Corpi Estranei. Paolo Grassino

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Con un progetto concepito appositamente per lo spazio espositivo distaccato del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato a Milano, Paolo Grassino ci trasporta in un ambiente dall’atmosfera sospesa tra il naturale e l’artificiale invitandoci a ripercorrere, a ritroso nel tempo, il percorso tracciato dalla sua riflessione sulla precarietà e sulle derive della società contemporanea.

Paolo Grassino, Percorso in tre atti, Analgesia, 2012
 

Da più di venti anni, i lavori dell’artista torinese – sculture, installazioni, video e dipinti – si pongono come obiettivo di descrivere la condizione esistenziale dell’uomo e d’interpretare i fantasmi della storia attraverso opere a un alto grado di spettacolarità, recuperando contemporaneamente l’impiego della manualità e l’utilizzo di materiali e tecniche più o meno avanzate.
L’interesse di Paolo Grassino si concentra, non come può sembrare a uno sguardo superficiale sulla dimensione umana, fisica o psicologica in senso stretto, bensì sul dialogo tra la figura umana o animale con l’oggetto artificiale. Attraverso narrazioni a trama libera, infatti, l’artista evidenzia i mutamenti a cui è soggetto il corpo naturale nel suo incontro con “corpi” estranei e come, tramite queste unioni, le entità diventino un “corpo” unico e inseparabile.
Nella grande sala espositiva del Pecci di Milano ad accogliere il visitatore ci sono un’installazione ambientale del 2012 e un’imponente video proiezione a muro del 2010, mentre in fondo alla sala, alla fine di un lungo box nero – versione aggiornata della caverna in quanto spazio intimo di auto-riflessione – il Percorso in tre atti viene concluso da quattro dittici dipinti su carta del 2008.

Paolo Grassino, Percorso in tre atti, Exhibition View, 2013
 

Analgesia – installazione esposta sulla spiaggia di Bredene/Ostenda in Belgio in occasione della mostra Beaufort 04 e riproposta nello spazio bianco post-industriale milanese – ci proietta in un futuro spazio-temporale immaginario abitato da cani lupo, ormai più simili a cyborg che ad animali, rimasti a guardia di carcasse d’automobili Fiat Uno, un chiaro auto-riferimento dell’artista torinese. L’installazione narra il necessario ritorno a un istinto primordiale, insieme a un senso di appartenenza a un luogo e a un gruppo, per fronteggiare una terra selvaggia, desertica e sperduta, quella prodotta dall’evoluzione in corso, nella quale all’uomo spetta il ruolo di mero spettatore.
Nel trittico video Controllo del corpo nove figure fuori dal tempo e dallo spazio girano su se stesse assecondando i movimenti dei cavi tesi sulle loro teste. Questi corpi dalle sembianze anonime (nove artisti torinesi ridotti a una rappresentazione iconica di se stessi) appaiono assoggettati a un moto apparente simile a quello che lega i pianeti al Sole e richiamano alla mente una dimensione ciclica e cosmica.

Paolo Grassino, Percorso in tre atti, Controllo del corpo, 2010
 

Le mani, in quanto strumento primario della comunicazione umana, del lavoro e dell’identità individuale (per le impronte), sono il soggetto scelto da Paolo Grassino per l’opera Resa. Pittografate a scala sovrumana, quattro coppie di mani nascono dalla sovrapposizione di nervature e pelle, richiamando alla mente del visitatore delle radiografie. Lo spettatore, per avvicinarsi a scoprirne ogni minimo particolare e differenza, è obbligato a inoltrarsi nel box vivendo un’esperienza simile a quella della scoperta dei disegni primitivi nelle caverne.

Paolo Grassino, Percorso in tre atti, Resa, 2008
 
 
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Classe 1986, Francesca risiede e lavora a Piacenza. Dopo essersi laureata al Dams di Bologna in Storia dell'Arte, si è diplomata in Comunicazione e Organizzazione per l'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Collabora attualmente con l'artista piacentina Claudia Losi e scrive per alcune riviste d'arte online e giornali piacentini.

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