Conversazione con Marzia Migliora: Forza Lavoro

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Nella sede milanese della Galleria Lia Rumma, è stata inaugurata il 18 febbraio e fino al 31 marzo, la personale di Marzia Migliora “Forza Lavoro”. Abbiamo colto l’occasione di approfondire con l’artista i contenuti principali della mostra, e gli aspetti salienti del suo lavoro.

Il tema del lavoro, inteso come occupazione e anche come condizione legata a fattori di rischio spesso ricorre nelle tue opere. In questa tua ultima mostra è presente fin dal titolo Forza lavoro. Fai riferimento alla definizione introdotta da Karl Marx?
Non solo, il termine forza lavoro in economia, indica la percentuale attiva della popolazione, data dalla somma delle persone occupate e quelle in cerca di occupazione. In entrambe le definizioni, m’interessa il valore positivo di queste forze in potenza. Opera e lavoro, che in gergo artistico sono sinonimi, si legano nell’esperienza dell’artista in un’attività libera di creazione sperimentale e costituiscono il binomio intorno al quale si è sviluppata la mia idea di progetto.

Il Palazzo del Lavoro di Torino, realizzato da Pier Luigi Nervi proprio in occasione dell’Esposizione internazionale del 1961 sul tema del lavoro curata da Gio Ponti, ha vissuto anni di abbandono e incuria, sino alla recente vendita per la trasformazione in un centro commerciale. Quando è nata la tua idea di porlo al centro di un progetto espositivo?
Stimolo iniziale alla realizzazione di questo progetto è stato l’invito da parte di Francesca Comisso, a ideare qualcosa per lo Spazio Gallizio di Alba, dove è esposta l’opera anticamera della morte. L’installazione di Pinot Gallizio si presenta interamente rivestita da uno strato di nero fumo e si compone di una scaffalatura angolare in cui sono disposti vari strumenti di lavoro. Ad agosto 2015 Palazzo del Lavoro (Torino) ha subito un grave incendio, le immagini sui giornali mostravano l’edificio simbolo del lavoro, parzialmente combusto e ricoperto da una patina di nero fumo. Questi elementi molto diversi, ma entrambi dati da un processo di combustione, hanno ispirato il video “vita activa” e in seguito tutto il progetto “Forza lavoro”.

L’installazione L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo che accoglie il visitatore all’ingresso della galleria disegna a terra il modulo del solaio a nervature isostatiche di Nervi in scala 1:1. Perché hai voluto restituire l’andamento di quelle linee di forza e perché hai scelto di utilizzare come materiale mattonelle di carbone pressato?
Le strutture portanti per Nervi, sono sistemi nei quali l’efficienza statica è diretta conseguenza della forma. I motivi geometrici del solaio a nervature isostatiche presenti nelle gallerie perimetrali del Palazzo, sono risultato della distribuzione dei suoi carichi strutturali. Possiamo dire che la “forza lavoro” di quel solaio è il disegno tridimensionale che vediamo stilizzato anche nella mia installazione. La scelta del carbone è un riferimento alle risorse fossili ancora indispensabili alla produzione di energia e conseguentemente responsabili della morte di più di due persone all’ora in Europa. Molte di queste riflessione sono nate grazie al dialogo con Matteo Lucchetti, che ha curato i testi in catalogo della mostra.

Le fotografie della serie In the Country of Last Things esposte al primo piano sono state realizzate con macchine a foro stenopeico che hai costruito assemblando oggetti trovati sul luogo. Che significato simbolico ha avuto l’utilizzo di oggetti per poter fotografare altri oggetti?
Le cinque fotografie esposte accoppiate ai dispositivi stenopeici che le hanno generate, mostrano resti e rimanenze inquadrati come nature morte che amo nominare: installazioni involontarie. L’idea fondante del lavoro è di ricollocare, ridare senso a ciò che è scarto perché non ha più valore economico, oggetti di consumo “consumati”. Il fruitore, nella sala al primo piano è osservato da scarti del proprio tempo, trovo sempre interessante invertire i punti di vista.

Riferendomi ai monocromi neri nella stessa sala, perché hai deciso di dar forma pittorica ai resti di combustione e alle polveri prodotte dalla lavorazione dei metalli?
Nel corso delle mie ricerche ho trovato dei dati interessantissimi sulla composizione dei neri utilizzate storicamente in pittura. Molti di essi derivano da combustione, come il nero di vite, il nero d’avorio, il nero di mummia o il nero fumo. In mostra alcuni monocromi sono realizzati con polveri ottenute da resti combusti dell’incendio a Palazzo del Lavoro: il residuo simbolico del lavoro; altri sono realizzati con polveri raccolte dai filtri depolveratori presenti sulle postazioni di lavoro di operai in fabbrica: il residuo reale della manodopera. In questo modo ho trasformo uno scarto o derivato di lavorazione in opera, oggettivando anche ciò che è parcellizzato nell’aria che respiriamo e che non vediamo.

Nel video che completa il percorso espositivo Vita Activa. Pier Luigi Nervi, Palazzo del Lavoro, Torino, 1961-2016, osserviamo e ascoltiamo il musicista Francesco Dillon produrre suoni interagendo con le macerie e i detriti del palazzo, poi integrati alla sua esecuzione del Requiem in Re minore di Mozart. Che rapporto hai creato tra il motivo funebre del brano e la voce di quel che resta dell’edificio?
Ho chiesto a Francesco Dillon di eseguire con il violoncello un omaggio all’architettura del Palazzo a partire da un solo accordo del Requiem, per passare poi a far risuonare l’architettura e gli oggetti che si trovavano al suo interno con un’azione performativa, che suggerisce un cambiamento, una dimensione vitale e calata nel presente, nell’intento di dar voce all’edificio e ai suoi materiali. Dillon ha suonato per lo spazio, improvvisando una composizione inedita e unica, con caratteristiche specifiche date dal carattere del luogo e dalle sue risonanze.

Pensi che la parabola discendente della storia del Palazzo del Lavoro possa rappresentare quella del nostro paese?
L’analisi della stratificazione dei resti al suo interno, appartenenti alle tante vite precarie dell’edificio, parla molto di noi, di chi siamo, di cosa consumiamo e di cosa ha valore e cosa non ne ha più. La vicenda di Palazzo del Lavoro non è un caso isolato in un’Italia che svende i propri beni storici d’immenso valore a privati.

Marzia Migliora, Forza Lavoro, visitabile fino al 31 marzo
Galleria Lia Rumma, Via Stilicone 19, Milano
Tel.+39.02.29000101
info@liarumma.it
martedì – sabato 11.00 – 13.30 / 14.30 – 19.00

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Marzia Migliora, Vita Activa #1, 2016, Courtesy dell’artista e Galleria Lia Rumma, Milano Napoli

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Marzia Migliora, In the Country of the Last Things, 2016, Courtesy dell’artista e Galleria Lia Rumma, Milano Napoli

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Marzia Migliora, L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo, 2016, Courtesy dell’artista e Galleria Lia Rumma, Milano Napoli, Photo credit PEPE fotografia

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Marzia Migliora, L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo, 2016, Courtesy dell’artista e Galleria Lia Rumma, Milano Napoli, Photo credit PEPE fotografia

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Marzia Migliora, Vita Activa #1, 2016, Courtesy dell’artista e Galleria Lia Rumma, Milano Napoli

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Serena Ficarola

Laureata in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università La Sapienza di Roma, ha svolto uno stage in didattica museale collaborando con il Dipartimento di Educazione del MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo al progetto "Il Museo tra i banchi di scuola". Nel corso dei suoi studi più recenti è stata crescente l'attenzione rivolta in particolare alla scultura contemporanea. Attualmente vive a Milano.

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