che permettono a questo gesto di manifestarsi. Ho finito la scultura con una lucidatura alla polvere di wasabi: la sua dimensione gustativa e piccante è molto importante perché ne rappresenta la concretezza e la fragilità.

La mostra alla Fondazione Rivoli2 è stata curata da Stefano Castelli. Nicolas Momein è rappresentato dalla galleria Bernard Ceysson e dalla galleria White Project.

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Nicolas Momein, édicules Lainés, 2013. Rendez vous 13, Institut d’art contemporain Villeurbanne, Photo Blaise Adilon

Installation-view-of-the-exhibition-Steady-Sideslip,-2015,-Fondazione-Rivoli2,-credit-of-Federica-Berra

Installation view of the exhibition Steady Sideslip, 2015. Fondazione Rivoli2, Photo Federica Berra

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Nicolas Momein, Sculpture par example nr.47, 2015. Fondation Rivoli 2, Photo Federica Berra

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Nicolas Momein, Sculpture par exemple nr.52, 2015. Fondation Rivoli2, Photo Federica Berra

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Nicolas Momein, Semences au wasabi, 2015. Courtesy Nicolas Momein

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