¡Correndo con Laurent Le Bon per i musei!

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Venezia. Lunedì, 18 gennaio 2016. Teatrino di Palazzo Grassi. Secondo appuntamento del ciclo: I Grandi Musei nel XXI secolo, che utilizza la formula di conversazione con direttori d’importanti musei internazionali, al fine di dibattere su temi quali: arte, luoghi dell’arte e tempo presente.L’attuale presidente del Musée Picasso dal 2014, Laurent Le Bon, in conversazione con Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi e Punta della Dogana.

Una corsa fra i musei tramite le immagini proiettate a parete, forse le cuffie che ricordano le guide ai musei o le due lingue che si mischiano perfettamente, le immagini iniettate negli occhi che accompagnano come un grosso coro gli atleti-spettatori: per tutta la durata dell’incontro, corro nelle figure del tour guidato.

Laurent Le Bon apripista dei pensieri concreti che scorrono, alla sua sinistra, mostrando fotografie documentative. Laurent Le Bon organizza il percorso basandolo su due punti, cardini delle sue esperienze principali: la direzione al Centre Pompidou-Metz dal 2010 al 2014, e la presidenza del Musée Picasso dal 2014. Un uomo distinto dai modi semplici, ironico, che con sicurezza incomincia. Mostra immagini di musei, che singolarmente esaltano l’insieme delle caratteristiche di senso che reggono questi luoghi che, Laurent definisce magici. Strutture architettoniche che si contrappongono alle città nelle quali sono collocate, edifici che lanciano una sfida ai luoghi circostanti. Provocazioni concettuali al Pensier Comune, come la costruzione di un giardino in un ex spazio della NASA offrendo anche un pasto cucinato con le colture dello spazio stesso: spazi che sfidano le gallerie 2.0. Laurent Le Bon scudiero del suo mestiere e dell’arte contemporanea il quale sostiene che essa, debba prendere lo slancio dal Passato per essere proiettata al Futuro; trapela una sfumatura di astio nei confronti del Passato. Porta infine il racconto dell’allestimento del Musée Picasso, dalla ricerca del nome “ ¡Picasso!” spiega, che per dare maggior aria ai singoli lavori, decide di spostare le didascalie e lasciarle “alle spalle”, ai lati della porta da cui si entra nella sala. Spiega ancora che la mostra segue gli spostamenti europei di Pablo Picasso; questa scelta vuole essere indirettamente esaltazione e ringraziamento all’artista per essere tornato in Francia a lavorare, a creare.

Alla ormai quasi giunta corsa, è lasciato spazio alle domande: Ha mai avuto dei fallimenti? Come si fa un museo? Perché ha deciso di divenire curatore d’arte? Racconta dell’incarico di allestire una mostra internazionale a Berlino, nella quale decide di “mostrare la cultura francese” scegliendo un centinaio di pittori francesi dei quali la maggior parte di loro sono sconosciuti e di esporli in ordine alfabetico. In seguito all’inaugurazione la mostra viene criticata e il lavoro ritenuto non adatto. Laurent Le Bon sorride dicendo che rifarebbe la mostra allo stesso modo. Racconta questa volta appagato in viso, la progettazione del catalogo che ritrae e racconta non solo le singole opere ma anche gli addetti ai lavori che hanno permesso la realizzazione della mostra. Alla seconda domanda risponde in modo semplice e quasi matematico: spiega che il museo è il luogo di incontro tra opera e un spazio, la quale somma crea l’identità, determinata dalla scelta del dialogo fra opera e archivio dell’artista. All’ultima domanda ride e ironizza che forse dovrebbe parlarne con il suo psicologo.

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Laurent Le Bon

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